Evolve: la recensione

Blogo vi propone la recensione dell'ambizioso sparatutto multiplayer "quattro-contro-uno" degli studi Turtle Rock
Evolve: la recensione
Blogo vi propone la recensione dell'ambizioso sparatutto multiplayer "quattro-contro-uno" degli studi Turtle Rock

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Dando vita a serie storiche come Left 4 Dead e Counter-Strike, i Turtle Rock Studios hanno contribuito alla definitiva affermazione, tra il grande pubblico degli appassionati di FPS su PC e console, del sottogenere degli sparatutto multiplayer votati alla cooperativa. Non è un caso, quindi, se le straordinarie capacità dimostrate da questo giovane team californiano hanno indotto i vertici di 2K Games, nel dicembre del 2012, a garantire un futuro alla compagnia con il provvidenziale intervento di acquisizione della proprietà intellettuale di Evolve dalla morente THQ.

L’iniezione di liquidità (e di fiducia) dovuta all’ingresso nella multimilionaria “famiglia allargata” di sussidiarie di Take Two Interactive ha così concesso ai vertici di Turtle Rock l’opportunità di trasformare il progetto di Evolve, originariamente previsto come una semplice mod futuristica di Left 4 Dead, in un ambizioso kolossal interattivo capace di rivaleggiare ad armi pari contro le serie sparatutto più blasonate. Il lancio del titolo, avvenuto il 10 febbraio scorso su PC e in esclusiva per console current-gen su PlayStation 4 e Xbox One, ha però messo in evidenza tutti i problemi incontrati dagli sviluppatori nel coniugare al presente la loro visione di un multiplayer asincrono originale, divertente e ricco di carattere.

Le speranze nutrite dai fan e dai milioni di videogiocatori che attendevano con ansia l’uscita di questo titolo che prometteva di smuovere le acque nel sempre più autoreferenziale mondo degli sparatutto, infatti, sono state disattese da una serie di incongruenze legate alla progressione dei livelli di esperienza, alla varietà delle ambientazioni e al plot narrativo che corre sottotraccia lungo tutte le modalità proposteci, così come potrete facilmente scoprire leggendo la nostra recensione di Evolve e osservando la scheda voto che riassume i nostri giudizi sull’ultima fatica multiplayer degli studi Turtle Rock.

COSA CI PIACE

Gameplay vario e originale

Il sistema di combattimento di Evolve è una diretta emanazione della formula “quattro-contro-uno” elaborata dai Turtle Rock per erigere l’impalcatura di gioco di questo sparatutto asimmetrico: chi ha partecipato alla beta pubblica che ne ha accompagnato il lancio, infatti, conosce perfettamente la suddivisione in classi dei quattro membri della squadra di Hunters terrestri (Assalto, Trapper, Medico e Supporto) e la differenziazione in razze delle creature alpha che dominano la fauna della giungla aliena della lontana colonia di Shear (il possente Goliath, l’elettrico Kraken, l’elusivo Spettro e, a partire da questa primavera, il gigantesco Behemoth).

Grazie a questa particolare impostazione, la scelta del personaggio da interpretare e delle decine di armi, di potenziamenti delle abilità, di elementi di equipaggiamento, di tattiche e di capacità animalesche da sbloccare e impiegare per avere la meglio sull’avversario di turno si manifesta in sfide sempre diverse e avvincenti.

La differenziazione tra gli Hunters e i mostri di Shear è netta e si riflette in quasi tutti i frangenti dell’ecosistema di gioco plasmato dal team che ha dato i natali all’indimenticabile serie di Left 4 Dead: dal cambio di inquadratura (in soggettiva per i cacciatori terrestri e in terza persona per i mostri alpha) alla progressione dei poteri, delle armi e delle abilità sbloccabili da ciascuna classe o creatura, sono davvero molti i punti che qualificano questo titolo come uno dei più originali e, per certi versi, sorprendenti che la scena mainstream degli sparatutto ha saputo proporci in questi ultimi anni.

Peccato solo per le scarse possibilità di interazione con l’ambiente, per la deficitaria intelligenza artificiale dei mostri minori e degli Hunters guidati dalla CPU e, soprattutto, per il sistema di level-up escogitato dai Turtle Rock per l’acquisizione di personaggi, armi, poteri e oggetti avanzati tramite i punti esperienza maturati di battaglia in battaglia (un aspetto, quest’ultimo, che “merita” di essere approfondito nel paragrafo che elenca gli aspetti meno convincenti del titolo).

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Tante modalità tra cui scegliere

La natura squisitamente multiplayer di Evolve è testimoniata dal ricco ventaglio di modalità di gioco affrontabili, a cominciare da quella realizzata dai Turtle Rock per sopperire all’assenza di una campagna principale propriamente detta, ossia Estrazione.

All’interno di questo “surrogato di storia”, infatti, gli utenti sono chiamati ad affrontare cinque missioni di difficoltà crescente per il controllo degli avamposti di Shear considerati di importanza strategica per le forze terrestri di occupazione e colonizzazione. Ogni missione di Estrazione offre sfide sempre diverse, con la possibilità, sia da parte dei cacciatori che dei mostri, di determinare il layout stesso delle mappe vincendo gli scontri precedenti per guadagnare un vantaggio tattico sugli avversari attraverso profondi modificatori ambientali che spazieranno dai portali per il teletrasporto alla distruzione di dighe.

Parallele e complementari alle missioni Estrazione troviamo poi le altrettanto godibili modalità Caccia (votata all’abbattimento della creatura tramite la scrupolosa ricerca delle tracce lasciate sullo scenario), Nido (incentrata sulla distruzione – o sulla protezione – di un pericolosa covata di uova aliene), Salvataggio (con operazioni di recupero di civili da scortare nella propria area di recupero) e Difesa (caratterizzata dalla difesa – o dall’assalto – della zona di estrazione del personale), ciascuna con obiettivi specifici da portare a termine oltre a quello, piuttosto ovvio, dell’abbattimento della squadra dei cacciatori o del mostro.

Da questo punto di vista, quindi, Evolve riesce a rispondere in maniera più che adeguata alle richieste di originalità e di varietà avanzate a più riprese dai cultori del genere… a patto, però, di rimanere perennemente connessi alla rete e di non avventurarsi in completa solitudine per le giungle digitali di Shear…

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Multiplayer profondo

Il territorio di caccia ideale dei protagonisti di Evolve – umani e “mostruosi” – non può che essere quello del comparto multigiocatore. Non importa quale modalità o sfida si decide di affrontare: a prescindere dai numerosi “modificatori ambientali” che ci permettono di personalizzare l’esperienza di gioco prima di intraprendere ogni missione, infatti, non c’è un singolo elemento delle meccaniche di gameplay che non abbia nell’online la sua vera ragione d’essere.

Dalle sfide concatenate della “storia fittizia” raccontata dalle missioni della mini-campagna Estrazione alla lenta acquisizione delle abilità e degli elementi di equipaggiamento più potenti con cui arricchire la dotazione virtuale degli Hunters e dei mostri in nostro possesso, ogni riga di codice dell’ultimo sparatutto di 2K Games sembra chiederci a gran voce che vuole, o meglio, pretende di essere connessa ad uno qualsiasi dei server delle arene multiplayer.

Con la giusta determinazione, e una buona squadra di amici a cui affidare le sorti del proprio alter-ego digitale, l’esperienza di gioco in rete di Evolve si trasforma sotto i nostri occhi e ci regala ore ed ore di sano divertimento. Le uniche criticità che potremmo indicarvi nel lavoro svolto in tal senso dagli sviluppatori californiani degli studi Turtle Rock riguardano la scarsa reattività dei mostri e dei cacciatori gestiti dalla CPU (specie dopo l’ingresso dei bot in sostituzione degli utenti che si disconnettono a partita iniziata) e la piatta progressione delle modalità (su tutte, quella di Caccia) che non offrono obiettivi secondari da seguire per spezzare la monotonia dei combattimenti tra gli Hunters e i mostri alpha, ma sono sbavature tutto sommato accettabili che non inficiano negativamente sulla giocabilità complessiva di un titolo che, appunto, sa farsi apprezzare anche da coloro che non hanno mai avuto il piacere di cimentarsi a suo tempo con gli zombie dei due capitoli di Left 4 Dead.

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COSA NON CI PIACE

Singleplayer asfittico

Tutte le modalità principali di Evolve, come promessoci dagli sviluppatori californiani, possono essere affrontate anche in singleplayer: ciò che i Turtle Rock non ci hanno detto nei mesi d’attesa per il lancio della loro ultima fatica sparatutto, però, è che l’esperienza in singolo non riesce minimamente a replicare le frizzanti dinamiche di gameplay esplicitate dagli scontri multiplayer.

Tra queste ultime e la scelta di rimanere da soli a combattere contro dei bot, infatti, c’è un abisso di qualità e di divertimento che ci lascia a dir poco interdetti: l’impegno dei Turtle Rock di replicare offline quanto offerto dalle sfide in rete è lodevole, ma viene brutalmente schiacciato dalla crudeltà dei fatti e dalla cristallina consapevolezza che senza una trama da seguire e delle modalità specifiche per il singleplayer da portare a compimento lontano dal fragore delle battaglie multiplayer, la sola idea di affrontare i pericoli di Shear senza connettersi alla rete diventa puro autolesionismo.

La stessa intelligenza artificiale che vediamo subentrare saltuariamente online in occasione di una disconnessione imprevista a partita iniziata, ad esempio, in un contesto “totalmente” offline trasforma i propri compagni di squadra in una banda di acefale marionette al servizio del mostro di turno. Anche la decantata varietà di abilità, di poteri e di armi che tante gioie riesce a regalarci online, se posta all’interno di una sfera singleplayer finisce ben presto col distorcere l’evoluzione delle creature alpha di Shear e degli elementi di equipaggiamento degli Hunters fino a giungere al completo sbilanciamento delle partite e, di conseguenza, all’impossibilità di raggiungere la vittoria senza affidarsi alla fortuna o a qualche subdolo (ma, in questo caso, imprescindibile) trucchetto, come quello che spinge l’utente ad abbassare il livello di difficoltà o a effettuare lo switch veloce del cacciatore per forzare l’IA ad agire fuori dagli schemi. L’assenza di una campagna principale propriamente detta, e con essa di un canovaccio narrativo capace di giustificare una permanenza anche breve nell’universo offline di Evolve, non fa che acuire la nostra sensazione di sconforto.

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Level-up sfiancante

Il sistema di progressione dei livelli di esperienza pensato dai Turtle Rock per allungare la longevità di Evolve ha un che di diabolico, ed è una sensazione, questa, che purtroppo tende a farsi sempre più forte col passare delle ore di gioco. A prescindere dal livello raggiunto, dalla bravura dimostrata nell’utilizzo di un particolare mostro o di una determinata classe di cacciatori, infatti, il sistema di grinding deputato a gestire l’acquisizione di armi, personaggi e abilità tende a ripetersi meccanicamente sino a sfiancare l’utente e a indurlo, strano a dirsi, a modificare il proprio stile di gioco e a far degenerare una partita (penalizzando gli altri giocatori, per giunta) pur di raggiungere in maniera artificiosa l’obiettivo preposto.

Può accadere, ad esempio, di sentire il bisogno di ricorrere al singleplayer e abbassare il livello di difficoltà per portare a termine le attività richieste dal sistema e acquisire i punti esperienza necessari a sbloccare velocemente le abilità, i personaggi, i mostri e i poteri più avanzati da impiegare successivamente nelle arene online.

Che sia stato adottato per ovviare alla mancanza di una campagna singleplayer o per aumentare la longevità del titolo (o peggio ancora, per favorire il rilascio di ondate di DLC), il sistema deputato alla progressione del livello di esperienza del giocatore e dei singoli personaggi – e mostri – utilizzabili nell’universo sparatutto di Evolve può e deve essere annoverato tra gli aspetti meno riusciti dell’intera opera. Ed è un vero peccato, vista l’indiscussa originalità che il team creativo dei Turtle Rock ha saputo infondere in gran parte delle abilità e delle armi presenti negli equipaggiamenti standard e avanzati degli Hunters e delle creature alpha di Shear.

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Graficamente poco ispirato

Le mancanze narrative riscontrabili nel gameplay e le problematiche derivanti dalla totale assenza di una campagna principale si riverberano negativamente sul processo creativo che ha condotto i designer di Turtle Rock a plasmare la dimensione sci-fi di Evolve. Se dal punto di vista tecnico il titolo risulta essere apprezzabile e non soffre di particolari problemi, infatti, sotto il profilo squisitamente artistico l’impegno profuso dagli sviluppatori californiani nel realizzare le ambientazioni, i modelli poligonali, le animazioni, le abilità dei mostri e le armi dei cacciatori non è sufficiente a colmare il vuoto pneumatico della storia e l’inconsistente plot narrativo delle modalità multiplayer.

Le sedici mappe proposteci, ad esempio, hanno dimensioni ragguardevoli e offrono un adeguato livello di dettaglio sia negli elementi più lontani dello scenario che in quelli più piccoli, ma presentano quasi tutte il medesimo set di rocce, di vegetazione, di strutture architettoniche e di effetti atmosferici. Anche l’alternanza tra aree al chiuso e all’aperto, con queste ultime suddivise a loro volta in zone naturali e in postazioni post-industriali, viene schiacciata da un level design così poco ispirato da rendere indistinguibili le piccole differenze riscontrabili tra una mappa e l’altra.

L’inflazionato utilizzo di “oggetti di scena” nelle diverse arene esplorabili nelle modalità online di Evolve finisce così con il deprimere il senso di immedesimazione degli utenti fino al comprometterne le decisioni assunte in virtù dell’impossibilità di orientarsi nelle ambientazioni e, quindi, dell’incapacità di elaborare strategie complesse.

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CONSIDERAZIONI FINALI

Pur lontano dall’essere quel capolavoro di originalità, gameplay e varietà decantato dai Turtle Rock Studios nel corso dei mesi che ci hanno separati dal lancio del titolo, Evolve rimane pur sempre un ottimo sparatutto asimmetrico che fa del gioco di squadra la sua arma più affilata.

La particolare formula “quattro-contro-uno” elaborata dagli sviluppatori californiani per mettere in scena le battaglie digitali tra gli Hunters e i mostri alpha del pianeta alieno di Shear dona freschezza a ciascuno scontro e contribuisce a scongiurare la monotona progressione dei deathmatch a squadre affrontabili nei moduli in rete delle soluzioni concorrenti: la felice idea che sta alla base del multiplayer asimmetrico di Evolve, però, viene pesantemente condizionata dalla scelta, operata dagli stessi autori statunitensi, di diluire le meccaniche di gioco in una melassa inconsistente e incomprensibile di modalità offline e di opzioni per lo sblocco progressivo delle abilità di creature e cacciatori.

Per colpa di questi sciagurati espedienti volti ad estendere in maniera artificiosa la longevità di un titolo altrimenti perfetto, infatti, gli elementi più importanti dell’impianto di gioco di Evolve appaiono sbilanciati poiché vengono velocemente assimilati ad un sistema (im)meritocratico che premia solo ed esclusivamente coloro che hanno la fortuna di immergersi nella spietata giungla di Shear in compagnia di un affiatato gruppo di amici.

Senza una sana e continua iniezione di contenuti gratuiti e di patch volte a svelenire l’aspra gestione del grinding, attualmente affidata a un illogico sblocco di abilità, mostri e personaggi aggiuntivi tramite l’acquisizione di livelli di esperienza più avanzati, le idee dei Turtle Rock e i sogni degli appassionati di sparatutto cooperativi cresciuti a pane e Left 4 Dead non potranno che rimanere sulla carta.

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