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Tutti gli articoli con tag Recensione

Batman: Arkham City - Robin Pack - la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Batman: Arkham City è stato uno dei giochi più interessanti del 2011. I ragazzi di Rocksteady sono riusciti nella difficile impresa di migliorare a livello globale quanto di buono avevano già fatto con il precedente capitolo, offrendo ai giocatori un’esperienza vasta, duratura, appagante e coinvolgente.

Sfruttando la strategia dei DLC di cui spesso si tende ad abusare nell’attuale generazione, Warner Bros. e il team di sviluppo hanno previsto una serie di elementi extra da vendere ai giocatori desiderosi di espandere in qualche modo un’esperienza da loro particolarmente apprezzata. Poco tempo fa è uscito il pacchetto scaricabile dedicato a Nightwing, venduto a ben 6,99 euro e caratterizzato da contenuti tutt’altro che soddisfacenti dal punto di vista della sostanza.

Per tutti coloro che desiderassero spremere ulteriormente Arkham City, Warner Bros. ha recentemente messo a disposizione un nuovo DLC, sfortunatamente basato sulle stesse dinamiche già abbondantemente criticate in occasione del contenuto dedicato a Nightwing. Protagonista di questo pacchetto è Robin, interpretato da Tim Drake e superbamente adattato al design del titolo Rocksteady. Continuate a leggere per scoprirne i dettagli.

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World of Tanks: la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Da un po’ di mesi a questa parte gli utenti PC stanno sperimentando un’esperienza estremamente piacevole e diversa dal solito chiamata World of Tanks. Stiamo parlando di un gioco legato all’ormai diffusa formula Free to play, che in pratica permette di giocare senza spendere un euro a meno che non ci si faccia ingolosire dai contenuti premium venduti a pagamento.

Questo titolo sviluppato dai ragazzi di Wargaming.net è finalmente uscito nei negozi, inserendo all’interno della confezione un carro armato bonus e un a quantità piuttosto cospicua di crediti da investire nell’acquisto di nuovi mezzi o di utili parti extra con cui impreziosire l’esperienza base.

Esperienza che, come vedremo tra poco, non solo rappresenta un piacevole diversivo rispetto ai soliti giochi bellici in circolazione, ma riesce anche a mischiare sapientemente elementi di azione sul campo con una fondamentale componente strategica. Continuate a leggere per saperne di più.

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Rayman Origins: la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Nel corso degli anni la serie di Rayman ha visto lentamente scemare la freschezza e la folle vena creativa che ne avevano caratterizzato i primissimi capitoli. Spesso si tratta di un processo inevitabile ma a volte, nonostante le pressioni di un mercato sempre più in mano ai sequel e ai titoli fotocopia sfornati a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, accadono i miracoli.

Quando i pianeti si allineano nel modo giusto, case come Ubisoft distolgono momentaneamente la propria attenzione dall’ennesimo Assassin’s Creed o dal nuovo capitolo di “Splinter of Persia” per dare spazio e risorse a persone come Michel Ancel, game designer che nel corso della propria carriera ha sfornato perle come Rayman e Beyond Good & Evil.

Libero di agire seguendo i propri istinti, questa volta Ancel ha scelto di tornare alle origini per realizzare uno dei platform più basilari e meravigliosi degli ultimi anni, che sfida a viso aperto quel campione di incassi chiamato New Super Mario Bros. Wii. Se volete saperne di più continuate a leggere. Non ve ne pentirete!

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Need for Speed: The Run - la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Negli ultimi mesi la saga di Need for Speed ha saputo offrire agli appassionati di giochi di guida due esperienze superbe e ottimamente differenziate. Acquistando Shift 2 e Hot Pursuit, infatti, gli utenti hanno avuto modo di confrontarsi rispettivamente con un ottimo simulatore di guida sportiva e con un gioco di corse arcade fluido, veloce e dannatamente intenso.

Dopo aver raggiunto simili risultati, quindi, è normale rimanere interdetti di fronte a questo The Run, evidente tentativo di inserirsi fra i due titoli di cui sopra per attirare un’ulteriore categoria di giocatori… difficile da identificare. EA Black Box si è trovata a dover affrontare una sfida davvero difficile che, sfortunatamente, non ha offerto i risultati sperati.

Se da una parte l’idea alla base di The Run è piuttosto intrigante, dall’altra alcune scelte di design generale lasciano sconcertati per la loro incongruenza, rivelandosi in più di un’occasione errori capaci di minare nel profondo l’intera esperienza. Continuate a leggere la nostra recensione per saperne di più.

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Call of Duty: Modern Warfare 3 - la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Call of Duty: Modern Warfare 3 è ormai nei negozi da una settimana, quindi abbiamo avuto modo di provarlo in tutte le salse prima di offrirvi la nostra recensione. In fin dei conti stiamo parlando di uno dei titoli più importanti del mercato (non in termini di qualità, ma di semplici numeri), quindi era naturale prendersi un po’ di tempo per testarlo a fondo.

A due anni dall’uscita di quel Modern Warfare 2 che divise la critica e il pubblico a causa della brutalità di una delle missioni proposte all’interno della modalità Campagna, Infinity Ward non sposta minimamente il tiro e, sfruttando la crudeltà della guerra come giustificazione, propone di nuovo un prodotto caratterizzato da alcune sequenze particolarmente crude e, soprattutto, gratuite.

In un contesto come quello della serie di CoD, dove la guerra viene sempre e comunque spettacolarizzata (lo dimostrano le splendide sequenze scriptate presenti nelle varie missioni, che potrebbero tranquillamente competere con quelle dei più importanti film di Hollywood) elementi tanto forti e realistici appaiono più ipocriti che altro. Al di là di questo, tuttavia, com’è Modern Warfare 3? Continuate a leggere per scoprire la nostra opinione.

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Crysis: la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Secondo voi è possibile che un gioco uscito nel 2007 riesca ancora a reggere tranquillamente il confronto con gli esponenti dello stesso genere usciti recentemente? Evidentemente sì, soprattutto se si parla di un titolo che, all’epoca, venne eletto simbolo del divario tecnico che separava le console dai PC più potenti.

Sotto molti punti di vista il primo Crysis è stato considerato un vero e proprio mito, visto che dopo tanti anni permetteva nuovamente agli utenti PC di guardare i giocatori console con evidente superiorità. I ragazzi di Crytek, all’epoca, realizzarono un gioco dalle caratteristiche tecniche impressionanti, che spinse molti appassionati a cambiare PC solo per poterlo giocare in modo soddisfacente.

Tanti anni (e un secondo episodio) dopo, il team di sviluppo decide di porre rimedio a una discutibile scelta di marketing che nel 2007 costò un gran numero di copie, facendo finalmente arrivare anche su console il primo Crysis, in una versione opportunamente ritoccata e distribuita unicamente attraverso i canali digitali.

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Dark Souls: la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Con Demon’s Souls From Software è riuscita a creare un vero e proprio fenomeno di culto nell’attuale generazione di giocatori. In un periodo in cui la maggior parte dei titoli che appare sugli scaffali dei negozi o nei cataloghi digitali delle varie console non è in grado di offrire una sfida degna di essere affrontata con il massimo impegno, il crudele action-gdr a sfondo fantasy uscito su PlayStation 3 ha letteralmente rubato il cuore di un numero impressionante di giocatori, dimostrando che nel mondo c’è ancora spazio per le sfide impegnative.

Con Dark Souls, seguito spirituale del gioco più hardcore degli ultimi anni, From Software ha deciso di spingersi oltre, proponendo ai coraggiosi che decideranno di acquistare il titolo una sfida a dir poco mostruosa. Con un’ambientazione completamente nuova e un gameplay derivato da quanto di buono si era già visto con il predecessore, Dark Souls saprà coinvolgere e stremare in egual misura i giocatori più intraprendenti.

Se volete sapere in che modo il team di sviluppo è riuscito a creare un’esperienza ancor più crudele, spietata e appagante, continuate a leggere la nostra recensione di uno dei titoli più interessanti degli ultimi anni.

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Crimson Alliance: la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Esiste un genere di giochi capace di catturare completamente l’attenzione del giocatore veicolandola attraverso concetti semplici e ripetitivi. All’interno della medesima formula fatta di combattimenti lineari contro orde di mostri dall’Intelligenza Artificiale appena abbozzata, di casse e barili da distruggere e, soprattutto, di oggetti da raccogliere e collezionare, si possono trovare titoli più o meno riusciti.

Parlando di questo particolare genere è naturale prendere come metro di paragone il solito Diablo, che nelle sue due incarnazioni è riuscito a stregare così tanti giocatori da rendere l’attesa per il terzo episodio una sorta di impresa surreale a cui milioni di fan in tutto il mondo stanno partecipando da mesi.

I tentativi di imitare il mostro sacro made in Blizzard sono stati tanti. Alcuni, come l’ottimo Torchlight, si sono rivelati abbastanza validi da creare una sorta di fenomeno nel fenomeno, mentre nella maggior parte dei casi i risultati non sono stati tanto brillanti da stampare i titoli dei prodotti in questione nel cuore degli appassionati. A quale gruppo apparterrà questo Crimson Alliance? Continuate a leggerlo per scoprirlo.

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Child of Eden: la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Tetsuya Mizuguchi si è sempre distinto, nella sua carriera di game designer, per la sua volontà di trovare il punto d’incontro fra musica, immagini e gameplay, alla ricerca della sinestesia perfetta con cui accompagnare i giocatori in memorabili viaggi virtuali. L’attuale generazione di console, con l’arrivo della grafica in HD, ha offerto al geniale game designer uno spunto ulteriore su cui lavorare, supportato anche dall’arrivo dei sensori di movimento.

Il Kinect, in particolare, ha saputo stuzzicare a tal punto la mente di Mizuguchi da far nascere l’idea di Child of Eden, un’esperienza surreale controllata senza l’ausilio di alcun joypad ma semplicemente contando sul proprio corpo e sulle capacità (non certo perfette) della telecamera Microsoft.

Oggi siamo qui per parlarvi di questa nuova esperienza audio-visiva al limite della follia, di una commistione perfetta tra musica, immagini e sensazioni interattive che saprà coinvolgere in modo intenso e profondo molti di voi. Continuate a leggere dopo il salto la nostra recensione di Child of Eden.

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Dead or Alive: Dimensions - la recensione

pubblicato da Filippo Facchetti

Sono passati ben 15 anni dall’uscita del primo capitolo di Dead or Alive, che si affacciò in sala giochi presentandosi come una sorta di “Virtua Fighter con più curve e tante contromosse”. Durante questo lungo lasso di tempo la serie è cresciuta (così come i seni delle sue procaci lottatrici), ma ha assistito anche all’abbandono da parte del suo creatore, quel Tomonobu Itagaki che tante tribolazioni ha fatto provare a Tecmo.

Dead or Alive: Dimensions è, di fatto, il primo titolo della serie a uscire sul mercato dopo l’addio del proprio artefice, ritrovandosi sulle spalle non solo il peso del lancio di una nuova console, ma anche quello dell’esame accurato con i fan più hardcore, che passeranno al setaccio ogni singolo pixel e ogni elemento di gameplay del progetto, confrontandolo con le opere passate segnate dall’impronta di Itagaki.

Anche noi, ovviamente, abbiamo osservato con particolare attenzione l’ultima fatica di Koei Tecmo, sia per capire quanto questo titolo sia adatto a una console portatile come il 3DS, sia per valutare le eventuali modifiche apportate al gameplay originale tanto caro ai fan di Dead or Alive. Quale sarà il verdetto? Continuate a leggere per scoprirlo.

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