Prototype: la recensione

Il fascino dei supereroi, si sa, cede difficilmente all’usura del tempo. Sempre attuali e sempre pronti ad andare in soccorso di chi ha bisogno di aiuto. Col tempo, però, numerosissime sono state le tipologie di queste figure che man mano si sono susseguite: dal troppo umano, al troppo duro; da quello dotato di poteri eccezionali, a quello che si batte con il solo utilizzo della propria forza. Insomma, ce n’è per tutti. Tra questi, poi, ce ne sono altri, facenti parte di una strana categoria, ossia coloro che divengono eroi loro malgrado, senza perseguire un preciso scopo altruistico o essere spinti strettamente da un alto senso di giustizia.

Ed è probabilmente questo il sommario identikit del protagonista di Prototype, il quale si trova scaraventato in pasto ad una realtà tremenda, sicuramente fuori dalla portata di un comune essere umano.

Suo malgrado dicevamo, proprio in virtù di un suo iniziale smarrimento dovuto alla presa di coscienza della sua nuova “condizione”. Tra voli acrobatici, scontri frenetici ed esplosioni pirotecniche, cercheremo di capire se il lavoro dei Radical Entertainment non sia semplicemente l’ennesima ‘speculazione sul tema’ o qualcosa di più.

L’INFEZIONE HA INIZIO

L’incipit del gioco ha un che di già visto, se non in tanti videogiochi, sicuramente in una miriade di pellicole cinematografiche. Chissà che non ci sia qualcosa di macabramente vero in questa atavica paura mostrata a più riprese da moltissimi sceneggiatori: la classica infezione virale su vasta scala. Chiaramente in Prototype la vicenda viene esasperata e condita di una serie di componenti d’impatto, tipiche di certi progetti ampiamente rivolti al filone di fantascienza. Alex Mercer, un normale individuo la cui storia verrà fuori tassello dopo tassello lungo l’arco della trama, si risveglia improvvisamente senza avere chiaro cosa gli sia successo ultimamente. L’unica “anomalia” risiede in questo: adesso dispone di capacità che vanno ben al di là delle regolari funzioni di un uomo normale. Senza contare la sua propensione a tollerare una scarica di proiettili, Alex è in grado di saltare e correre in maniera decisamente sospetta.

Da qui ha inizio la sua storia, alla sfrenata ricerca del perché tutto ciò sia avvenuto e di chi ci sia dietro. Inizialmente spiazzato da questi suoi nuovi poteri, solo col tempo matura l’idea che lquesti possano essere impiegati anche in funzione degli altri, ma non principalmente. Sì perché più sono le notizie reperite dal nostro protagonista, maggiore è il suo desiderio di vendetta, che solo incidentalmente sembra tradursi nel soccorso a beneficio degli prossimo. Non a caso Alex Mercer rappresenta paradossalmente la causa e la cura al tempo stesso di un male che va oltre la sua volontà.

Lo sfondo alle vicende non può essere più scenografico di quello offerto da una stupenda Manhattan, sistemata di tutto punto per l’occasione, vale a dire quella di un’infezione che coinvolge per intero tutte le persone che vi risiedono. Ed in questo contesto noi abbiamo modo di assistere al rapido propagarsi del male in questione, notando come la città muti insieme con la sua gente. A condire il tutto, un complotto in piena regola promosso e portato avanti anche col non indifferente contributo del governo. Pochi colpi di scena degni di tale nome, ma se non è indubbiamente la vendetta, è quantomeno la curiosità la molla che ci spinge a capire quale malsana logica ci sia dietro tutto questo. Il progetto ZEUS aspetta solo di essere smascherato.

Prototype

ASSORBI CHE TI PASSA!

L’aspetto sicuramente più riuscito di Prototype è rappresentato proprio dalla sua giocabilità, grazie alla quale il titolo si assesta ad un discreto livello di successo. Progressivamente sempre più frenetico, il gioco ci offre un personaggio, Mercer, dotato di una cospicua mole di poteri, quasi tutti abbastanza divertenti pad alla mano. Se per il nostro protagonista essere vittima di un infame esperimento risulta un attimino “problematico”, noi giocatori non avremmo potuto chiedere di meglio. Proprio grazie a questa sua nuova condizione, infatti, abbiamo modo di produrci in numerose situazioni tanto esasperate quanto spettacolari. La graduale acquisizione di nuovi poteri o l'incremento di quelli di cui già si dispone mediante il ricorso alle Migliorie, costituisce probabilmente il fulcro dell’intero sistema di gioco.

Saltare da un palazzo all’altro mentre si plana su di essi, o correre come dei forsennati sulle vetrate dell’Empire State Building assume un suo perché grazie al nostro particolare eroe. Sulla falsa riga di quanto già lodevolmente proposto da Realtime Worlds con Crackdown, il nostro precipuo compito è proprio quello di accumulare Punti Esperienza (PE) al fine di reinvestirli per potenziare il nostro personaggio. E se è vero che di alcune di queste Migliorie potremmo pure farne almeno, alcune risultano decisamente utili. Tra l’altro questo sistema è sviluppato in modo tale che ognuno possa gestirlo in base al proprio stile di combattimento, o in generale, in base all’approccio che decide di adottare.

Un altro ruolo fondamentale è svolto dalla Consumazione, ossia l’assorbimento di infetti o persone non infette, il cui ricorso risulta basilare per andare avanti in certi punti della trama, o semplicemente per recuperare preziosi punti vita. Altra funzione non meno importante è quella finalizzata all’acquisizione dei ricordi delle persone (e non solo) assorbite. Presenti in gran numero, questi ci aiutano a comprendere meglio cosa stia succedendo a New York, dandoci la possibilità di venirne a capo: tutta gente che orbita attorno al progetto ZEUS, di cui Mercer è la vittima designata.

A tratti difficile, ma pressoché mai frustrante, Prototype ci offre una buona dose di adrenalina durante i numerosi scontri che dobbiamo affrontare, sia che si tratti di “semplici” combattimenti, oppure di Boss in piena regola. Specie all’inizio, bisogna comprendere come atteggiarsi con i nemici più forti (di certo non contro i soldati), ma una volta presa dimestichezza con i comandi tutto risulta più semplice. D’altro canto non sempre si può uscire vittoriosi da uno scontro mediante la sfrenata pressione di tasti a casaccio - anzi, sconsigliamo questa via. Obiettivamente più efficace e visivamente più spettacolare e appagante risulta la combinazione dei non pochi poteri di Alex, che in mezzo a tanta confusione deve necessariamente sapersi ben destreggiare – come dire: “ce li ho, perché non usarli?”. I Boss richiedono invece un minimo di criterio nell’essere affrontati: niente di trascendentale, ma lo scontro spericolato e a viso aperto nove su dieci è destinato a fallire.

Prototype

ROSSO DI SERA…

A quanti si stiano giustamente domandando il perché della tre parole che introducono questa parte della nostra analisi, è presto detto. Il rosso è sostanzialmente un colore col quale dobbiamo confrontarci per tutta la durata del gioco, fungendo da sfondo alla nostra atipica investigazione. Ma se il famoso detto si concludeva con un promettente “… bel tempo si spera”, non possiamo certo avallare la tesi secondo cui tale speranza si addica metaforicamente a Prototype. In altre parole, se è pur vero che il titolo brilla per talune componenti comunque di rilievo, fa fatica sotto l’aspetto squisitamente grafico. Nel complesso il motore si atteggia bene considerata anche la mole di elementi da gestire, cui fa parte la sconfinata isola di Manhattan.

Il compromesso che gli sviluppatori hanno dovuto comprensibilmente accettare è stato quello di una non eccelsa pulizia delle textures, la cui maggiore resa avrebbe indubbiamente intralciato la fluidità del gioco. Proprio per questo motivo ci sentiamo tutto sommato di giustificare Radical Entertainment: per il tipo di gioco che si ha davanti, meglio una maggiore stabilità dell’immagine che una grafica da far spaccare la mascella. Certo è che alcune piccole cose potevano essere limate meglio per così dire - come le esplosioni per esempio, eccessivamente sottotono e poco curate.

Il comparto audio fa il suo dovere, con effetti tipici di una città allo sbando e in preda al delirio, nonostante la New York qui riprodotta non sprizzi così tanta vita da tutti i pori come in altre produzioni. In generale però il risultato non è da disprezzare: tra urla, grida, gemiti e quant’altro, possiamo dire che l’atmosfera non lasci per niente a desiderare.

Prototype

COMMENTO FINALE

Prototype è un buon gioco, non riuscito in tutte le sue componenti ma comunque valido. Lo scenario che fa da sfondo suscita un genuino interesse per le vicende trattate, pur costituendo tutt’altro che una novità – d’altronde di virus ed infezioni letali ne sono pieni una miriade di produzioni. Il protagonista, Alex Mercer, dispone di un carisma indiscutibile e la sua condotta (unita a quella del giocatore che lo controlla) lo rende un personaggio ambiguo, difficile da collocare. Non troppo buono, né cattivo: uno di machiavellica memoria insomma, disposto a tutto ciò che è necessario pur di raggiungere il suo scopo.

A quanto appena rilevato va ad integrarsi un buon grado di giocabilità, divertente ed appagante quanto basta, per lo meno in relazione alla trama – dato che le brevi missioni secondarie non godono dello stesso mordente. Frenetico, esaltante e sopra le righe, tutte definizioni che bene o male si addicono a questa fatica targata Radical Entertainment. Sagge alcune scelte strutturali, come quelle relative ad una maggiore fluidità di gioco a scapito di una grafica ultra-performante, ed una durata idonea alla tipologia di gioco.

Consigliato agli amanti di quei titoli spicci, che non vanno tanto per il sottile offrendo sessioni di gioco frenetiche e con un buon tasso di adrenalina, nonché a quelli mai sazi di scenari pseudo apocalittici in cui a farla da padrone sono potenti multinazionali dai loschi interessi. Principalmente questo è ciò che Prototype ha da offrirvi, e a quanto pare sembra che non debba vergognarsene affatto, anzi!






Cosa ci piace Cosa non ci piace
Protagonista un po' stereotipato ma carismatico Veste grafica non eccelsa
Abbastanza frenetico e divertente Missioni secondarie leggermente sottotono
Parecchie abilità da sbloccare a disposizione Ambientazione ampia ma non sfruttata a pieno

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