
George “GeoHot” Hotz, il famigerato hacker che ha bucato i sistemi di sicurezza di iPhone e PlayStation 3 per poi venire trascinato in tribunale da Sony, è stato assunto nientemeno che da Facebook. A riportarlo è TechUnwrapped.
Secondo alcuni compagni di misfatti di GeoHot, il giovane hacker sarebbe troppo stressato per le vicende degli ultimi mesi e avrebbe accettato l’incarico di Facebook per lavorare rimanendfo lontano dai riflettori. La collaborazione col gigante dei social network sarebbe iniziata già lo scorso maggio, ma GeoHot avrebbe rivelato la cosa ai suoi amici sono una decina di giorni fa.
La cosa non ci sorprende: lo stesso Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, si considera un hacker e ha dichiarato che «È OK rompere le cose per renderle migliori». Un tipo del genere non poteva non avere simpatia per GeoHot.
Se frequentate spesso le pagine di Gamesblog sarete sicuramente al corrente delle ultime vicende che hanno vista coinvolta Sony da un lato, e alcuni hacker dall’altro: proprio uno dei protagonisti delle cronache recenti, GeoHot, ha voluto dire la sua sulla vicenda del PlayStation Network, messo offline proprio in seguito a un attacco proveniente da alcuni hacker. Come saprete, è passata ormai una settimana e Sony prevede di farne passare un’altra prima di riportare tutto online.
Con un post sul proprio blog, l’hacker George Hotz si è detto prima di tutto completamente estraneo all’ultimo attacco, pronunciandosi anzi contro chi ha causato il problema:
“Eseguire codice homebrew ed esplorare la sicurezza dei propri dispositivi è cool, entrare nei server di qualcun altro rubando i dati degli utenti non è cool. Mettete la comunità di hacker in cattiva luce, anche se l’attacco è verso degli imbecilli come Sony”
Continua a leggere: PlayStation Network offline: anche l'hacker GeoHot dice la sua

Quella della battaglia legale tra Sony e GeoHot era una vicenda che aspettava un definitivo epilogo, soprattutto dopo le polemiche della comunità di hacker nei confronti di George Hotz, che ha deciso di dare una risposta alla domanda di Night Breed riportata qualche giorno fa:
“Cosa pensi di fare coi soldi che ti sono stati donati per aiutarti nella battaglia legale? Spero che tu ripagherai tutte le persone, in quanto non hai mantenuto la tua parola”
Secondo quanto annunciato sul suo blog, GeoHot non ha deciso di restituire i soldi a tutti quelli che hanno effettuato la donazione, ma li ha raccolti e ha fatto un bonifico di 10.000$ alla Electronic Frontier Foundation (EFF), un’organizzazione che si batte per la libertà all’interno del mondo tecnologico. Il nostro George ha commentato così la propria azione:
“Questi soldi vanno alla EFF nella speranza che l’America possa diventare un giorno nuovamente un limpido esempio di libertà, libero da DMCA e ACTA, e che gli interessi dei privati non possano mai vincere nei confronti delle idee di privacy, proprietà e diritto di parola.”
Non manca anche una frecciata verso la stessa Sony:
“Se gli rompi le palle abbastanza da fargli tirare fuori gli avvocati e il loro libretto degli assegni da un milione di dollari, la cosa peggiore che possa capitare è che tu debba super-giurare di non farlo di nuovo.”
Via | Gamepolitics.com
Nonostante sia inizialmente rimasto segreto, l’accordo tra GeoHot e Sony è alla fine venuto fuori, rendendo così noti quelli che sarebbero i dettagli del patto grazie al quale davanti alla corte federale di San Francisco le due parti in causa hanno deciso di interrompere il procedimento legale. Lo hanno riportato per primi i ragazzi di PSX-Scene, dove come parte dell’accordo si offrono maggiori dettagli sulla “ingiunzione permanente” alla quale dovrà sottostare GeoHot: l’hacker non potrà effettuare “accessi non autorizzati” a ogni dispositivo prodotto da Sony o protetto dalla licenza dell’azienda nipponica. Per accesso non autorizzato si intendono le seguenti azioni:
Qualsiasi violazione dell’ingiunzione comporterà per GeoHot il pagamento di un risarcimento danni a SCEA quantificato in 10.000$, che arriverebbe però fino a 250.000$ nel caso di distribuzione di software o hardware per la modifica dei prodotti Sony. Un accordo che l’analista Michael Pachter non ha esitato a definire una vincita per Sony, soprattutto considerando l’intera vicenda come deterrente per eventuali nuovi hacker vogliosi di mettere le mani su PlayStation 3 e altri dispositivi prodotti dall’azienda nipponica.
Tra le varie reazioni, poco favorevoli sono state quelle dei “colleghi” hacker di GeoHot, com’è possibile leggere su Ibitimes.com dove appare un riassunto dei commenti postati sul blog GeoHot Got Sued. Particolarmente accesa la critica di tale Night Breed:
“Cosa pensi di fare coi soldi che ti sono stati donati per aiutarti nella battaglia legale? Spero che tu ripagherai tutte le persone, in quanto non hai mantenuto la tua parola”
Via | Eurogamer
Ogni cosa, prima o poi, giunge alla sua fine. E così anche la causa in corso tra Sony e l’hacker GeoHot ha visto la propria conclusione, così come annunciato dalle pagine del PlayStation Blog americano. Nonostante per ovvi motivi l’articolo non entri particolarmente nel dettaglio, si parla di una “ingiunzione permanente” che sarebbe stata accettata da GeoHot lo scorso 31 marzo, davanti alla corte federale di San Francisco.
Ecco come uno degli avvocati di Sony, Riley Russell, ha commentato la notizia:
“Sony è contenta di essersi messa alle spalle questa causa. La nostra motivazione per portare avanti questo procedimento era l’intenzione di proteggere la nostra proprietà intellettuale e i nostri consumatori. Crediamo che questo accordo e questa ingiunzione permanente centrino l’obiettivo. Vogliamo che i nostri consumatori siano in grado di godere dei nostri prodotti in un ambiente sicuro e divertente, e vogliamo proteggere il duro lavoro di artisti, programmatori, musicisti e designer di talento, che fanno i giochi per PlayStation e supportano il PlayStation Network.”
Anche l’hacker, al secolo George Hotz, ha detto la sua, in un modo molto politically correct, quasi non da lui:
“Non è mai stata mia intenzione creare problemi agli utenti o rendere la pirateria più semplice. Sono contento di aver messo la causa alle spalle”
Basterà tutto ciò a frenare PS3 Jailbreak e la reazione del gruppo Anonymous? Chissà, personalmente ho i miei dubbi su entrambe le cose, anche se lo spauracchio di una causa legale potrebbe avere un certo effetto sulla scena legata all’hacking di PS3.

Nella giornata di ieri un gruppo di Hacker chiamato Anonymous ha praticamente dichiarato guerra a Sony per manifestare il proprio disappunto verso il modo in cui la nota azienda avrebbe deciso di affrontare il caso GeoHot.
Nella serata di ieri diversi siti associati al marchio PlayStation sono finiti sotto attacco, andando inesorabilmente offline. Fra le vittime segnaliamo il PlayStation Blog americano, il sito PlayStation.com e il browser del PlayStation Store (via PC).
Oggi, come vi abbiamo prontamente riportato pochi minuti fa, il PlayStation Network è chiuso per lavori di manutenzione non meglio precisati. Potrebbe trattarsi di una semplice conseguenza, ma sicuramente Sony si trova in una posizione piuttosto delicata, avendo attirato su di sé le ire di buona parte della community di hacker della rete. Cosa pensate di questa situazione?

Sembra che la scelta di Sony di perseguire legalmente gli hacker che hanno contribuito al Jailbreak di PlayStation 3 non abbia poi dato tanti frutti, o almeno questa è la prima impressione che viene in mente leggendo la storia dell’hacker Koushik Dutta.
Secondo quanto riportato dallo stesso Dutta con tanto di screenshot (che vedete dopo il break), Sony gli avrebbe fatto una proposta per lavorare come Software Engineer all’interno del proprio team americano presso gli uffici di SCEA: offerta prontamente rifiutata dall’hacker, sempre come documentato dall’immagine.
La causa del rifiuto? Un problema di coscienza a quanto pare, che il buon Koushik avrebbe nel lavorare per la società che tante grane sta dando in tribunale a un altro hacker famoso, GeoHot. Possibile cambio di rotta nei rapporti con gli hacker da parte di Sony? Chissà.
Via | Techdirt
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La causa legale in corso tra Sony e l’hacker GeoHot ha assunto prima livelli da spy story col presunto coinvolgimento di Microsoft, mentre ora entra in ballo anche il rispetto della privacy di tutte le persone con le quali George Hotz ha avuto modo di entrare in contatto.
Dopo aver già dato libero accesso a Sony agli indirizzi IP di chi ha scaricato materiale dal sito di GeoHot, arriva adesso un’altra decisione sicuramente destinata a far discutere: la possibilità per l’azienda giapponese di ottenere i record PayPal dell’account dell’hacker, individuando praticamente tutti coloro che tra oggi e il 1 gennaio 2009 hanno effettuato donazioni o comunque interazioni con GeoHot.
L’obiettivo di Sony sarebbe (fortunatamente) non quello di andare a pescare tutti coloro che in qualche modo hanno favorito il nascere di PS3 Jailbreak, ma quello di dimostrare attraverso gli indirizzi IP provenienti dalle varie applicazioni che gran parte delle interazioni online di GeoHot avvengono con persone nel nord della California. Zona in cui il colosso giapponese vorrebbe spostare la causa, esattamente in quel di San Francisco, a quanto pare più congeniale a Sony.
Quella tra GeoHot e Sony resta quindi una causa non banale, in grado di porre seri dubbi sul modo di garantire la la privacy di chi in questo procedimento legale non è coinvolto.
Via | Neowin
Nonostante nell’ultimo periodo avessimo perso un po’ di vista la vicenda legata alla modifica PS3 e al lavoro dell’hacker GeoHot sulla console Sony, il clamore su quanto accaduto non ha accennato a diminuire, spostando inevitabilmente la questione nelle aule di un tribunale, dove George Hotz è stato portato dall’azienda nipponica intenzionata a difendere con le unghie la propria console dall’attacco della pirateria.
GeoHot ha poi chiesto donazioni per affrontare le spese della causa legale, a quanto pare riscuotendo successo al punto da dichiararsi soddisfatto chiudendo il primo round di donazioni dopo appena due giorni. Ma il quadro emerso nelle ore successive all’annuncio assume delle vere e proprie tinte da spy story, coinvolgendo Microsoft nell’operazione: sarebbe stata infatti anche la società di Redmond ad aiutare GeoHot, forte del buon rapporto che ci sarebbe proprio tra l’hacker e l’azienda americana.
La notizia arriva dalle pagine di Everything HQ, al quale la solita fonte anonima ben informata avrebbe rivelato il retroscena della grossa donazione fatta da Microsoft a GeoHot per difendersi contro Sony, in un evidente intreccio a tre che se confermato potrebbe portare su tutte le furie l’azienda nipponica. Facile quindi immaginare sviluppi immediati in questo inizio di settimana sulla vicenda: non mancheremo di riportarvi eventuali aggiornamenti su questa storia in grado di portare la rivalità tra Sony e Microsoft a livelli mai visti finora.
Via | Neowin
La recente notizia della scoperta delle “private key” di PlayStation 3 continua a scuotere la scena underground: divisi tra chi vuole solo ridare alla console Sony e ai suoi giocatori la possibilità di installare applicazioni homebrew e sistemi operativi open source e chi, invece, guarda esclusivamente allo scardinamento dei sistemi anticopia per gettarsi tra le braccia dell’illegalità sfornando copie pirata a raffica, i vari gruppi di hacker continuano a lavorare alacremente per raggiungere il loro scopo.
Se da un lato il team fail0verflow! e George Hotz (in arte Geohot, il padre del primo jailbreak di iPhone) non smettono di pubblicare gratuitamente sui loro siti ufficiali gli strumenti per poter eseguire piccoli applicativi d’esempio per testimoniare la possibilità concreta di raggiungere le risorse di sistema di PS3 senza l’ausilio di modifiche hardware o accessori esterni, dall’altro lato l’hacker Mathieulh del team PSGroove continua a promettere ai lettori del suo profilo Twitter di rilasciare il primo custom firmware “in queste settimane”, con tutte le nefaste conseguenze che potete facilmente immaginare sui possibili utilizzi per eludere le protezioni native della console e farvi così girare emulatori e giochi “rippati” in hard disk esterni.
Rimaniamo in attesa di avere ulteriori informazioni da fornirvi al riguardo, sperando naturalmente che dalle parti di Sony qualcuno ci fornisca al più presto una replica ufficiale a ciò che sta accadendo da qualche giorno a questa parte.