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AESVI risponde al comunicato di Recoverybios riguardo la liceità delle modifiche su console

Pubblicato: 18 mag 2010 da Antonio

Commenti dei lettori


Durante l’ultima settimana ha tenuto banco la questione inerente la pronuncia della Corte di Cassazione in merito all’illegalità o meno delle modifiche su console. Per coloro i quali si fossero persi alcuni passaggi, AESVI (Associazione Editori Software Videoludico Italiana) ha espresso in data 12 Maggio la propria approvazione circa il fatto che la Cassazione avesse ribadito che modificare console fosse reato.

Qualche giorno dopo è arrivata la replica di Recoverybios, nella persona del proprio amministratore Francesco Campa. Quest’ultimo intervento ha opposto invece la tesi secondo cui la Cassazione non si fosse espressa in maniera definitiva, rilevando come, di fatto, modificare console non fosse ancora da considerarsi illegale.

A questo punto era del tutto lecito attendersi una contro-risposta da parte di AESVI, la quale ci ha contattato al fine di poter fornire ulteriori chiarimenti. A quanto pare il fraintendimento verterebbe sulla diversa interpretazione adottata da Recoverybios riguardo il rinvio al Tribunale del Riesame di Firenze. In ogni caso, dopo il salto troverete il comunicato pervenutoci in redazione.

Comunicato di AESVI in risposta a Recoverybios (18 Maggio 2010)

Spettabile Redazione,

inviamo la presente in replica alla lettera del dott. Francesco Campa apparsa sul Vostro sito nella giornata di ieri con il titolo “La modifica di console è assolutamente legale” a commento di un comunicato stampa emesso dalla nostra Associazione la scorsa settimana in merito ad un’importante decisione assunta dalla Corte di Cassazione il 12 maggio 2010 in tema di modifica delle console per videogiochi.

Riteniamo necessario prendere una posizione rispetto alla ricostruzione effettuata dal dott. Francesco Campa in quanto la stessa, oltre ad essere lesiva dei diritti e dell’immagine della nostra Associazione, appare completamente errata dal punto di vista giuridico e ha, purtroppo, come unico effetto quello di creare confusione in un campo in cui sarebbe al contrario indispensabile fornire ai lettori un quadro di riferimento chiaro e soprattutto in linea con la giurisprudenza esistente.

La decisione della Corte di Cassazione del 12 maggio 2010 nasce dal ricorso del Pubblico Ministero (P.M.) avverso l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze che aveva accolto il ricorso dell’indagato e annullato il sequestro di cui era stato oggetto. Il ricorso del P.M. era fondato solo su ragioni di merito, dal momento che l’unico motivo indicato nello stesso risulta essere la violazione o l’erronea applicazione della legge penale nella parte in cui il Tribunale del Riesame di Firenze aveva ritenuto che la condotta contestata all’indagato non potesse integrare l’illecito di cui all’art. 171 ter L.A.

Ora, il provvedimento della Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata rinviando al Tribunale di Firenze. Ciò significa una cosa sola, ovvero che l’ordinanza è stata annullata in virtù dell’unico motivo di ricorso. Fermo restando, dunque, che sarà necessario attendere le motivazioni della decisione per valutarne appieno la portata, è già possibile affermare fin d’ora, sulla base del solo dispositivo, che la Corte, accogliendo l’unico motivo di ricorso presentato dal P.M., ha necessariamente ritenuto che la condotta contestata all’indagato integra l’illecito di cui all’art. 171ter L.A. Pertanto è certo vero che ora c’è bisogno di una nuova pronuncia del Tribunale di Firenze, ma è altrettanto vero che quest’ultimo dovrà decidere uniformandosi ai principi di diritto formulati dalla Corte, ciò che è obbligatorio nel procedimento in questione.
Più in generale si deve poi sottolineare che la Corte di Cassazione ha anche, in Italia, la cosiddetta funzione “nomofilattica”, ossia quella di fornire criteri interpretativi unitari delle norme di legge, a cui i giudici di merito dovrebbero attenersi in modo da garantire una attuazione uniforme del diritto. In altre parole, la portata di un pronuncia della Corte di Cassazione non esaurisce qualsiasi suo effetto esclusivamente all’interno del giudizio cui si riferisce, ma esplica invece effetti – più in generale – sull’orientamento interpretativo adottato dalle corti di merito.
Con specifico riguardo alla giurisprudenza in materia di console modificate, è inoltre necessario precisare che le interpretazioni giurisprudenziali, citate dal dott. Francesco Campa nella sua lettera, secondo cui le condotte di modifica delle console non costituirebbero reato, attengono solo alle decisioni finora rese in fase di merito. Infatti l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione in tutti i casi portati alla sua attenzione è del tutto univoco: non esistono precedenti della Suprema Corte che avallino la tesi della liceità della modifica delle console videoludiche, ma solo decisioni secondo le quali le attività in questione costituiscono reato, in particolare le decisioni del 3 settembre 2007 e del 12 maggio 2010.
Con riferimento, poi, al procedimento che secondo il dott. Francesco Campa sarebbe pendente avanti all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, in materia di misure tecnologiche di protezione apposte sulle console videoludiche, rileviamo che lo stesso non avrebbe in ogni caso nulla a che fare con la giurisprudenza penale sopra indicata, relativa all’applicazione dell’art. 171ter L.A.

Infine, sempre tenendo conto del quadro sopra delineato, dobbiamo anche segnalare che appare fuorviante lo stesso titolo attribuito alla lettera del dott. Francesco Campa (“La modifica di console è assolutamente legale”): non solo – come si è visto – la giurisprudenza della Corte di Cassazione in sede penale è in realtà di contenuto diametralmente opposto, ma la condotta in questione è certamente illecita anche sotto il profilo civile, come fra l’altro affermato anche da alcune recenti decisioni del Tribunale di Milano. Ne deriva che in ogni caso – e cioè anche se per assurdo fosse vera (e non lo è) la tesi del dott. Francesco Campa – la modifica di console resterebbe in ogni caso illegale sotto il profilo civile.

Alla luce di quanto sopra esposto, appare evidente che il comunicato stampa emesso la scorsa settimana dalla nostra Associazione, pur sottolineando la necessità di attendere il deposito delle motivazioni della decisione della Corte di Cassazione, è perfettamente in linea con quanto desumibile dalla decisione in questione. E questa sicurezza non deriva da doti divinatorie della nostra Associazione, bensì dall’applicazione dei normali criteri interpretativi in materia di diritto penale e processuale penale.

Grati dello spazio che ci vorrete dare, ci teniamo a ribadire che AESVI continuerà a svolgere con determinazione le proprie attività di lotta alla pirateria nell’interesse dello sviluppo del mercato in Italia per offrire ai consumatori esperienze di gioco sempre più innovative e favorire la creazione di posti di lavoro in uno dei settori più dinamici dell’entertainment. Per questo siamo naturalmente disponibili a dialogare con tutti i rivenditori e gli utenti che avessero dubbi in tema di modifica delle console videoludiche.

Associazione Editori Software Videoludico Italiana

Comunicato di Francesco Campa, Amministratore di Recoverybios (16 Maggio 2010)

Leggiamo con stupore, per non dire sgomento, un comunicato stampa della Associazione Editori Software Videoludico Italiana (AESVI), dal roboante titolo “La Cassazione conferma che modificare le console è reato”.

Pur non essendo nostro costume prendere posizione attraverso i mass media notizie su procedimenti in corso e pendenti in fase di indagini preliminari, la singolare iniziativa della AESVI, in uno con le doti divinatorie sottese al comunicato stampa – che da una parte ammette che non è ancora depositata la motivazione, salvo affermare sin d’ora, non si sa su quali basi, che la Suprema Corte avrebbe “confermato” l’illiceità delle modifiche sulle console (sic!) – ci costringe ad alcune precisazioni, con l’unico scopo di tentare di ristabilire la verità.

La decisione annullata dalla Corte di Cassazione, anzitutto, è un’ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze, che aveva a sua volta annullato un decreto di sequestro emesso dalla Procura fiorentina, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Sandro Guerra nell’interesse della società Recoverybios.com s.r.l.

Nel provvedimento dei Giudici del riesame – emesso il 12 gennaio 2010 – si ribadiva, con estrema chiarezza, l’irrilevanza penale delle modifiche alle console essendo queste ultime finalizzate non già a favorire la violazione dei diritti d’autore, bensì a consentire al consumatore di fruire di software sviluppato da soggetti terzi e, comunque, ad arricchire il novero delle funzionalità dei dispositivi meglio noti come console.

Conformemente alle statuizioni già adottate in Australia, Francia, Spagna e Regno Unito, il Tribunale fiorentino ha escluso che possa parlarsi di misure tecnologiche di protezione tutelate dalla legge sul diritto d’autore ogniqualvolta queste siano implementate non sulle opere protette, ma sull’hardware, cioè sulla console.

L’ordinanza in questione, peraltro, era del tutto in linea con l’orientamento precedentemente espresso dal Tribunale di Firenze in altra ordinanza del 19 febbraio 2008, nella quale è dato leggere «[…] non si può secondo il nostro Ordinamento e secondo anche principi basilari di Diritto comunitario impedire al proprietario che acquista un computer o qualsiasi altra “macchina” di farne uso lecito ed anche creativo vincolandolo monopolisticamente a certe modalità e programmi imposte dalla casa produttric[e], al fine di sottrarsi ai meccanismi della libera concorrenza. In altri termini è pienamente convincente e si direbbe democraticamente costituzionale la lettura che, in questo filone viene svolta delle norme in questione, come tutela del diritto d’autore e dei supporti tecnologici che proteggono tale diritto in via mediata e non certo di accorgimenti che servono solo per incentivare posizioni monopolistiche ed acquisire rendite di posizione di mercato».

Ed era in linea, oltretutto, con quanto già stabilito dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze in altro provvedimento del 28 dicembre 2009, adottato per rigettare una richiesta di sequestro preventivo avanzata dalla Procura fiorentina su istanza di un noto produttore di console: «il sistema di riconoscimento tra console e supporto del videogioco», si legge nell’ordinanza, «svolge solo la funzione di impedire l’interoperabilità con apparecchi e supporti non graditi al produttore della console. Il dispositivo tecnologico infatti consiste di un codice che è sì applicato al videogioco, ma per essere riconosciuto dalla console; e mira ad impedire non già direttamente la duplicazione abusiva del videogioco ma il riconoscimento da parte della console del videogioco duplicato e, quindi, la possibilità di lettura del medesimo».

L’ordinanza del 12 gennaio 2010, in effetti, è stata annullata dalla Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, ma con rinvio al Tribunale di Firenze e non senza rinvio; segno, questo, che il “titolo” del comunicato stampa AESVI è del tutto erroneo, non solo perché in sede di riesame non si valuta la sussistenza di un reato (ma solo la sua astratta configurabilità, peraltro già esclusa dal Tribunale di Firenze), ma anche, e soprattutto, perché solo dalla lettura della motivazione della sentenza si riuscirà a comprendere sotto quale profilo il giudice di legittimità abbia ritenuto la vicenda meritevole di un nuovo esame.

E davvero non abbiamo motivo di ritenere che il Tribunale di Firenze si discosterà, nel giudizio di rinvio, dal proprio precedente e consolidato orientamento.

Ci auguriamo, per l’avvenire, che un’Associazione così importante presti maggiore attenzione e si astenga da iniziative che, oltre ad essere poco rispettose per il lavoro di Giudici che non hanno ancora motivato la loro decisione, non fanno altro che contribuire a creare confusione in un settore dove, come ognun vede, ce n’è già troppa.

Rileviamo, infine, sia pure incidentalmente, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento volto a verificare la liceità dell’implementazione di “misure tecnologiche” consistenti nella “blindatura” dell’hardware commercializzato e del suo “gemellaggio” con il software licenziato dai produttori, a discapito dei diritti degli sviluppatori terzi e indipendenti e, quindi, alla fin fine, del consumatore.

Comunicato di AESVI in merito alla pronuncia della Corte di Cassazione (12 Maggio 2010)

Roma, 12 maggio 2010 – Nella giornata di ieri la terza sezione penale della Corte di Cassazione si è pronunciata in materia di misure tecnologiche di protezione apposte sui videogiochi, annullando con rinvio la decisione emessa lo scorso gennaio dal Tribunale del Riesame di Firenze, con cui il medesimo Tribunale aveva ritenuto che le attività commerciali correlate alla modifica di console per videogiochi e alla vendita di prodotti per l’elusione di misure tecnologiche di protezione non costituisse reato ai sensi dell’art. 171 ter della legge sul diritto d’autore.
Per valutare la portata della decisione della Corte di Cassazione bisognerà aspettare il deposito delle motivazioni del provvedimento. Tuttavia, si può già affermare che si tratta di una conferma importante circa l’illiceità penale del comportamento di coloro che svolgono commercialmente attività di elusione di misure tecniche di protezione, sulle scorte della precedente pronuncia della Suprema Corte del 25 maggio 2007, con la quale era appunto stata affermata l’illiceità di dispositivi di elusione e altri strumenti che hanno come scopo la rimozione o l’elusione di misure tecniche di protezione.
“Visto il dispositivo del provvedimento della Suprema Corte, attendiamo con fiducia il deposito delle motivazioni, nelle quali riteniamo verrà ribadito con forza il principio per cui le attività commerciali relative alla modifica di console oppure alla elusione delle misure tecniche di protezione poste sui videogiochi costituisce reato” – ha commentato Gaetano Ruvolo, Presidente AESVI – “A parte l’impatto sul caso specifico, il provvedimento della Cassazione consente di dare visibilità e censurare il gravissimo problema della pirateria che colpisce in modo sempre maggiore il mercato dei videogiochi e che viene erroneamente considerato come un comportamento accettabile e privo di conseguenze legali”.

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17 commenti

Commenti dei lettori

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  • Dorlvf

    18 mag 2010 - 20:37 - #1
    3 punti
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    AESVI = Siae = Mafia.

  • PirataSenzaCovo

    18 mag 2010 - 20:37 - #2
    1 punto
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    E sti cavoli, tanto ormai le modifiche si fanno in casa o da amici… anzi, speriamo esca presto per ps3! cosi subito masterizzatore bd…

  • Profilo di killerotto100

    killerotto100

    18 mag 2010 - 20:38 - #3
    -2 punti
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    Secondo me modificare le console è un reato, nell esempio pratico della xbox è come rubare una cinquantina e passa euro all’anno anche se alla fine ti bannano

  • Profilo di iamor

    iamor

    18 mag 2010 - 20:41 - #4
    4 punti
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    La modifica in se a mio modo di vedere non è illegale. Sono le copie di backup ad essere illegali.. o almeno, per come la vedo io..

  • Profilo di asdino

    asdino

    18 mag 2010 - 21:15 - #5
    2 punti
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    io sono dell idea che x combattere lillegalità delle copie bisognerebbe abbassare i prezzi del software.voglio vedere se qualcuno dovesse scegliere tra 30 euro copia originale e 5 euro quella pirata sceglie quelal pirata.io sono convinto che se i prezzi fossero almeno dimezzati il problema pirateria nn esisterebbe.meglio 30 euro x tutti i giochi PAGATI che 69 euro x poki e decine di migliaia di copie x tutti gli altri…..secondo me a uesti prezzi con questi numeri l industria delle SH si rifarebbe di un sacco di spese perse x la pirateria…

  • Profilo di lorenzo2

    lorenzo2

    18 mag 2010 - 21:39 - #6
    2 punti
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    A me pare ridicolo che io con una cosa che possiedo (la console) non ci posso fare quello che mi pare. Bah.

  • Profilo di obyinlondon

    obyinlondon

    18 mag 2010 - 22:03 - #7
    1 punto
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    Ancora una volta: non é una questione di prezzo di giochi, é una questione di mentalitá. Qua in Inghilterra i giochi costano al massimo 39 sterline al lancio (equivalenti ai 45 euro vostri), in realtá di solito si paga 35 al lancio per poi vedere il gioco abbassarsi di prezzo di lí a poco. Se il titolo é di rilievo i rivenditori poi si fanno la guerra aggiungendo punti per il live o altri add-on. Se acquistate online non parliamone: pagate 30 sterline con spedizione gratuita a casa. Domandatevi come mai in Italia non é cosí. Perché in Italia sono ladri? Esatto. E non mi riferisco esclusivamente ai rivenditori. Ce ne sono diversi esempi persino su questo blog: nemmeno se il gioco costasse 30 euro al lancio comprerebbero l’originale..

  • Sono resp d ciò che dico, nn d ciò che capisci

    18 mag 2010 - 22:49 - #8
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    Ho letto con attenzione la riposta, ma a parte una sorta di breve cronistoria a dei fatti “giuridici” non mi pare di vedere argomentazioni valide che confermino la natura illecita dei chip.
    Fermo restando che la pirateria è un cancro che sarebbe bello estirpare, però dal punto di vista pratico, come suona ridicola la scusa “delle copie di backup” (strano che milioni di persone in possesso dell’originale preferiscano scaricare copie di backup da siti sparsi in giro per il mondo piuttosto che farsele “in casa”) è vero anche che non esiste alcun motivo per cui un chip di terze parti, magari per un uso non specifico (come infectus o arduino) debba essere dichiarato illegale.

  • iclaudio

    18 mag 2010 - 23:02 - #9
    0 punti
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    allora partiamo da alcuni punti:
    1) i giochi costano troppo se costassero la metà li comprerei..falso! anche i cd sono arrivati a costare 10 euro 6 euro ma si scaricano anche mia nonna in cariola
    2) gli organi che difendono i diritti di alcune persone non sono inutili servono non a mangiare ma a difendere dei diritti calpestati appunto da pirati…se a te pagano in ritardo oppure non ti pagano gli straordinari non vai dai sindacati? pensa se un giorno qualcuno decidesse di farli sparire perchè sono un peso te cosa faresti?
    3)alla fine secondo me il problema non sta se con la tua console modificandola fai reato ..a nessuno in fondo interessa nulla della tua console…ma il nocciolo della questione è che con il passar degli anni piratare cd,giochi,film sta diventando un fenomeno pesante e in crescita perchè sono troppi che fanno questo lavoro basta pensare al mondo dei cd musicali i negozi hanno chiuso quasi tutti non c’è più nessuno che vende perchè la cosa si è allargata in maniera smisurata e pesante che a quello non gli conviene più rimanere aperto è un vero peccato ed i videogiochi tra un po faranno la stessa fine

  • fobita

    19 mag 2010 - 01:28 - #10
    0 punti
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    Fa piu’ danni l usato.. ma se non ci fosse l usato anche i pochi che comrpano gi usati si darebebro al download… quindi boh e tutto un casino.

  • PIRATA360

    19 mag 2010 - 02:03 - #11
    1 punto
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    I negozi non chiuderanno, state tranquilli, cambiera’ semplicemente il modo di usufruirne! Cosi’ come la musica e’ praticamente morta via cd ma va’ moltissimo via digitale, anche i giochi saranno on demand un giorno. Ma questo tra molto moltissimo tempo, quando cioe’ le linee saranno veloci per tutti.

    E non parlate di onesta’, perche’ Schifosoft ha fatto la cosa piu’ becera e schifosa che una societa’ potesse fare verso i suoi clienti: Ha difeso la pirateria finche’ gli ha fatto comodo (fino a Modern Warfare 2), dopo ha iniziato a bannare gente che gli pagava il live!

  • Profilo di govinda

    govinda

    19 mag 2010 - 08:54 - #12
    0 punti
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    Se potessero, tasserebbero anche il mercato dell’usato, e solo per avidità.

  • Profilo di kusanagi

    kusanagi

    19 mag 2010 - 09:52 - #13
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    Adesso io non posso modificare una cosa che ho comprato io!! E’ assurdo!! Quindi non posso neanche overclockare il computer o sbloccare l’ipod!

    Questa è peggio della tassa per “l’equo compenso” che per chi non lo sapesse è una tassa aggiunta su tutti i dispositivi che montano una memoria registrabile (computer, cellulari, hard disk, dvd ecc,), perchè si pensa che di questi prodotti si farà un uso illegale copiando dati sottoposti a copyright…

    Mah… e poi saremmo noi i ladri….

  • Profilo di gsus78

    gsus78

    19 mag 2010 - 10:00 - #14
    0 punti
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    La pirateria ha salvato/ucciso il mercato. non accade più che ti compri un cd perchè hai sentito una traccia che ti piace ma ascoltandolo ti rendi conto che le altre 10/15 fanno cagare… E parlando di videogiochi, io ho la console modificata, mi scarico praticamente di tutto… Se un titolo mi piace lo prendo originale, altrimenti… Sottobicchiere…

  • PirataSenzaCovo

    19 mag 2010 - 13:44 - #15
    0 punti
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    @govinda
    In un certo modo possono… e ea lo sta per fare. con l’online.

  • S@NTo

    19 mag 2010 - 18:42 - #16
    0 punti
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    Legge 633 del 1941, Art 71-sexies comma 4
    [..] i titolari dei diritti sono tenuti a consentire che [..] la persona fisica che abbia acquisito il possesso legittimo di esemplari dell’opera o del materiale protetto, ovvero vi abbia avuto accesso legittimo, possa effettuare una copia privata, anche solo analogica, per uso personale, a condizione che tale possibilità non sia in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechi ingiustificato pregiudizio ai titolari dei diritti.

    Quindi posso farmi una copia di backup di QUALSIASI cosa a patto che la tenga per me. Le console modificate mi consentono di avvalermi di tale diritto. Le console non modificate (e i sistemi di protezione dei dischi) NON consentono di avvalermi di tale diritto. Come la mettiamo?

  • Hellraiser

    19 giu 2010 - 04:20 - #17
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    Scrivo solo per rispondere ad alcuni…
    1) Proprio i giochi copiati e le modifiche hanno aiutato Sony nella vendita della PS, si comprava proprio perchè permetteva di avere moltissimi giochi ad un prezzo irrisorio.
    2) E’ verissimo che se i giochi costassero 30€, verrebbero comunque comprati quelli copiati, SE questi ultimi costassero realmente 5€! Se però si dovesse scegliere tra originale a 30 e copiato a 10-15, penso proprio che vincerebbe l’originale.
    3) Per chi ha detto che è legale anche lo sblocco dell’ipod…. NO! In quel caso sarebbe come comprare un pc e mettergli un componente differente (come la modifica della PS), però poi installarci su un windows copiato. Quando sblocchi l’ipod, non modifichi niente fisicamente (ovvero il materiale che tu hai comprato), ma modifichi una parte del sistema operativo, che certamente non è di tua proprietà ma della Apple.