Perché alcuni sviluppatori Xbox accusano il Game Pass di aver distrutto il valore dei loro giochi

Perché alcuni sviluppatori Xbox accusano il Game Pass di aver distrutto il valore dei loro giochi

Secondo fonti vicine agli studi Xbox raccolte dal giornalista Jason Schreier e riportate nell’ultimo episodio del podcast Triple Click, dentro la divisione gaming di Microsoft cresce il malumore attorno a Game Pass, soprattutto per la scelta di portare i giochi al day one nel catalogo dell’abbonamento: il nodo, emerso in queste ore negli Stati Uniti, riguarda il valore percepito dei titoli, le vendite tradizionali e, sullo sfondo, la tenuta economica dei team che stanno per pubblicare i prossimi progetti.

Le critiche interne a Xbox sul modello Game Pass

“Ci sono molte persone nella leadership degli studi Xbox che detestano Game Pass e pensano che abbia distrutto il valore dei loro giochi”, ha detto Schreier nel podcast, citando quanto raccolto da persone a conoscenza del clima interno. Il punto, ha spiegato il giornalista, non sarebbe solo la tenuta del servizio in sé, ma un effetto più largo, quasi culturale: secondo alcuni dirigenti e sviluppatori, l’abbonamento avrebbe contribuito a “togliere valore ai giochi in generale”, abituando il pubblico a considerarli parte di un pacchetto mensile e non più prodotti da acquistare singolarmente. È una critica che nell’industria circola da tempo, sottovoce spesso, ma che ora torna con più forza.

Il rapporto tra abbonamento e vendite tradizionali

Da una parte Game Pass ha ampliato l’accesso: con una quota mensile, milioni di utenti possono entrare in un catalogo ampio, tra uscite recenti e produzioni di catalogo. Dall’altra, è proprio qui che si apre la frattura: alcuni sviluppatori ritengono che la disponibilità al lancio possa frenare l’acquisto diretto, cioè il modello che per anni ha misurato il successo commerciale di un videogioco in modo più lineare.

Nel ragionamento riportato da Schreier, il problema non è solo contabile. C’è anche una questione di percezione, e dunque di mercato. Se un titolo entra subito in abbonamento, sostengono alcune fonti, diventa più difficile capire quanto il pubblico sarebbe stato disposto a pagarlo a prezzo pieno. Eppure il punto resta controverso: Microsoft, negli ultimi anni, ha difeso più volte Game Pass come motore di scoperta e fidelizzazione, senza però rendere pubblici in modo sistematico tutti i dati utili a confrontare il rendimento dei giochi tra abbonamento, vendite digitali e retail. Ed è in questo spazio, poco trasparente, che cresce il nervosismo.

L’ipotesi di una svolta: meno giochi first party al day one

Secondo l’analisi di Schreier, Microsoft potrebbe anche rivedere la propria strategia, prendendo in considerazione un progressivo allontanamento dal modello che prevede i giochi first party in Game Pass fin dal primo giorno. Non viene presentata come una decisione presa, né come un piano già definito; piuttosto come una possibilità che, sul piano economico, “potrebbe avere senso”. Sarebbe comunque un cambio di rotta non piccolo, perché il day one su Game Pass è diventato negli anni uno degli argomenti commerciali più forti dell’ecosistema Xbox.

Un’eventuale correzione, peraltro, avrebbe effetti in più direzioni. Potrebbe sostenere di nuovo le vendite premium, ma rischierebbe di ridurre l’attrattiva immediata dell’abbonamento, proprio mentre il mercato dei servizi cerca equilibrio e margini. Solo allora si capirebbe se il modello costruito da Microsoft negli ultimi anni fosse davvero una leva di crescita di lungo periodo o, come temono alcuni addetti ai lavori, una soluzione efficace per attirare utenti ma più fragile quando si guarda ai conti dei singoli progetti.

La preoccupazione dei team e il peso di PlayStation 5

C’è infine un altro aspetto, forse il più delicato per chi lavora negli studi: la paura per ciò che accadrà dopo il lancio dei giochi in arrivo nei prossimi dodici mesi. Sempre secondo quanto riferito da Schreier, diversi sviluppatori sarebbero “nervosi” per il proprio futuro lavorativo una volta pubblicati i rispettivi titoli. Non è una formula astratta. In questi anni l’industria del videogioco ha già vissuto tagli, chiusure e ristrutturazioni, e ogni nuovo progetto viene osservato anche come un test di sopravvivenza interna.

La preoccupazione, ha aggiunto il giornalista, riguarderebbe in modo particolare i team al lavoro su giochi che non arriveranno su PlayStation 5. Per molti studi, infatti, la console Sony è diventata un mercato decisivo per allargare il pubblico e tentare di recuperare investimenti sempre più pesanti, tra sviluppo, marketing e supporto post-lancio. Se un titolo resta confinato all’ecosistema Xbox, e nello stesso tempo debutta in Game Pass, il margine per monetizzare attraverso le vendite tradizionali si restringe. È qui che si incrociano le due paure emerse dal racconto di Schreier: da un lato la possibile svalutazione dei giochi, dall’altro la tenuta concreta dei posti di lavoro. Microsoft, almeno per ora, non ha annunciato cambiamenti ufficiali sul modello del servizio. Ma il dibattito interno, a quanto pare, è già aperto.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti
Change privacy settings
×