Total War: Attila, la recensione

Total War: Attila presenta un'ambientazione inedita per la serie e riesce decisamente a convincere.

Se la serie Total War ha ottenuto il successo che tutti quanti conosciamo, lo deve in buona parte anche all’ambientazione corrispondente ai tempi dell’Antica Roma, tra le prime a essere esplorate da Creative Assembly nel suo universo di strategici. In seguito ai primissimi Shogun e Medieval, il successivo Rome portò infatti questo longevo franchise alla consacrazione definitiva, permettendoli di diventare poi negli anni un punto di riferimento all’interno del genere a cui appartiene.

Dopo avere esplorato altri luoghi e periodi storici, il team di sviluppo è tornato nuovamente a mostrarci il periodo più fiorente dell’Impero con Rome II, uscito circa un anno e mezzo fa ma accolto in realtà con qualche dubbio soprattutto dal pubblico, a causa di alcune problematiche tecniche che hanno reso necessaria una serie d’interventi da parte di Creative Assembly per dare vita alla definitiva Empire Edition.

A distanza di non tantissimo tempo, quindi, è arrivato da qualche giorno sul mercato Total War: Attila, titolo di cui ci occupiamo oggi: sarà riuscito il team britannico a fare centro? Ma soprattutto, l’avrà fatto al primo colpo? Scopriamolo insieme.

Total War Attila recensione scheda voto

COSA CI PIACE


L’ambientazione decadente

Se come già detto fino a questo momento avevamo conosciuto in Total War solo una Roma nei suoi periodi migliori, con Attila tutto ciò viene definitivamente ribaltato, portando il giocatore nel periodo in cui l’Impero viveva i suoi momenti finali: l’anno è infatti il 395 d.C., e in realtà l’antico dominio unificato sotto la potenza della capitale italica è ora ristretto ai confini dell’Impero Romano d’Oriente, diviso dalla sua controparte d’Occidente messo sotto il comando di Costantinopoli.

Una frattura che è già per conto suo un campanello d’allarme, accompagnata dalla progressiva sfrontatezza di popolazioni varie, sempre più consapevoli del fatto che per Roma sarebbe presto arrivata la fine: tra queste, troviamo inevitabilmente gli Unni e il loro condottiero Attila, per i quali i ragazzi di Creative Assembly hanno messo in piedi delle meccaniche di gioco completamente slegate da quelle che abbiamo conosciuto finora.

Un’ambientazione decadente quindi, all’interno della quale il giocatore non è più chiamato a far crescere il proprio impero, ma a preoccuparsi piuttosto di mantenerlo in vita fino alla data che conclude il gioco: non a caso, la sfida più grande affrontabile all’interno di Total War: Attila è proprio quella che ci chiede di non far morire l’Impero Romano d’Occidente.

Total War: Attila - bonus preordine  - galleria immagini

Le nuove dinamiche di gioco
Come accennato, per gli Unni gli sviluppatori hanno creato una serie di dinamiche ad hoc, ereditate dalla vecchia espansione Barbarian Invasion del primo Rome: Total War, uscito quando ancora la nomenclatura della serie era differente. In questo caso, ritrovandoci alla guida dei seguaci di Attila non avremo una fissa dimora, dandoci quindi completamente al nomadismo: per equiparare la gestione degli edifici classici al gameplay della modalità orda, Creative Assembly ha quindi pensato di introdurre per questo tipo di popolazione la possibilità di creare degli accampamenti con le proprie truppe, dove introdurre progressivamente aree dedicate all’agricoltura, all’allevamento, al commercio, al reclutamento di nuovi soldati e così via.

Gli Unni vivono prevalentemente di razzie, e pertanto possono sì attaccare gli avamposti nemici e tenerli sotto assedio, ma in caso di conquista le scelte prevedono il saccheggio o la completa distruzione: il classico “dove passo io non cresce più l’erba” raccontatoci anche da Diego Abatantuono nella sua meravigliosa interpretazione in Attila flagello di Dio. I conoscitori della serie Total War si staranno a questo punto chiedendo cosa abbiano fatto invece gli sviluppatori per la componente del gioco in tempo reale, storicamente affancata a quella a turni: quasi immediatamente, è riscontrabile una filosofia destinata a dare maggiore importanza alle scelte operate sul campo, offrendo quindi meno margine per porre rimedio ai propri errori senza pagare alcun dazio.

La presenza di forze come quelle degli Unni, tipicamente basate sulla forza della cavalleria, ha anche spinto Creative Assembly a dare una registrata al modo in in generale le unità si affaticano sul campo di battaglia.

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COSA NON CI PIACE


Ulteriormente ottimizzabile

Tra le problematiche più evidenti di Rome II c’erano dei tempi di caricamento che andavano spesso oltre i limiti del sopportabile, spezzando così il ritmo di una tipologia di gioco che già per conto suo non è elevatissimo. Nel caso di Attila, Creative Assembly dimostra fortunatamente di aver fatto tesoro dei precedenti errori, anche se in alcuni casi restano dei tempi d’attesa abbastanza lunghi: particolarmente, forse per la quantità di elementi da muovere sulla mappa, il problema riguarda le due parti dell’Impero Romano, quando arriva il loro momento tra un passaggio di turno e l’altro. In termini d’impatto grafico la resa è sempre alta, anche se per godere pienamente di tutto il livello di dettaglio offerto da Attila occorre avere un PC abbastanza potente.

Come Crusader Kings, ma non ancora
Nel valzer degli elementi di gioco che debuttano o ritornano all’interno di Attila, la componente dedicata al cosiddetto grand strategy finisce per passare in secondo piano. Anche per meriti della parte principale del gioco, dobbiamo ammetterlo, ma al di là di avere parenti serpenti da cui guardarci e piani per assassinarli ci piacerebbe vedere qualcosa in più, soprattutto alla luce della presenza sul mercato di titoli come Crusader Kings II, che ormai ha anche un bel po’ di tempo sulle spalle. Un discorso simile lo merita la parte che riguarda la diplomazia, la cui interfaccia si presenta anche in modo un po’ confusionario rispetto alla chierezza dell’area principale. Un segno che forse quest’area è stata curata solo successivamente rispetto a quella che è l’ossatura classica della serie Total War: magari vedremo qualcosina in più in futuro.

Total War: Attila - galleria immagini

Commento finale


L’ambientazione di Total War: Attila gioca un ruolo chiave nell’offrire un titolo che, anche in una serie così longeva, non si era mai visto. Dalle mire di espansione dei nostri vecchi popoli si arriva ora alla soglia del Medioevo, attraversando così una parte degli anni più cupi che l’Europa abbia conosciuto: condizioni metereologiche avverse, malattie terribili come la peste e popolazioni agguerrite sono solo una parte di tutto ciò che aspetta anche il giocatore più esperto del brand di Creative Assembly, a cui va dato il merito di avere creato un titolo così interessante e bello da vivere. Peccato per il multiplayer, rimasto simile a quello di Rome II e lontano quindi dalle dinamiche più evolute di Shogun 2.

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