SHIFT 2 Unleashed: la recensione

SHIFT 2 Unleashed: la recensione

Sopravvissuti con il primo capitolo di SHIFT agli affamati squali di Turn10 e Polyphony Digital, i ragazzi degli studi Slightly Mad riprendono il loro viaggio nel pericoloso oceano delle simulazioni automobilistiche per cercare di grattare via dallo storico marchio di Need for Speed gli ultimi brandelli di vernice arcade accomulatasi negli anni come mucillagine attecchita sotto la chiglia di una nave ormeggiata troppo a lungo in un porto dismesso e in procinto d’essere demolito.

La scelta di Electronic Arts di dare fiducia ancora una volta agli sviluppatori londinesi del primo capitolo (e, in passato, di prodotti autorevoli come GT Legends e GTR2) va proprio in questa direzione: la necessità impellente delle alte sfere di EA di reinterpretare videoludicamente il brand di NFS si coniuga perfettamente con il modo a dir poco caloroso con cui pubblico e critica hanno accolto le novità rappresentate da SHIFT prima e da Hot Pursuit poi, nonostante le feroci critiche di chi, con lucida fermezza, ne ha bocciato sonoramente il sistema spettacolarizzato di guida “simil-realistico”.

Cerchiamo allora di fare il punto della situazione attraverso questa recensione che, nelle intenzioni di chi vi scrive, proverà a capire fin dove sono riusciti a spingersi gli sviluppatori di Slightly Mad, e SHIFT 2 Unleashed con loro, nelle bollenti acque dei giochi di corse simulative.

SIMULARE I SIMULATORI

Forti del poderoso lavoro di destrutturazione del marchio di Need for Speed ideato e messo in pratica (seppure in parte) con il primo episodio della mini-serie di SHIFT, gli accorti sviluppatori londinesi di Slightly Mad hanno tentato di esorcizzare i fantasmi arcade del passato con un ventaglio piuttosto ricco di novità che, nel loro insieme, dovrebbero consentirgli di sganciarsi una volta per tutte dal vecchio retaggio: per scoprire se sono riusciti o meno in questa loro impresa, prima di lanciarci a capofitto sullo studio delle meccaniche di gioco e dell’impianto “simulativo” di Unleashed nel suo complesso occorre soffermarci brevemente sugli aspetti che differenziano SHIFT 2 dal suo antenato più diretto.

La prima e, forse, la più importante novità derivante dall’inedita “vocazione al realismo” degli sviluppatori di Unleashed la ritroviamo nella trasformazione della Carriera: la modalità principale a giocatore singolo di SHIFT 2, infatti, pur mantenendo tutta quella serie di orpelli scenici che hanno contraddistinto il capitolo precedente compie un vero e proprio balzo e s’avvicina minacciosamente al territorio di caccia battuto dalla concorrenza con le ultime edizioni di Forza Motorsport e Gran Turismo (più del primo che del secondo, a dire il vero).

Tale modifica assume i contorni di una vera e propria rivoluzione se consideriamo la cancellazione netta del sistema di crescita del personaggio basato, nel 2009, sulla conquista delle Stelle e sul dualismo comportamentale tra la Precisione e l’Aggressività: se le prime sono state sostituite in toto da un massimo di tre “azioni di dominio” per gara legate al raggiungimento di determinati obiettivi su pista (come l’esecuzione impeccabile di un giro o di tutte le curve di un circuito), nel secondo caso il binomio tra le azioni di precisione e gli atti aggressivi si fonde in un unico sistema di Punti Esperienza legato più alla pulizia del nostro stile di guida (e al nostro andamento in gara) che al mondo in cui ci scontreremo con gli avversari per guadagnare posizioni a loro discapito.

SHIFT 2 Unleashed

PILOTI IN CARRIERA

Da ciò, come potete facilmente supporre, ne consegue che all’interno del mondo di gioco di Unleashed l’unica soluzione che il nostro alter-ego virtuale potrà avere nello scalare la classifica dei piloti più veloci e capaci del globo sarà solo ed esclusivamente quella di vincere il maggior numero possibile di gare e raggiungere così un livello e un’esperienza tali da consentirgli di accedere ad eventi e campionati superiori, grazie al gruzzolo di Punti Esperienza e denaro guadagnato ad ogni podio (e al passaggio ad un nuovo livello pilota).

La varietà di eventi disponibili in Carriera è davvero elevato e cresce proporzionalmente ai nostri successi in pista: dalle sfide a tempo alle Contese Giro Infuocato (dove bisogna registrare un record sul giro con una determinata vettura), dai campionati “settoriali” per auto Moderne (dalla classe D alla A) agli eventi Derapata, dai massacranti Endurance ai campionati finali di GT3 e GT1, il ventaglio di opzioni offerte all’utente finale è tanto grande quanto esteso è il numero di tracciati (quasi 90 comprese le varianti, da moltiplicare per 3 se consideriamo la possibilità di intraprenderle di giorno, di notte o al crepuscolo!).

Se c’è però una critica che possiamo muovere in tal senso, questa è dovuta proprio all’estrema disorganizzazione del menù della Carriera che, limitandosi a sbloccare i campionati e gli eventi catalogandoli in base al livello del personaggio e non alla loro specifica tipologia, rende il tutto davvero molto caotico e limita le possibilità di pianificazione e “personalizzazione” della nostra avventura: una lacuna che col tempo, specie quando si raggiunge e supera il quindicesimo livello pilota (necessario per intraprendere le gare in GT3 propedeutiche all’ingresso in GT1), acuisce il senso di disorientamento del giocatore.

SHIFT 2 Unleashed

VOLANTI BOLLENTI

Se dal punto di vista delle opzioni di gioco, del numero di eventi a disposizione nella Carriera e del volume spropositato di tracciati propostici da Slightly Mad il circuito velocistico di SHIFT 2 guadagna in spessore ed amplifica a dismisura il lavoro svolto con il precedente episodio della serie, per quanto riguarda le meccaniche alla guida il salto generazionale risulta essere da subito meno evidente per via del compromesso tra arcade e simulazione cui gli studi londinesi hanno dovuto sottostare per non ampliare a dismisura i tempi di sviluppo e, naturalmente, per non rendere troppo “elitario” un prodotto nato con il gene commerciale di Need for Speed.

La distanza di Unleashed con il motore fisico, con la caratterizzazione del sistema di guida delle varie tipologie di vettura, con la verosimiglianza dei tracciati e con la profondità dell’elaborazione di Forza Motorsport 3 e Gran Turismo 5 è abissale e va ben oltre il semplice discorso del parco auto ridotto (una scelta che, paradossalmente, proprio alla luce di queste mancanze risulta essere addirittura vincente): le differenze di cilindrata, assetto e trazione tra le varie auto che potremo guidare sono infatti limitate, estremamente superficiali e in alcun modo aderenti alla realtà.

I limiti strutturali di un simile impianto di gioco vengono però appianati (ma solo in parte e solo dal punto di vista squisitamente ludico) attraverso il ricco dedalo di parametri di guida regolabili prima di scendere in pista, enfatizzato dal supporto pieno e nativo a un vasto assortimento di volanti: dal controllo della trazione e della stabilità all’HUD comprensivo di telemetria, dall’ABS alla frenata assistita, dai danni (estetici o strutturali) alla sensibilità della sterzata, le possibilità di personalizzazione sono praticamente infinite e consentono a chiunque di estendere o limitare i confini simulativi secondo i propri personalissimi gusti.

Sulla stessa falsariga dei parametri modificabili del sistema di guida troviamo poi le novità sostanziali riguardanti la spettacolarizzazione della visuale interna all’abitacolo, su cui si è scritto e detto molto nel corso dei lunghi mesi d’attesa per la commercializzazione di Unleashed proprio per via della sua atipica natura rispetto a quella delle soluzioni concorrenti: la “Helmet Cam”, infatti, utilizza una serie di espedienti grafici per trasmettere al giocatore la sensazione di trovarsi davvero al centro della scena. Sacrificando la precisione nell’impostazione delle curve, dei sorpassi e dei veloci rettilinei (con un ulteriore gap simulativo che gli amanti del realismo soffriranno non poco), la Helmet Cam cambia l’inquadratura, gli effetti particellari e i filtri in base alla velocità raggiunta, alla violenza dei contatti e degli incidenti, alle asperità del terreno e al punto del tracciato in cui ci troviamo in un determinato momento.

A rendere ancor più frenetiche le gare ci pensa poi l’intelligenza artificiale degli avversari gestiti dalla CPU: a qualsiasi livello di difficoltà decidiate di impostare l’IA nemica, in gara gli avversari penseranno più a speronarci e a romperci le uova nel pianere che a cercare di piazzarsi sul podio. Una scelta, quest’ultima, dettata più dalla necessità di mantenere in Carriera gli alti standard di competitività delle sessioni multiplayer che non dalla volontà dei ragazzi di Slightly Mad di aumentare il livello di sfida degli eventi e dei campionati.

SHIFT 2 Unleashed

MULTIPLAYER

Con SHIFT 2 Unleashed, i ragazzi di Slightly Mad abbandonano completamente il modulo multiplayer del diretto predecessore per abbracciare il ben più corposo Autolog, “imposto” da Electronic Arts agli ultimi capitoli della multisfaccettata saga di Need for Speed. Esattamente come nel recente Hot Pursuit, quindi, in Carriera potremo accedere in qualsiasi momento all’Autolog e alla sua ricca infrastruttura di modalità ed opzioni: richiamato l’apposito menù tramite la semplice pressione di un tasto (su console, Select o Back), potremo così osservare le raccomandazioni (utilissime per dare un senso all’avventura principale e districarsi nella giungla degli eventi), i record da battere per ogni specifico tracciato, i dettagli relativi al proprio profilo, i risultati degli amici e, dulcis in fundo, le immagini e i filmati catturati ingame o nel garage virtuale.

Che l’Autolog sia un mezzo per moltiplicare le possibilità di sfida e il divertimento in multiplayer e non un semplice orpello scenico senza alcuna utilità materiale, lo capiamo dal pacchetto di modalità messe a disposizione degli appassionati: accanto alle classiche gare (per un massimo di 12 giocatori), troviamo infatti i campionati Duello (competizioni 1 contro 1 a eliminazione diretta), gli eventi legati alla Carriera (perfetti per guadagnare Punti Esperienza e denaro spendibile anche in singleplayer) e delle gare denominate “Raggiungi il Gruppo” che, scimmiottando le ormai storiche corse “guardie e ladri” di Need for Speed, mette il giocatore alla guida di un’auto dalla cilindrata superiore a quella dei suoi avversari per lanciarlo all’inseguimento dei suoi nemici prima che raggiungano e taglino la linea del traguardo.

Grazie alla frequenza di aggiornamento dei frame per secondo bloccata a 30 e al buon netcode messo in piedi da Slightly Mad, inoltre, ogni evento online (anche il affollato) offre un’esperienza unica ed amplia a dismisura il divertimento regalato dalle seppur ottime sessioni in singleplayer.

SHIFT 2 Unleashed

GRAFICA E SONORO

Graficamente parlando, SHIFT 2 Unleashed riprende il motore del precedente capitolo e lo amplifica con una dose massiccia di miglioramenti estetici e funzionali alla giocabilità: l’introduzione delle gare in nottura e di quelle al tramonto, ad esempio, grazie alla diversa illuminazione naturale e artificiale è un elemento centrale della giocabilità che finisce col trasformare visivamente ogni gara diurna al punto tale da costringerci a ristudiare daccapo l’impostazione delle curve, l’accelerazione nei rettilinei e i punti strategici in cui poter sorpassare senza il pericolo derivante dai contatti.

Se con la telecamera esterna tutto ciò che di buono è stato fatto in tal senso dai ragazzi di Slightly Mad va a cozzare con un fastidioso fenomeno di aliasing e da un leggero calo del framerate che colpiscono in special modo le versioni console del titolo, è abilitando la visuale all’interno dell’abitacolo (o, meglio ancora, la Helmet Cam) che riusciamo finalmente ad assistere ad un vero e proprio salto in avanti che, pur limitando (e di molto) la precisione delle traiettorie così come la potenza dell’accelerazione e il dosaggio dei freni, regala all’opera un livello qualitativo ben superiore a quello della concorrenza diretta: oltre alla sagoma interna del casco e alle relative fonti di luce che ne accentuano saltuariamente l’imbottitura con un effetto davvero molto suggestivo, l’Helmet Cam proietta l’utente al centro della scena attraverso una telecamera dinamica e una serie tutta propria di filtri grafici e di effetti particellari.

Meno entusiasmanti sono invece i giudizi sul motore fisico (migliore del primo capitolo ma sempre molto lontano dai livelli di FM3 e GT5), sui frequenti caricamenti tra un tracciato e l’altro, sulla ricchezza di poligoni delle vetture (il cui interno non è adeguatamente curato sotto il profilo delle ombre o delle texture) e sui menù di gioco che, a parte la stupenda interfaccia toroidale d’apertura “a realtà aumentata”, subisce una leggera inflessione stilistica rispetto a quanto ammirato nel precedente episodio della serie.

Per quanto riguarda invece il comparto sonoro, tra le caratteristiche meritevoli di lode troviamo le tracce d’accompagnamento (dagli Amberlin agli Stone Temple Pilots, passando per i 30 Seconds to Mars e Jimmy Eat World), la cura nella realizzazione dei 19 filmati esplicativi delle varie modalità e dei campionati più blasonati, la bontà del doppiaggio in italiano e i campionamenti specifici di ogni singola autovettura.

SHIFT 2 Unleashed

COMMENTO FINALE

Con Unleashed, gli studi Slightly Mad non imbastiscono il titanico parco macchine di Gran Turismo 5, non elaborano sistemi di guida anche solo lontanamente paragonabili a quelli di Forza Motorsport 3 e gettano la spugna contro i simulatori su PC che, dal punto di vista del realismo alla guida, giganteggiano: ciononostante, la scelta di ottimizzare il tempo di sviluppo a loro disposizione per concentrarsi su specifici elementi del loro prodotto viene ripagata dalla bontà della Carriera in singolo, dalla ricchezza di tracciati propostici, dalla sublime rappresentazione scenica della visuale interna all’abitacolo e da un granitico impianto multiplayer legato a doppio filo all’esperienza a giocatore singolo.

Approfittando dell’esperienza maturata negli anni passati e dell’oggettiva mancanza di concorrenti diretti nel campo dei racing game pseudo-simulativi (la serie di Project Gotham Racing su tutte), i ragazzi della casa di sviluppo londinese riescono così a ritagliarsi uno spazio tutto loro in un mercato altamente competitivo ma stagnante ed eccessivamente autoreferenziale. Per questo, e per tutti gli altri motivi che abbiamo cercato di spiegarvi con questa recensione, consigliamo l’acquisto di SHIFT 2 Unleashed a chi è alla ricerca spasmodica di emozioni e a quella fetta di appassionati di giochi di corse disposta a soprassedere sulle evidenti lacune dell’impianto simulativo, dall’irrealistico sistema di guida alla scarsa personalità delle vetture proposte.

SHIFT 2 Unleashed

Cosa ci piace
Cosa non ci piace
  • La carriera in singolo: ricca di eventi e di tracciati…
  • Il multiplayer e l’integrazione totale tra la carriera e l’Autolog
  • La divertente visuale interna all’abitacolo
  • …ma troppo caotica e sprovvista di punti di riferimento
  • L’eccessiva aggressività degli avversari comandati dalla CPU
  • Sistema di guida contraddittorio e poco realistico

SHIFT 2 Unleashed: galleria immagini

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