Annunciato nell’estate dello scorso anno da Electronic Arts come un progetto destinato a portare una ventata di freschezza nel genere dei giochi di ruolo occidentali, Kingdoms of Amalur: Reckoning è finalmente pronto a scendere nell’agone videoludico per fare un po’ di sana concorrenza interna ai ragazzi di BioWare e, ovviamente, per soddisfare le richieste e le aspettative della vasta platea di appassionati.
Il cast stellare di programmatori, autori e designer messo in piedi da EA per cercare di ritagliarsi uno spazio più ampio nel mercato elitario e sempre più esigente dei GDR “sandbox” dà il senso dell’importanza di questa nuova proprietà intellettuale: a capo del doppio team dei Big Huge Games e dei 38 Studios troviamo infatti Todd McFarlane (creatore del comic Spawn), Robert Anthony Salvatore (celebre scrittore di libri fantasy statunitense nonché autore dei Forgotten Realms di Dungeon & Dragons) e Ken Rolston (storico capo designer di Oblivion e Morrowind).
Dal sistema di combattimento mutuato dagli action orientali alla componente narrativa aperta, passando per il colorato universo fantasy del comparto grafico e artistico, di elementi da analizzare ce ne sono davvero parecchi. Senza indugiare oltre, vi lasciamo perciò alla nostra recensione di Kingdoms of Amalur: Reckoning nella speranza di offrirvi un punto di vista chiaro ed esaustivo sulla nuova avventura di Ken Rolston e compagni.
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C’è stato un periodo in cui ogni inezia riguardante Catherine era per noi fonte di gioia, da condividere seduta stante coi lettori. Mesi in cui questo primo lavoro del Team Persona durante l’attuale generazione si mostrava a stento, come in un lungo spogliarello. Dapprima, per ovvi motivi, si gridò ad un nuovo RPG, magari ad un fantomatico Persona 5. Poi, quasi subito, tornammo coi piedi per terra, apprendendo che la verità fosse ben lontana da simili scenari.
Ma allora di cosa si trattava? Per capirlo ce n’è voluto di tempo, ed in tutta sincerità c’è chi ancora se lo domanda. Noi, che abbiamo avuto il piacere di giocarlo, non ci siamo nemmeno sforzati di affibbiargli un genere. Per comodità potremmo definirlo un puzzle-game con qualche elemento da survival-horror. Ma sappiamo già che non renderemmo giustizia alla portata di un titolo che va ben oltre certe spicce catalogazioni.
Diremo allora che Catherine è ciò che è: un esperimento, se vogliamo, che spinge questo settore un po’ più in là. Merce rara, insomma. Qualcosa che pretende di essere compresa, assimilata, prima ancora di essere giocata. Checché ne diranno molti, infatti, la portata di un titolo come Catherine esula dai giudizi del singolo. Per certi aspetti è fin troppo avanti, con un piede in quel futuro che ancora non esiste.
SoulCalibur V è finalmente disponibile nei negozi. Dopo una lunga attesa il nuovo capitolo dell’epica saga di cappa e spada Namco Bandai è uscito, permettendoci di vestire ancora una volta i panni di Mitsurugi, Siegfried e di altre anime leggendarie che per anni si sono sfidate in arene di ogni genere.
Questa volta, però, il team Project Soul ha lavorato sodo per cercare di offrire un’esperienza diversa dal solito e, soprattutto, per svecchiare una saga da troppo tempo legata ai soliti volti noti. Proprio per questo motivo la storia è stata ambientata ben 17 anni dopo le vicende narrate in Soul Calibur IV, con conseguenze più che evidenti sulla rosa di lottatori a disposizione del giocatore.
Tutto questo che impatto avrà avuto sul gioco vero e proprio? Il lavoro svolto dai programmatori sarà all’altezza delle aspettative dell’esigente community di appassionati? La nuova strada percorsa avrà dato i frutti sperati? Se volete scoprirlo, continuate a leggere dopo il salto.

Prima di essere travolti dal solito marasma di titoloni che anche in questo 2012 la farà da padrone, ci è sembrato interessante sbirciare all’interno di un progetto senza dubbio meno noto, ma in ogni caso degno di nota. Lo è se lo si inquadra in un contesto decisamente più ampio, che è quello dei MMORPG gratuiti. Elsword è un titolo particolare, di cui ci pare opportuno parlare più che altro in funzione di un approfondimento che coinvolga voi lettori in prima luogo.
Sì perché questa tipologia di giochi è già bella che rodata sulla rete, e di esempi ne esistono a bizzeffe. Cosa allora ci ha spinto a focalizzarci su un titolo che in Italia è approdato da poco, ma che in realtà in Corea del Sud circola dal 2007? Beh, cercheremo di scoprirlo insieme in quello che, più che essere uno scritto risolutorio, rappresenta una fugace ma (si spera) esauriente introduzione a un mondo che molti potrebbero non conoscere.
PS Vita è appena stata lanciata per il mercato Giappone e Famitsu ha prontamente pubblicato le recensioni di tutti i titoli disponibili nei negozi del Sol Levante per consigliare e guidare gli “early adopter” sugli acquisti.
Come potete vedere dall’elenco seguente, sono molti i titoli con una media sopra il 32/40 (ossia dell’8) e tra i più alti troviamo Minna no Golf 6 (Everybody’s Golf 6) con un 38/40, seguito dal 36/40 di Dynasty Warriors Next e dal 35/40 di Uncharted: Golden Abyss.
Di seguito trovate i voti delle recensioni di Famitsu relativi ai titoli di lancio giapponesi di PS Vita.
L’elenco continua dopo la pausa.
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Batman: Arkham City è stato uno dei giochi più interessanti del 2011. I ragazzi di Rocksteady sono riusciti nella difficile impresa di migliorare a livello globale quanto di buono avevano già fatto con il precedente capitolo, offrendo ai giocatori un’esperienza vasta, duratura, appagante e coinvolgente.
Sfruttando la strategia dei DLC di cui spesso si tende ad abusare nell’attuale generazione, Warner Bros. e il team di sviluppo hanno previsto una serie di elementi extra da vendere ai giocatori desiderosi di espandere in qualche modo un’esperienza da loro particolarmente apprezzata. Poco tempo fa è uscito il pacchetto scaricabile dedicato a Nightwing, venduto a ben 6,99 euro e caratterizzato da contenuti tutt’altro che soddisfacenti dal punto di vista della sostanza.
Per tutti coloro che desiderassero spremere ulteriormente Arkham City, Warner Bros. ha recentemente messo a disposizione un nuovo DLC, sfortunatamente basato sulle stesse dinamiche già abbondantemente criticate in occasione del contenuto dedicato a Nightwing. Protagonista di questo pacchetto è Robin, interpretato da Tim Drake e superbamente adattato al design del titolo Rocksteady. Continuate a leggere per scoprirne i dettagli.
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Da un po’ di mesi a questa parte gli utenti PC stanno sperimentando un’esperienza estremamente piacevole e diversa dal solito chiamata World of Tanks. Stiamo parlando di un gioco legato all’ormai diffusa formula Free to play, che in pratica permette di giocare senza spendere un euro a meno che non ci si faccia ingolosire dai contenuti premium venduti a pagamento.
Questo titolo sviluppato dai ragazzi di Wargaming.net è finalmente uscito nei negozi, inserendo all’interno della confezione un carro armato bonus e un a quantità piuttosto cospicua di crediti da investire nell’acquisto di nuovi mezzi o di utili parti extra con cui impreziosire l’esperienza base.
Esperienza che, come vedremo tra poco, non solo rappresenta un piacevole diversivo rispetto ai soliti giochi bellici in circolazione, ma riesce anche a mischiare sapientemente elementi di azione sul campo con una fondamentale componente strategica. Continuate a leggere per saperne di più.
Incoraggiati dalla calorosa accoglienza ricevuta dai nostri lettori alla pubblicazione delle prove dei titoli di lancio di Kinect e, più di recente, dei video dimostrativi su Infinity Blade 2 e sulla funzionalità AirPlay di iPad 2, decidiamo quest’oggi di recensire in modo atipico un progetto altrettanto “insolito” come RAAM’s Shadow, approfittando dell’occasione per mostrarvi in anteprima un filmato di 15 minuti con un nostro “commento a caldo”.
Portata a compimento l’esperienza con Marcus Fenix tramite Gears of War 3, con RAAM’s Shadow gli sviluppatori di Epic Games decidono di proiettarci indietro nel tempo per consentirci di indossare gli scomodi panni dei membri della squadra Zeta durante il tumultuoso periodo immediatamente successivo all’E-day, il tristemente celebre Giorno dell’Emersione delle locuste sulla superficie del pianeta Sera.
Oltre al corposo filmato che campeggia ad inizio articolo e che costituisce il cuore centrale della nostra videorecensione odierna, subito dopo la pausa tenteremo di analizzare in maniera sintetica gli aspetti principali di questo progetto, ivi compresi i punti di forza e quelli, altrettanto inevitabili, di debolezza.
Gears of War 3: RAAM’S Shadow - galleria immagini
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Con Trine 2, il coloratissimo universo fantasy realizzato dai ragazzi della casa di sviluppo finlandese dei Frozenbyte ritorna in tutto il suo splendore a due anni di distanza da quando, nella volta stellata del sempre più affollato emisfero videoludico dei titoli scaricabili, s’è accesa la luce scintillante del gioiello incantato che dà il nome alla saga.
Accolto calorosamente tanto dal pubblico quanto dalla critica di settore, il primo episodio della serie ha saputo attrarre a sé le attenzioni di un’utenza che col tempo, complice la riduzione del divario tecnologico tra le console casalinghe e i sistemi portatili di ultima generazione, si è fatta sempre più esigente e desiderosa di progetti completi e “veloci” con cui divertirsi in modo intelligente ma per un periodo di tempo relativamente limitato.
Elementi d’eccellenza come la cura maniacale per i particolari e la solidità delle meccaniche di gioco sono riusciti a trasparire sin dalle prime prove e dalle versioni dimostrative offerteci in questi mesi dal piccolo ma agguerrito team di sviluppatori con sede ad Helsinki: con la recensione di Trine 2 che vi proporremo quest’oggi, quindi, cercheremo di capire se i Frozenbyte hanno saputo conciliare le ottime premesse e le alte aspettative degli appassionati.
Il Signore degli Anelli è un’opera che di certo non ha bisogno di presentazioni. Anche ben prima della trilogia cinematografica diretta da Peter Jackson nella scorsa decade, la fatica di J.R.R. Tolkien era infatti già famosa come vero e proprio simbolo del genere letterario fantasy. Ma i film arrivati al cinema hanno sicuramente contribuito a far approdare Frodo e la sua Compagnia anche all’interno di altri ambienti dove fino a quel momento avevano fatto capolino solo timidamente, tra i quali quello dei videogiochi.
Dal 2001 sino a oggi si possono infatti contare una serie quasi interminabile di titoli di ogni tipo, arrivati sulle varie piattaforme e dedicati a ISdA: apprezzato da molti sarà sicuramente stato Lord of The Rings Online, gioco di ruolo via rete sviluppato da Turbine Entertainment, ma sono davvero numerosi i progetti realizzati dalle varie software house assicuratesi diritti di ogni tipo sull’opera, sfornando a volte prodotti al limite della palese commercialata, altre volte offrendo invece un po’ più di carne al fuoco per la gioia di tutti gli amanti della Terra di Mezzo.
Con questo inevitabile dubbio ci siamo avvicinati anche all’ultimo titolo della serie, vale a dire Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord, gioco sviluppato da Snowblind Studios e arrivato sul mercato a inizio novembre in versione PC, PlayStation 3 e Xbox 360. Andiamo a vedere cosa ci hanno riservato gli sviluppatori per questa nuova avventura all’estremo Nord, grazie alla versione Xbox 360 in nostro possesso.
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