
Ricordate la cosplayer francese Illyne, che tanto (tantissimo) ci era piaciuta nella sua superba interpretazione di Lara Croft?
Buone notizie: alla fanciulla piace impersonare anche Scarlet, lottatrice introdotta nel più recente Mortal Kombat ma nata originariamente da un semplice bug che affliggeva il cabinato di Mortal Kombat II.
Inutile aggiungere altro: questa corposa galleria di foto parla da sola.
Cosplay di Scarlet da Mortal Kombat




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Nuovo appuntamento con la rubrica settimanale dedicata ai giochi in uscita nella settimana dal 20 al 26 febbraio: scena dominata dal lancio di PlayStation Vita in Europa, accompagnato comunque da una serie di titoli per le altre piattaforme che non mancheranno di soddisfare i vari tipi di palati.
Continua dopo il break.
Una delle regole non scritte, in questo come in altri settori, è che le trasposizioni da certi medium ad altri sovente non funzionano. Eccetto il caso della letteratura nel cinema, spesso è difficile riuscire ad adattare un’opera dopo averla fatta traghettare verso porti ben diversi. Per quanto attiene alla nostra passione, sappiamo che videogiochi tratti da film e spesso fumetti arrancano.
Eppure c’è un personaggio che pare avere fatto eccezione, e questo è senza alcun dubbio Batman. Prima ci hanno pensato i Rocksteady Studios con i due Arkham: Asylum e City. Ora, sempre sotto l’egida della Warner Bros. Interactive, sono i Monolith Production (gli stessi di Condemned e F.E.A.R. 2, per intenderci) a fornirci una variante di un certo interesse. Gente che con gli sparatutto in prima persona ha una certa confidenza, quindi, soprattutto nel creare FPS un attimino più particolari rispetto alla media.
E dato che il curriculum parla chiaro, Gotham City Impostors non poteva certo essere da meno. Di seguito proviamo a rintracciare le peculiarità di questo piacevole esperimento, votato al multiplayer più sfrenato. Forte di un marchio dal fascino indiscutibile, cerchiamo di capire chi e perché dovrebbe seriamente tenerlo in considerazione. Una cosa è certa: un Cavaliere Oscuro così non l’avete mai visto.
Sin dal giorno del suo annuncio, lo sviluppo di NeverDead non ha goduto del favore della stampa di settore ed è stato accompagnato da un generale scetticismo giustificato, ma solo in parte, dalla buffa natura “modulare” del protagonista e dall’altrettanto insolito canovaccio narrativo steso dai ragazzi di Rebellion capitanati da Shinta Nojiri, non certo una figura marginale nel panorama videoludico autorale (prova ne sia il lavoro svolto negli anni passati con la serie di Metal Gear Solid e con il doppio spin-off strategico Ac!d).
Nonostante le grigie nubi mediatiche addensatesi su questo sparatutto in terza persona dal forte sapore sperimentale, l’inamovibile scelta di Konami di finanziare il progetto intravedendo in esso degli intelligenti spunti d’innovazione ci ha incuriositi così tanto da spingerci a chiederci il perché di una simile decisione, resa ancora più pesante dall’attuale congiuntura economica.
Abbandonato ogni preconcetto, quindi, ci siamo lanciati all’avventura indossando i panni di Bryce per proporvi, con la recensione di NeverDead che v’attende subito dopo la pausa, le nostre riflessioni sull’ultima pazzia di Nojiri.

Era l’anno 1987 quando il primo Metal Gear vide la luce per MSX 2. Praticamente venticinque anni sono trascorsi per una serie che è diventata una vera e propria leggenda all’interno del mercato videoludico, grazie a un successo di dimensioni planetarie che probabilmente nemmeno il suo papà Hideo Kojima si sarebbe aspettato di ottenere.
Dopo i primi due capitoli, dalla fine deglii anni ‘90 in poi il “nuovo corso” della serie, individuato col titolo Metal Gear Solid, ha contribuito in modo decisivo alla crescita del marchio PlayStation, diventando coi suoi episodi titoli di punta di tutte e 3 le console casalinghe di casa Sony. Ma Kojima e le sue idee non si sono fermate qui, approdando anche su PSP e facendo anche significative apparizioni sulle altre piattaforme presenti sul mercato. Come forse saprete, la Metal Gear Solid HD Collection di cui ci troviamo a parlare oggi permette in un colpo solo a tutti possessori di PlayStation 3 e Xbox 360 (e in futuro anche quelli di PlayStation Vita) di godere dei due primissimi Metal Gear, più Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, Metal Gear Solid 3: Snake Eater e Metal Gear Solid: Peace Walker.
Andiamo dunque a scoprire dopo il salto che cosa ci ha riservato Konami per l’occasione.
Continua a leggere: Metal Gear Solid HD Collection: la recensione

Nuovo appuntamento con la rubrica settimanale dedicata ai giochi in uscita nella settimana dal 13 al 19 febbraio: anche stavolta, un elenco che sicuramente interesserà diverse persone, con particolare occhio alla scena PC.

Dalla Francia ecco arrivare l’ennesimo cosplay di Lara Croft proposto da una ragazza chiamata Illyne.
Dalla galleria immagini è facile notare che la pulzella ha ben poco da invidiare anche ad alcune delle Lara Croft “ufficiali” che abbiamo visto negli anni.
Lara Croft: nuovo cosplay dalla FranciaLara Croft: nuovo cosplay dalla Francia




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Annunciato nell’estate dello scorso anno da Electronic Arts come un progetto destinato a portare una ventata di freschezza nel genere dei giochi di ruolo occidentali, Kingdoms of Amalur: Reckoning è finalmente pronto a scendere nell’agone videoludico per fare un po’ di sana concorrenza interna ai ragazzi di BioWare e, ovviamente, per soddisfare le richieste e le aspettative della vasta platea di appassionati.
Il cast stellare di programmatori, autori e designer messo in piedi da EA per cercare di ritagliarsi uno spazio più ampio nel mercato elitario e sempre più esigente dei GDR “sandbox” dà il senso dell’importanza di questa nuova proprietà intellettuale: a capo del doppio team dei Big Huge Games e dei 38 Studios troviamo infatti Todd McFarlane (creatore del comic Spawn), Robert Anthony Salvatore (celebre scrittore di libri fantasy statunitense nonché autore dei Forgotten Realms di Dungeon & Dragons) e Ken Rolston (storico capo designer di Oblivion e Morrowind).
Dal sistema di combattimento mutuato dagli action orientali alla componente narrativa aperta, passando per il colorato universo fantasy del comparto grafico e artistico, di elementi da analizzare ce ne sono davvero parecchi. Senza indugiare oltre, vi lasciamo perciò alla nostra recensione di Kingdoms of Amalur: Reckoning nella speranza di offrirvi un punto di vista chiaro ed esaustivo sulla nuova avventura di Ken Rolston e compagni.
Continua a leggere: Kingdoms of Amalur: Reckoning - la recensione
C’è stato un periodo in cui ogni inezia riguardante Catherine era per noi fonte di gioia, da condividere seduta stante coi lettori. Mesi in cui questo primo lavoro del Team Persona durante l’attuale generazione si mostrava a stento, come in un lungo spogliarello. Dapprima, per ovvi motivi, si gridò ad un nuovo RPG, magari ad un fantomatico Persona 5. Poi, quasi subito, tornammo coi piedi per terra, apprendendo che la verità fosse ben lontana da simili scenari.
Ma allora di cosa si trattava? Per capirlo ce n’è voluto di tempo, ed in tutta sincerità c’è chi ancora se lo domanda. Noi, che abbiamo avuto il piacere di giocarlo, non ci siamo nemmeno sforzati di affibbiargli un genere. Per comodità potremmo definirlo un puzzle-game con qualche elemento da survival-horror. Ma sappiamo già che non renderemmo giustizia alla portata di un titolo che va ben oltre certe spicce catalogazioni.
Diremo allora che Catherine è ciò che è: un esperimento, se vogliamo, che spinge questo settore un po’ più in là. Merce rara, insomma. Qualcosa che pretende di essere compresa, assimilata, prima ancora di essere giocata. Checché ne diranno molti, infatti, la portata di un titolo come Catherine esula dai giudizi del singolo. Per certi aspetti è fin troppo avanti, con un piede in quel futuro che ancora non esiste.
SoulCalibur V è finalmente disponibile nei negozi. Dopo una lunga attesa il nuovo capitolo dell’epica saga di cappa e spada Namco Bandai è uscito, permettendoci di vestire ancora una volta i panni di Mitsurugi, Siegfried e di altre anime leggendarie che per anni si sono sfidate in arene di ogni genere.
Questa volta, però, il team Project Soul ha lavorato sodo per cercare di offrire un’esperienza diversa dal solito e, soprattutto, per svecchiare una saga da troppo tempo legata ai soliti volti noti. Proprio per questo motivo la storia è stata ambientata ben 17 anni dopo le vicende narrate in Soul Calibur IV, con conseguenze più che evidenti sulla rosa di lottatori a disposizione del giocatore.
Tutto questo che impatto avrà avuto sul gioco vero e proprio? Il lavoro svolto dai programmatori sarà all’altezza delle aspettative dell’esigente community di appassionati? La nuova strada percorsa avrà dato i frutti sperati? Se volete scoprirlo, continuate a leggere dopo il salto.