The Witcher 3: Wild Hunt - la recensione

Il kolossal ruolistico di CD Projekt RED è finalmente arrivato: Blogo vi propone la recensione dell'ultima, attesissima avventura di Geralt di Rivia

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I fiumi d'inchiostro versati dai giornalisti di settore e dagli appassionati della serie videoludica tratta dai romanzi di Andrzej Sapkowski per stemperare l'attesa spasmodica per l'uscita di The Witcher 3: Wild Hunt ci hanno accompagnati per tutti questi mesi alimentando le speranze di coloro che, guardando all'opera ultima di CD Projekt RED, non vedevano l'ora di celebrare il definitivo passaggio dalla vecchia alla nuova generazione di videogiochi.

L'incessante opera di convincimento compiuta in questi anni dagli autori di Varsavia con immagini slogamascella, trailer ai limiti del fotorealismo e dichiarazioni altisonanti ha alimentato la fiamma del ricordo dei primi due capitoli della serie fantasy dedicata a Geralt di Rivia fin quasi a distorcerlo per colpa di una campagna mediatica particolarmente aggressiva, mirata ai fan più sfegatati e protesa a dare al titolo l'immagine irrealistica di un capolavoro inattaccabile ed esente da difetti.

Le oltre 70 ore di gioco passate in compagnia dello Strigo con la versione PS4 di The Witcher 3: Wild Hunt, la maggior parte delle quali trascorse godendo dei miglioramenti apportati dalla patch di lancio e dall'ultimo, importante aggiornamento, sono quindi il perfetto viatico per una recensione che, come potranno facilmente intuire coloro che hanno seguito insieme a noi tutte le fasi del lungo percorso di sviluppo intrapreso dai ragazzi di CD Projekt RED, non sarà certo avara di sorprese, sia in positivo che in negativo.

COSA CI PIACE

Narrazione matura e mai banale

Il tipico bacino d'utenza di The Witcher è composto da videogiocatori "hardcore", da gente che sarebbe disposta a barattare un rene per la dolce compagnia di una locandaia e di una buona vodka di segale di Temeria, e questo perchè dietro alla rassicurante facciata fantasy di ogni capitolo della saga si nasconde un microcosmo di storie dannatamente realistiche e "moderne" in cui la semplicistica rappresentazione della trama in azioni buone o cattive tende a sfumare in infinite tonalità di grigio sin dalle primissime battute della campagna.

L'approccio adottato dai CD Projekt RED per stendere il plot narrativo dei due episodi precedenti ha fatto la fortuna della compagnia e raccolto consensi unanimi tra gli appassionati del genere e i giornalisti d'area; non c'è quindi da sorprendersi se la storia di Wild Hunt, da questo punto di vista, non fa che seguire il medesimo percorso autorale, con tutte le conseguenze in termini di maturità dei temi trattati che potete facilmente immaginare.

Gli eventi che corrono sottotraccia lungo tutta l'avventura di The Witcher 3, dalle storie legate alle missioni principali al più umile dei compiti da portare a termine nelle sessioni open-world, s'intrecciano in maniera armoniosa fino a formare una gigantesca rete narrativa sorretta da personaggi convincenti e coinvolgenti. Il caleidoscopio di scelte da compiere nel corso della storia viene ulteriormente impreziosito da dialoghi a dir poco audaci, da bivi narrativi dagli esiti morali imprevedibili e da un numero spropositato di testi da leggere acquisendo trattati, tomi con saggi pseudo-scientifici, romanzi brevi, poesie e voci con cui arricchire il Bestiario e il Diario con la descrizione dei personaggi principali.

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La vastità dell'open-world

A dispetto di un'avventura basata sulla main quest e sui diversi filoni narrativi che corrono parallelamente alla campagna principale, gli elementi free-roaming di The Witcher 3: Wild Hunt rivestono un'importanza fondamentale sia per la trama che per l'esperienza di gameplay complessiva.

Le forze spese dai ragazzi di CD Projekt RED per approcciarsi alla storia di Wild Hunt abbattendo i confini invisibili delle mappe dei precedenti capitoli, infatti, vengono ampiamente ripagate da un sistema di gioco incredibilmente ricco di attività da svolgere. La "rivoluzione open-world" portata a compimento dagli autori polacchi si articola su più livelli per assecondare i gusti e le esigenze di una vasta platea di appassionti di action-GDR.

Le missioni, le attività e i contratti da portare a termine nei frangenti open-world, oltretutto, non sono mai "libere" ma, al contrario, vanno nella medesima direzione della main quest arricchendola di contenuti di qualità analoga (e in alcuni casi persino superiore) a quelli sperimentabili nella trama dell'avventura principale: è questo ciò che rende davvero speciale la formula scelta dagli sviluppatori di Varsavia per chiudere nel migliore dei modi l'epopea fantasy di Geralt.

Nonostante l'onnipresenza della storia sulle attività sandbox, chi non ama i GDR particolarmente impegnativi e preferisce soprassedere sulla trama per passare direttamente all'azione può comunque rifugiarsi nell'esplorazione libera del mondo di gioco per scoprire cosa si cela dietro agli attraenti punti interrogativi che imperlano la mappa.

A tal proposito, per evitare di incappare in fastidiosi spolier citiamo a titolo di esempio le missioni di "caccia al tesoro" volte alla ricerca degli equipaggiamenti da witcher e le campagne secondarie legate all'abbattimento delle creature più pericolose che minacciano la vita dei locali: riuscire a portare a termine ogni attività è un'impresa che richiede non meno di 200 ore effettive di gioco, e questo senza considerare il tempo da spendere visitando le regioni più remote per curiosità o per puro spirito di intraprendenza.

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Combat system appagante

Il sistema di combattimento di The Witcher 3: Wild Hunt, come era facilmente prevedibile, rientra appieno nel processo di innovazione condotto dai CD Projekt. Il passaggio al nuovo engine grafico, con la conseguente rimodulazione delle animazioni e di gran parte delle mosse per gli attacchi e le parate, dona al titolo un carattere tutto suo. Mutuando l'agile layout dei comandi di un action come Diablo III e la complessità strategica degli attacchi all'arma bianca di Dark Souls, il buon Geralt può affrontare i suoi avversari eseguendo scivolate, stoccate, contrattacchi rapidi, mosse finali, spazzate e parate con la pressione di soli tre tasti (il primo per gli attacchi rapidi, il secondo per i potenti e l'ultimo per i movimenti elusivi).

Il ritmo frenetico degli attacchi tramite le due spade da witcher viene però smorzato dall'utilizzo tattico della balestra e dei Segni, questi ultimi disponibili sin dalle primissime battute dell'avventura ma passibili di modifica tramite i relativi potenziamenti acquisiti spendendo i punti abilità ottenuti avanzando nella storia e portando a termine le quest e le attività secondarie.

Ai livelli di difficoltà più elevati, l'utilizzo complementare dei Segni, degli attacchi all'arma bianca e delle mosse elusive restituisce un'esperienza di gioco davvero appagante, specie nei frangenti contro le creature più ostiche o i nugoli di nemici più numerosi: è in queste occasioni, infatti, che la natura ruolistica di Wild Hunt prende il sopravvento e obbliga l'utente a prepararsi alla battaglia scegliendo con cura i Segni, le bombe, gli unguenti, le pozioni, le rune e gli elementi di equipaggiamento più efficaci.

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Artisticamente ispirato

Il comparto grafico di The Witcher 3: Wild Hunt è quanto di più raffinato si sia mai visto in un moderno gioco di ruolo a mondo aperto. Anche dopo decine e decine di ore di gioco, i territori del nord sono una continua fonte di stupore, con meravigliose pianure alluvionali intervallate da catene montuose ricoperte di foreste di conifere, fortezze abbarvicate su di uno sperone di roccia a strapiombo sull'oceano e fiorenti città brulicanti di vita che si estendono a perdita d'occhio.

Visivamente parlando siamo di fronte al nuovo punto di riferimento del genere, grazie alla straordinaria competenza artistica e meramente tecnologica dimostrata dai CD Projekt RED nel dare forma a un mondo open-world superiore persino all'universo del pluripremiato Dragon Age Inquisition, anche se in quest'ultimo caso ci si poteva addentrare in deserti di lava, dimensioni paranormali e foreste pietrificate decisamente più originali, ispirate da una tradizione fantasy più libera ma meno credibile.

La minore varietà di ambientazioni rispetto all'ultimo kolossal ruolistico di BioWare, infatti, viene ampiamente compensata dalla vastità delle regioni esplorabili e dalla cura riposta dai designer polacchi nella realizzazione di villaggi, castelli e dungeon estremamente realistici. Davvero un ottimo risultato, se consideriamo le limitate risorse a disposizione del team di Varsavia (200 sviluppatori sono nulla in confronto ai 1000 professionisti al lavoro su GTA V e alla galassia di sussidiarie utilizzate da Ubisoft per occuparsi di serie free-roaming come Assassin's Creed o Far Cry).

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COSA NON CI PIACE

Tecnicamente non impeccabile

Da Oblivion a Fallout 3, passando per Skyrim e Assassin's Creed Unity, negli ultimi anni non c'è stato un singolo videogioco a mondo aperto che non ha sofferto di bug più o meno gravi che hanno costretto gli acquirenti della prima ora a fare da cavia per le patch di lancio ricoprendo il simpatico ruolo di "beta tester paganti". Un progetto ambizioso come The Witcher 3, naturalmente, non poteva fare eccezione, specie se consideriamo che è stato sviluppato a cavallo tra due generazioni di console da un team che, oltretutto, si è dovuto impegnare per dare forma a un motore grafico nuovo di pacca.

All'ombra di un abbagliante comparto tecnico e di una produzione artistica di livello assoluto troviamo così un frame rate balbettante nei combattimenti contro i gruppi più numerosi di nemici e in determinate regioni della mappa (dalle strade trafficate di Novigrad alle paludi del Velen), ma non solo. Nonostante i miglioramenti apportati dalla patch di lancio e dagli aggiornamenti immediatamente successivi, siamo infatti costretti ad assistere a problematiche particolarmente fastidiose come quelle dell'insufficiente grandezza dei testi nei dialoghi, della ripetitività delle location interne e, soprattutto, della lentezza nel caricamento delle regioni di gioco più grandi, un problema, quest'ultimo, che diventa ancora più evidente nei frangenti in cui si è costretti a riprendere la partita dopo la morte del proprio alter-ego.

Non meno frustrante è poi la mancanza di un'opzione che consenta agli utenti di modificare la distanza della telecamera dal personaggio, avvicinandola a Geralt almeno nelle sessioni a cavallo e nei frangenti open-world per apprezzare il lavoro compiuto dagli artisti polacchi nella realizzazione delle aree all'aperto, così dense di vegetazione e di elementi sullo sfondo che meriterebbero di essere evidenziati.

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Gameplay con qualche sbavatura

I bug e i problemi che affliggono il comparto tecnico di The Witcher 3 sfociano in una serie di smagliature al tessuto digitale confezionato dai ragazzi di CD Projekt per erigere l'impalcatura di gioco. Per tutta la durata dell'avventura, infatti, tocca fare i conti con un fastidioso ritardo nell'esecuzione delle mosse di contrattacco, con delle animazioni precarie per il salto e, più in generale, con delle imprecisioni nei movimenti eseguibili da Geralt.

Pur senza minare l'impianto di gioco complessivo, queste sbavature "superficiali" incrinano l'esperienza degli utenti con degli errori nel rilevamento delle casse e delle piante con cui interagire (nelle "fasi esplorative"), così come dell'inquadratura dei nemici da attaccare (nelle sessioni di combattimento contro i gruppi più numerosi).

Ci sono poi altri aspetti delle meccaniche di gioco di Wild Hunt che necessiterebbero di una o più patch correttive: ci riferiamo all'oggettiva semplificazione del sistema di creazione delle pozioni e degli unguenti rispetto ad Assassins of Kings, all'IA deficitaria di alcune tipologie di nemici (in particolar modo di soldati, briganti e creature umanoidi) e al decrescente tasso di sfida riscontrabile nella seconda parte dell'avventura ai livelli di difficoltà più elevati.

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CONSIDERAZIONI FINALI

The Witcher 3: Wild Hunt è un vero e proprio kolossal, con una componente open-world mostruosamente vasta, un sistema di combattimento ben calibrato e un plot narrativo così profondo e immersivo da attentare alla vita sociale di qualsiasi appassionato di giochi di ruolo intenzionato ad accompagnare Geralt di Rivia nella sua ultima avventura fantasy. Il capolavoro di CD Projekt RED, però, non è esente da difetti e mostra il fianco a più di una critica, specie riguardo l'evidente discrepanza tra lo straordinario materiale promozionale propostoci a più riprese dagli autori polacchi e l'effettiva offerta grafica, artistica e ludica del titolo finale.

La delusione iniziale dei fan più esigenti, comunque, viene mitigata dalla mole spropositata di contenuti offerti dall'avventura principale e dall'immenso ecosistema di missioni e di attività da svolgere nelle sessioni a mondo aperto. Il supporto a lungo termine promesso da CD Projekt con aggiornamenti continui, DLC gratuiti, strumenti per i modder ed espansioni in grado di estendere ulteriormente la longevità dell'avventura, inoltre, contribuisce ad alleviare lo sconforto dei più pessimisti e a trasformare le teorie del downgrade grafico in un esercizio autolesionista che rischia di farci perdere di vista il quadro generale di un progetto che già adesso è in grado di regalarci centinaia di ore di divertimento e che, oltretutto, è destinato ad evolversi nel tempo ben più di qualsiasi altro GDR attualmente in commercio.

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