The Order: 1886, la recensione

The Order: 1886 è un gioiello dal punto di vista tecnico, che presenta però alcune limitazioni nel gameplay.

Nonostante la loro uscita risalga a ormai più di un anno fa, le console di nuova generazione stanno vivendo una situazione del tutto particolare, alla pressoché costante ricerca di titoli che riescano a far pendere l’ago della bilancia verso la piattaforma a cui appartengono. Le cosiddette killer application, per le quali come principali candidate troviamo naturalmente le uscite in esclusiva su PlayStation 4 e Xbox One, impegnate a darsi battaglia anche sul fronte del parco giochi.

Una lotta che va avanti anche a colpi di titoli indie e altri giochi che, seppur buoni, non sono in grado di dare alla singola console il risalto di cui i produttori hanno bisogno in questa fase del ciclo di vita. In quest’ottica, è finalmente arrivato The Order: 1886, proprietà intellettuale nuova di zecca per la console Sony, affidata alle mani di Ready at Dawn, team famoso per la realizzazione di God of War per PSP e per la presenza tra le proprie fila di Andrea Pessino, nerboruto CTO di origine italiana.

Svelato in occasione dell’E3 2013 per far aumentare la salivazione di tutti coloro i quali erano in attesa dell’uscita di PlayStation 4, The Order: 1886 si è fatto notare fino a diventare uno dei giochi più attesi dai possessori della console, affamati di produzioni tripla-A all’interno delle quali questo titolo segna il debutto per Ready at Dawn: dopo averci finalmente messo anche noi le mani sopra, non ci resta che scoprire se i ragazzi con base a Irvine hanno colpito nel segno.

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Cosa ci piace


Grafica al top assoluto

Sin dalle primissime fasi di gioco, The Order: 1886 colpisce chi si trova davanti allo schermo con il suo comparto tecnico, probabilmente il migliore che si sia visto finora su console a livello visivo. Poggiata su delle fondamenta che definire solide sarebbe riduttivo, se la grafica di questo titolo doveva servire a mostrare per la prima vera volta i muscoli di PlayStation 4 essa riesce sicuramente nel proprio intento, offrendo al giocatore quella che è una delizia per gli occhi tutta da gustare, passo dopo passo e scena dopo scena.

In un’ottica del genere, gli attimi di gioco vanno a fondersi in maniera quasi indistinguibile con le animazioni d’intermezzo, contraddistinte anch’esse da un taglio cinematografico che fa dell’attenzione per ogni singolo dettaglio la colonna portante di questa produzione, ispiratissima anche grazie alla presenza di ambientazioni mai banali, di cui parleremo a breve, e panorami mozzafiato sulla Londra alternativa immaginata dagli sviluppatori.

Sulla stessa lunghezza d’onda prosegue anche il comparto audio di The Order: 1886, contraddistinto da un’ottima colonna sonora e dalla stessa attenzione per il dettaglio riposta nei confronti della grafica: a voler trovare il pelo nell’uovo, nel doppiaggio italiano abbiamo riscontrato qualche piccolo calo di performance rispetto a quello in lingua inglese, con quelle che sono fortunatamente solo poche battute in cui la voce di chi recita sembra un po’ fuori dal contesto in cui si trovano i personaggi.

The Order 1886 sistema di coperture dinamiche

Il fascino di Londra
Il 1886 di The Order è nettamente diverso da come lo conosciamo dai libri di storia: pur riprendendo pienamente lo stile vittoriano dell’epoca, il gioco ci mette infatti nel bel mezzo di una Londra in grado di sfoggiare un fascino magnetico, che finisce inevitabilmente per attirare a il giocatore. Ready at Dawn riesce a chiamare in causa creature come i licantropi affiancandoli a progressi tecnologici avanzati, infilandoci nel mezzo figure come Nikola Tesla (a nostro giudizio poco sfruttato, ma non è l'unico) e Jack lo Squartatore per creare un genere che attraversa un po’ di tutto, dal gotico, al fantasy allo steampunk.

Forse in alcuni casi ricorre a figure stereotipate, ma lo fa senza esagerare, risultando sempre “credibile” nell’evolversi della storia che vede il giocatore nei panni di Sir Galahad, membro dell’Ordine dei Cavalieri della Regina, fondato da Re Artù in persona. Proprio uno dei luoghi più ricorrenti del gioco ospita la mitica Tavola Rotonda: si tratta della sala del Consiglio dell’Ordine, dove i Cavalieri si riuniscono per fronteggiare una doppia minaccia nei confronti della città, costituita da un gruppo di ribelli sempre più sfrontati nei loro attacchi e dai cosiddetti mezzosangue, vale a dire i suddetti lycan da tempo immemore in lotta contro l’Ordine.

Inutile dire che Sir Galahad si ritroverà coinvolto in prima persona in questa serie di scontri tra fazioni diverse, all’interno della quale non mancano colpi di scena fino alla fine del gioco: a lungo si è parlato della durata di The Order: 1886, e anche per noi l’esperienza complessiva è durata intorno alle 7 ore, riducibili sicuramente a meno senza soffermarsi su particolari dettagli. La scelta di non introdurre momenti di stanca va a tutto vantaggio della narrazione della storia, dalla quale il giocatore finisce difficilmente per volersi staccare, dando vita al classico “altri 5 minuti e smetto”.

Per quanto riguarda la trama, non andiamo oltre per non dare anticipazioni di nessuna sorta: quello che possiamo dire, è che essa eccelle sia dal punto di vista qualitativo che da quello narrativo, offrendo un tassello dopo l’altro nella rincorsa del protagonista verso la verità, con tanto di finale aperto che dà spazio all’eventuale sequel.

The Order: 1886 - galleria immagini

Cosa non ci piace


Gameplay poco profondo

A un livello di produzione di primissimo piano, The Order: 1886 contrappone una struttura di gioco decisamente poco profonda, all’interno della quale sono presenti elementi poco sviluppati. Questi ultimi torneranno sicuramente utili per il futuro, ma limitandoci a guardare al presente non possiamo che rilevare una serie di mancanze: a una quantità e varietà d’armi più che soddisfacente, si contrappone per esempio un bilanciamento un po’ deficitante che porta a prediligere quasi sempre lo stesso fucile, mentre salvo rarissime eccezioni mancano fasi di gioco che valorizzino la singola scelta.

Niente di nuovo sotto il sole per quanto riguarda gli scontri a fuoco, dove anzi The Order: 1886 si presenta qualche passo indietro rispetto ad altre produzioni anche meno recenti: il sistema di copertura è più che buono in realtà, ma a non convincere è l’intelligenza artificiale che porta i nemici a limitarsi a pochi movimenti senza particolari sorprese per il giocatore che sa quindi sempre come affrontarli.

Sarebbero in realtà presenti anche alcune fasi stealth, dove però subentra una possibilità di fallimento ai limiti del frustrante, come nel caso delle uccisioni silenziose da effettuare premendo il tasto triangolo del pad al momento giusto: la pena è naturalmente la morte, ma per fortuna il sistema di checkpoint salva i progressi con regolarità.

The Order 1886 25-10-2013

Coinvolgimento altalenante
Dal punto di vista videoludico, l’intera esperienza di The Order: 1886 è passata dal giocatore in attesa di un picco dal punto di vista impegnativo, che alla fine però non arriva mai. Certo, si può aumentare il livello di difficoltà per dare maggior mordente agli scontri a fuoco, ma di boss fight neanche l’ombra: gli scontri più importanti sono infatti gestiti dal motore del gioco attraverso un uso ripetuto di quick time event, anche in occasione di quella che sarebbe la lotta finale.

Se tutto quanto citato nei pro di The Order: 1886 riesce indubbiamente ad attirare il giocatore, per quanto riguarda le dinamiche di gioco egli finisce per sentirti a tratti un po’ estraniato, con la sensazione che si cerchi solo un pretesto per fare in modo che le sequenze controllate lascino spazio a quelle animate. Si tratta probabilmente della pecca principale del gioco, senza la quale staremmo parlando di un vero e proprio capolavoro, o quasi tale.

Commento finale


The Order: 1886 è un’esperienza da fare

per tutti i possessori di PlayStation 4, con particolare attenzione per quelli interessati a vedere fin dove può spingersi la propria console, ma anche per quelli che vogliono vivere una storia intensa senza la presenza di tempi morti.

Alcuni limiti importanti dal punto di vista prettamente videoludico ci impediscono purtroppo di parlare della fatica di Ready at Dawn come di un capolavoro, ma per quanto concerne il comparto tecnico essa si presenta con le estremamente in regola, arrivando all’appuntamento con l’uscita con degli standard qualitativi in grado di innalzare come si suol dire l’asticella.

Visto il bassissimo livello di rigiocabilità offerto sarà saggio aspettare che passi un po’ di tempo per veder calare quello che è il suo prezzo pieno, ma vivere l’avventura di Sir Galahad sarà una cosa che prima o poi dovrete fare, in un momento storico dei videogiochi in cui tra l’altro le nuove proprietà intellettuali sono sempre più rare.

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