Total War: Shogun 2 – Il Tramonto dei Samurai: la recensione

Total War: Shogun 2 â�� Il Tramonto dei Samurai: la recensioneLa serie Total War è una di quelle che non ha affatto bisogno di presentazioni: tanto è stato infatti il successo della creatura di Creative Assembly nel corso degli anni, che è praticamente superfluo rimarcare la straordinaria abilità del team di sviluppo nel mantenere sempre alta la qualità col passare dei capitoli e del tempo.

Dall’Antica Roma al Medioevo, da Napoleone al Giappone feudale: una dopo l’altra, ogni nuova incarnazione della serie Total War ha saputo fare breccia nei cuori degli appassionati di strategici in tempo reale, offrendo loro ogni volta ore e ore di divertimento dimostrando anche di sapere cambiare la propria formula, pur rimanendo ancorata ad alcuni canoni di base. Proprio nel Paese del Sol Levante siamo tornati un anno fa con Shogun 2, nuova esperienza di Creative Assembly all’interno dell’ambientazione che già nel 2000 ci aveva calati nella battaglia tra clan, con quello che tra l’altro fu il primissimo capitolo della serie Total War.

Un anno reale e trecento anni virtuali dopo, grazie a La Caduta dei Samurai torniamo nuovamente a visitare il Giappone dei famosi guerrieri muniti di spada, stavolta però per assistere al periodo che portò alla loro fine: arriva infatti proprio il 23 marzo la nuova espansione stand-alone di Total War: Shogun 2, che noi di Gamesblog abbiamo prontamente provato per voi. Per sapere tutto ciò che c’è da sapere, non dovete fare altro che seguirci dopo il break.

Total War: Shogun 2 – Il Tramonto dei Samurai: la recensione

Come abbiamo appena detto nell’introduzione, i fatti narrati dentro La Caduta dei Samurai si collocano a trecento anni di distanza da quelli della campagna presente nella versione base di Shogun 2, per l’esattezza in un 1869 che ci porta in un nuovo periodo di tumulti, dovuti principalmente all’influenza dell’Occidente e delle sue potenze sul Giappone, ma non solo. I clan presenti sul territorio si sono infatti divisi in due parti: quelli schieratisi dalla parte dell’Imperatore, e quindi favorevoli al cambio nel sistema di potere, e quelli invece intenzionati a mantenere lo Shogunato a tutti i costi, con tutto ciò che ne consegue. Al centro, come dicevamo, i difficili rapporti con l’Occidente, con uno schieramento più aperto nei suoi confronti e l’altro invece più chiuso. Il dualismo diventa quinti protagonista: se in precedenza c’era infatti un conflitto aperto e con nemici in ogni dove, adesso diventano essenziali le alleanze con gli altri clan che condividono il nostro schieramento, nel mezzo delle quali troviamo anche l’arrivo delle varie potenze mondiali e del loro peso economico-politico in grado di cambiare per sempre gli equilibri interni del Giappone.

In termini di gameplay, l’aspetto più lampante è il progressivo abbandono di katana e altre armi corpo a corpo, con l’ingresso nel conflitto di armi a lunga distanza basate sull’uso della polvere da sparo: rispetto alla versione base di Shogun 2 troviamo quindi un sostanziale mutamento, rivolto verso una direzione che i fan della serie Total War troveranno probabilmente simile a quanto visto dentro Empire. L’arrivo di nuove potenze, del resto, costituisce anche un valido pretesto per introdurre nel gioco nuove unità, visto che l’approdo di Francesi, Inglesi e Americani sulle coste giapponesi permette al giocatore di arruolare truppe (sia di mare che di terra) mai viste in precedenza durante lo Shogunato, ben diverse da quelle che si erano combattute finora sul suolo dell’isola asiatica. Non solo un’espansione quindi, ma un vero e proprio “Empire nello Shogun” dettato anche dalle nuove possibilità offerte dai conflitti marittimi: il giocatore può infatti decidere adesso di andare oltre il blocco portuale, usando la propria potenza anche per bombardare città via mare, con la facoltà di calarsi all’occorrenza anche in prima persona nella battaglia abbandonando per un attimo la strategia ad alto livello lanciandosi in una modalità in terza persona. Ma un periodo tumultuoso come quello legato alla fine dello Shogunato va ben oltre le nuove unità da mettere in campo: il Giappone è infatti in fervente evoluzione, e il passare delle stagioni mette il giocatore in condizione di doversi confrontare anche con l’arrivo di alcune tecnologie mai viste in passato.

Telegrafo e soprattutto ferrovia diventano così elementi fondamentali anche della strategia bellica, che il giocatore dovrà adattare al progressivo diffondersi del trasporto su rotaia, con la possibilità di sviluppare in tal senso la propria infrastruttura in modo da muovere più velocemente le unità sul territorio e ottenere altri benefici. Un ulteriore elemento di distacco rispetto alla versione base di Shogun 2 è offerto dal lasso temporale che troviamo dentro l’espansione: a fronte di meno anni complessivi, gli sviluppatori hanno ben pensato di aumentare il numero di turni per stagione, portandoli a sei per ogni periodo dell’anno e quindi a ventiquattro complessivi. La scelta si traduce nella possibilità di pianificare in modo ancora più dettagliato le proprie strategie legate alle varie fasi, soprattutto per affrontare in modo sensato gli inverni senza lanciarsi in battaglie suicida.

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Battaglie sempre più grandi


Dal punto di vista tecnico, la forza della serie Total War è sempre stata costituita dal suo straordinario livello di realismo nel mettere in campo le forze impegnate in battaglia, dando un taglio epico all’intera azione in battaglia. Per La Caduta dei Samurai, Creative Assembly ha deciso di fare di meglio rispetto a Shogun 2, raddoppiando la cifra di unità schierabili copmplessivamente rispetto alla versione base: si passa infatti da venti a quaranta unità, anche se in realtà il numero di venti rimane comunque vincolante per andare in battaglia, con la possibilità però di ottenere rinforzi da truppe adiacenti raggiungendo così il numero totale di cui sopra. Anche sul dettaglio grafico sono stati compiuti alcuni passi in avanti, soprattutto legati all’aggiunta di nuovi effetti shader e particellari in grado di aumentare ulteriormente il livello di realismo ambientale delle mappe presenti nel gioco, anch’esse cresciute in numero.

Da segnalare inoltre come di ottima fattura anche la componente audio de La Caduta dei Samurai, completamente riprogettata da Creative Assembly per riflettere le profonde mutazioni in corso nel Giappone di fine ‘800: oltre alle nuove voci ed effetti, anche la colonna sonora risente col passare delle stagioni e degli anni della progressiva occidentalizzazione nipponica, presentando così delle melodie diverse rispetto all’inizio della campagna.

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Commento finale


Se siete arrivati fino a questo punto nella lettura di questa recensione, avrete sicuramente capito che La Caduta dei Samurai non è per niente un semplice add-on con l’introduzione di qualche unità e altri elementi marginali tanto per giustificare un esborso aggiuntivo. Grazie alla verosimile scusa offerta del periodo storico di fine Shogunato con grandi cambiamenti per la realtà politica ed economica del Giappone, l’espansione - che ripetiamo non necessita del gioco base - rende di fatto Shogun 2 una sorta di “Shogun 2.5”, modificando in modo anche radicale alcune delle componenti fondamentali viste nella versione base del gioco uscito un anno fa. Come se ciò non bastasse, il prezzo di vendita fissato a 29,99€ non fa altro che dare ulteriore valore a questo titolo, in grado di garantire decine di ore di rinnovato divertimento con la serie Total War sia in modalità singola che multigiocatore. A patto ovviamente di essere dei fan del genere a cui il gioco appartiene e, per l’appunto, delle fatiche di Creative Assembly.




Cosa ci piace

Cosa non ci piace



  • Più di una semplice espansione

  • Nuove possibilità tattiche

  • Shogun 2 rinnovato alla base




  • Chi non è fan della serie continuerà a non amarla


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