Pro Evolution Soccer 2013: la recensione

Pro Evolution Soccer 2013: la recensioneLa lotta eterna inscenata sui campi virtuali di Pro Evolution Soccer e FIFA sintetizza alla perfezione il convulso e fluido processo evolutivo dell'industria videoludica, sempre più indaffarata a spartirsi la torta multimilionaria degli investimenti a suon di progetti fotocopia e di titoli che, nati sotto la buona stella dell'originalità e dell'indipendenza dalle logiche di mercato, finiscono con l'essere replicati all'infinito fino a sbiadire in una melassa di conformismo serializzante (per evitare di urtare i sentimenti di qualcuno preferiamo non fare esempi, come Assassin's Creed, Resident Evil, Super Mario, Metal Gear, Halo e, Infinite ed Episode 3 permettendo, persino BioShock e Half-Life...).

In una dimensione come quella dei videogiochi sportivi a cadenza annuale, però, la battaglia tra l'innovazione e l'omologazione concede dei logici e "giusti" spazi alla serialità spinta, a patto che quest'ultima, se non altro, produca titoli capaci di soddisfare la sete di divertimento e di realismo (sia grafico che "atletico") dei propri appassionati: le cause del successo della serie calcistica di Electronic Arts e del conseguente declino della saga sportiva concorrente di Konami, viste in quest'ottica, vanno così ricercate nel miope atteggiamento assunto dai ragazzi di Shingo "Seabass" Takatsuka in questa generazione di console e nella contemporanea opera compiuta da chi, dall'altra parte del mondo, ha invece colto al volo l'occasione offerta dal nuovo hardware per attuare una profonda ristrutturazione delle meccaniche di gioco del "vecchio" FIFA.

Il periodo oscurantista e conservatore della serie conosciuta in patria (e non solo) con il nome di Winning Eleven, però, sembra essere finito: la "destituzione" di Seabass e gli innumerevoli messaggi lanciati in questi mesi dalle alte sfere di Konami per convincere i fan di lungo corso a riavvicinarsi alle serie e a guardare con fiducia a quest'ultima iterazione dell'epopea digital-calcistica di Konami, infatti, ci hanno indotti a riallacciare gli scarpini virtuali per scendere sul campo di Pro Evolution Soccer 2013 e offrirvi, con questa recensione, il nostro autorevolissimo punto di vista sul titolo (nella sua versione PS3-X360).

LICENZA DI UCCIDERE

Come e più del precedente capitolo della serie, la tentacolare offerta videoludica proposta dall'interfaccia iniziale di PES 2013 nasconde l'impianto di gioco in una miriade di menù e di opzioni di personalizzazione con cui gli appassionati possono, o meglio, devono cimentarsi prima di scendere in campo indossando i colori della propria squadra del cuore. Senza nulla togliere al lavoro compiuto da Konami negli altri ambiti dell'opera, l'elemento che più di ogni altro riesce a sintetizzare lo sforzo profuso dagli sviluppatori giapponesi per migliorare il codice di gioco dell'episodio dello scorso anno è rappresentato dall'Allenamento, la modalità che, ripensata da zero per integrare dei tutorial specifici, andrà ad accompagnarel'utente nella scoperta autonoma di ciò è stato fatto per soddisfare le richieste di realismo e di simulazione pervenute nella sede centrale del team di Tokyo una volta guidato da Seabass Takatsuka (un aspetto di cui, come sempre, ci occuperemo per esteso nel prossimo paragrafo di questa recensione).

Altra grande novità è legata al Mondo Calciatore, il modulo che racchiude al suo interno i vari Campionato Master, Diventa un Mito e Campionato Master Online per riunirli sotto uno stesso tetto con lo scopo di rendere più incisive le migliorie introdotte dai ragazzi di Konami: se la modalità principe degli ultimi episodi di Pro Evolution, la Master League, guadagna delle opzioni aggiuntive per i trasferimenti e la gestione del proprio organico tramite l'ingaggio di preparatori atletici e degli allenatori "di settore", la dimensione Diventa un Mito non è da meno e gode anch'essa delle ottimizzazioni correlate alla cura, alla customizzazione e al "potenziamento" del calciatore impersonato, ad esempio mediante la selezione degli aspetti fisici e tecnici da perfezionare prima di decidere il trasferimento a un'altra squadra o tramite la scelta di disputare delle gare di tributo per ereditare alcune caratteristiche delle leggende "pensionate".

[Gamescom 2012] PES 2013 in nuove immagini e trailer

Gli aspetti gestionali della Master League e dell'esperienza "in singolo" di Diventa un Mito che rientrano nel macro-modulo apprezzato lo scorso anno con l'azzeccato nome di "Football Life", nel complesso, risultano essere più incisivi della mera somma delle innovazioni immaginate da Konami per dare forma all'universo a metà tra la simulazione sportiva e il gioco di ruolo sperimentabile nel Mondo Calciatore: pur con tutte le aggiunte apportate dagli sviluppatori, comunque, dal punto di vista prettamente calcistico la sensazione generale che PES 2013 continui a puntare più sulle licenze che non sulla ricchezza delle modalità proposte rimane forte e trova più di un riscontro nel metodo adottato dagli "orfani" di Seabass per fondere Football Life con le varie competizioni su licenza ufficiale. Sia per l'assenza di parecchi campionati su licenza che per l'incoerenza dei valori e delle statistiche dei calciatori delle squadre meno blasonate, infatti, la Champions League e la Copa Libertadores appaiono come due monoliti che sovrastano e schiacciano i tornei e le leghe nazionali, e questo a prescindere dalle modalità selezionate: in tal senso, il pressapochismo dimostrato dal team di sviluppo interno di Konami finisce col riflettersi negativamente su tutto quello che di buono, invece, era stato concepito nella ricchezza degli elementi di personalizzazione.

L'illogica distanza tra la scintillante atmosfera delle competizioni su licenza e la piatta monotonia delle coppe e dei campionati "minori", però, grazie al cielo viene appianata quasi del tutto dal profondo "rimpasto" che i ragazzi di Tokyo hanno deciso di compiere su più livelli per svecchiare il sistema di gioco nella sua interezza, cominciando naturalmente dagli elementi di criticità ravvisati dai fans nel capitolo del 2011 (a loro volta trascinati dagli errori commessi negli anni precedenti).

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LA MUSICA DELLE SFERE

Dall'uscita del titolo ad oggi, la quasi totalità dei critici del settore e della comunità di appassionati ha indicato in Pro Evolution Soccer 2013 il miglior capitolo della serie da quando è approdata sulle console di questa generazione, e il motivo di una simile, calorosa accoglienza è presto spiegato: dopo quasi cinque anni di oblio e di catastrofi compiute da Konami prosciugando l'impianto di gioco in mille rivoli arcade, l'esperienza calcistica della saga ha riconquistato una sua dimensione simulativa e realistica riuscendo, cosa ancor più importante, a garantire un altissimo livello di coinvolgimento, di divertimento e, perchè no, persino di "immediatezza" (nel senso buono del termine).

Il merito di questo piccolo, grande miracolo videoludico va senz'altro ascritto al triplice lavoro portato avanti dal team storico della saga di Winning Eleven per rivedere il controllo palla, la fase difensiva, l'intelligenza artificiale e le routine comportamentali dei propri compagni di squadra: la faccia più luminosa del diamante intagliato da Konami per il gameplay della sua nuova creatura sportiva (specie in ragione dei disastri del passato) si nasconde dietro l'acronimo di "PES FC" e racchiude, nel nome di "Full Control", le centinaia di ore di sviluppo che dalle parti di Tokyo si sono sobbarcati per rilaveggiare con lo splendore della gemma incastonata da EA nelle meccaniche simulative della soluzione concorrente di FIFA.

Grazie al Full Control, lo spigoloso fraseggio dei capitoli passati si trasforma in una sinfonia di colpi di tacco, di finte fluidificanti e di dribbling slogamascella impostabili con la semplice pressione del grilletto laterale destro e della levetta analogica sinistra: anche in questo caso, però, le esagerate statistiche delle star più famose (e di determinati campionati come quello spagnolo nella sua interezza) unite agli altrettanto illogici scarsi valori comminati agli atleti meno in vista (molti dei quali sono clamorosamente identici a quelli dello scorso anno), penalizzano pesantemente il gioco e obbligano gli utenti a prendere di petto la situazione rimodulando, con l'apposito editor, le statistiche di ogni singolo calciatore.

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Un altro elemento che, se possibile, assume un'importanza superiore rispetto a quella del Full Controll è costituito dal ProActive AI, il modulo che più di ogni altro è stato ideato, concepito e infine plasmato sulla scorta dei consigli pervenuti al team di sviluppo da parte dei fans: il ProActive AI va infatti a riequilibrare il comportamento dei calciatori non in possesso della palla. A trarre i vantaggi maggiori da questa nuova intelligenza artificiale non è però la costruzione del gioco (a quella ci pensano già il Full Control e un abbassamento leggero alla velocità di manovra che, da solo, rende il tutto tremendamente più simulativo e ponderato), ma la gestione della fase difensiva: il tallone d'Achille degli episodi recenti di Pro Evolution, è strano a dirsi ma è proprio così, è diventato uno dei punti di forza di PES 2013 grazie soprattutto alla reattività con cui i calciatori del reparto arretrato riescono a rispondere alle azioni avversarie senza perdere la posizione negli attacchi prolungati e, soprattutto, nei contropiedi. Di questo "Rinascimento tattico", i portieri sono "i Michelangelo" che, posizionandosi tra i pali con la sicurezza di alabardieri della Guardia Svizzera, smettono di comportarsi come scimmie urlatrici e acquisiscono finalmente la sicurezza richiesta a un estremo difensore, reale o digitale che sia. Anche qui, però, la sensazione che tutto scorra "su binari" c'è e rimane forte così come il senso di spaesamento avvertito negli incontri con le squadre più forti da chi, senza mettere preventivamente mano alle statistiche, si ritrova costretto a compiere con il proprio difensore degli atti al limite della scomunica pur di bloccare Cristiano Ronaldo in versione T-1000 (il "robot liquido" di Terminator 2, per chi fosse a digiuno di film d'azione).

Ciò che davvero manca, e che probabilmente continuerà a mancare fin quando non verrà portata a termine la transizione tra questa e la prossima generazione di console, è poi un convincente motore fisico basato sui movimenti degli atleti e sulla gestione della palla come elemento autonomo dell'esperienza di gioco e non come semplice aspetto scriptato (seppur con migliaia di varianti): da questo punto di vista, la concorrenza di FIFA è a dir poco spietata e contribuisce ad acuire la distanza tra l'offerta simulativa delle due soluzioni digital-calcistiche.

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MULTIPLAYER

Partendo dalla solida base offerta dal capitolo del 2011 con l'introduzione degli elementi Football Life nell'esperienza di gioco della Master League Online, gli sviluppatori di Pro Evolution Soccer 2013 hanno apportato delle ulteriori innovazioni al comparto multiplayer, con particolare riguardo nei confronti degli aspetti mutuati dai social network e legati a myPES: gli algoritmi di ricerca delle statistiche degli avversari affrontati in rete (o ancora da affrontare) nelle partite classificate, nei tornei e nei campionati, infatti, sono stati completamente rivisti per aiutarci ad approfondire la conoscenza del modello di gioco e dei punti deboli di ogni allenatore virtuale e delle rispettive squadre

La revisione dell'interfaccia con l'ingresso dei Widget e dei relativi sottomenù legati allo status del proprio team e alle comunicazioni tra gli amici in lista va in questa direzione e contribuisce a caratterizzare la Master League Online dalla sua omologa controparte in singolo: tolti gli aspetti squisitamente estetici, anche dal punto di vista della funzionalità i ragazzi di Konami non si sono lasciati scappare l'occasione per rivedere daccapo il sistema di ricerca delle partite, stabilizzandone il codice per limitare i frequenti fenomeni di lag che hanno attanagliato i capitoli precedenti ed evitare, nei limiti del possibile, gli scontri tra utenti con punteggi e livelli di esperienza proporzionati al proprio. L'unica critica che ci sentiamo di muovere agli sviluppatori giapponesi in merito al lavoro svolto sul comparto multiplayer di PES 2013 è quella legata all'assenza ingiustificata del modulo di condivisione dei replay.

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GRAFICA E SONORO

Forse per via della promessa, forse un tantinello prematura, dell'impiego del Fox Engine come motore grafico dei prossimi capitoli della saga, l'impatto visivo che i programmatori di Konami ci offrono con Pro Evolution Soccer 2013 non è dei migliori: basta infatti una veloce occhiata per accorgersi che le energie spese negli scorsi anni per migliorare il comparto tecnico della serie, questa volta sono state dirottate altrove (leggasi "Metal Gear Solid Ground Zeroes"). Rispetto all'episodio del 2011, le innovazioni grafiche sono solo di natura squisitamente estetica e riguardano la riformulazione dell'interfaccia, la presenza di nuovi elementi per la customizzazione del proprio giocatore nella modalità Diventa un Mito e l'introduzione delle freccette dei passaggi e dei tiri "istintivi" con la levetta analogica: per tutto il resto, dalle animazioni degli atleti alle scene in cinematica per l'ingresso delle formazioni sul rettangolo di gioco, assistiamo solo a dei blandi ritocchi e, nel peggiore dei casi (come per i finali introduttivi), ad un poco onorevole riciclaggio in piena regola del codice di PES 2012.

L'ottovolante qualitativo del comparto grafico, purtroppo, si riflette in maniera speculare sul lavoro svolto da chi si è dovuto occupare dell'audio: all'appena sufficiente colonna sonora e alle blande aggiunte ai cori e ai "rumori da stadio", almeno, troviamo un'azzeccata telecronaca che, gestita dal duo di Pierluigi Pardo e Luca Marchegiani, riesce a prodursi in una grande ricchezza di frasi (specie nelle competizioni su licenza e nei grandi eventi) senza scadere quasi mai nell'ovvio e nei discorsi smaccatamente recitati.

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COMMENTO FINALE

Con PES 2013, i ragazzi di Konami non stravolgono di certo l'impianto di gioco degli ultimi episodi della serie ma, ciononostante, riescono comunque a prodursi in uno slancio rinnovatore decisamente più spinto e audace di quello compiuto da chi, dall'altra parte del campo digitale delle simulazioni calcistiche, si è occupato di FIFA 13.

La dolorosa ma necessaria scelta operata dalle alte sfere dell'azienda di Tokyo di "lasciare in panchina" Shingo Seabass Takatsuka per indurre i propri autori a dare il massimo e a liberare delle nuove energie creative, di conseguenza, si è rivelata più che vincente: il turno di riposo concesso (o imposto) da Konami al leader storico del team di sviluppo di Winning Eleven, alla luce del lavoro svolto in sua assenza dai suoi ragazzi non è stato un semplice intervento di facciata, ma l'atto finale di un lungo processo di revisione delle idee che, in questi anni, hanno provocato la stagnazione qualitativa della serie di Pro Evolution e l'abbandono di gran parte dei suoi fedeli appassionati in favore dei ben più accoglienti lidi simulativi di FIFA.

Pur senza rovesciare i rapporti di forza consolidatisi dal 2006 ad oggi tra le due visioni pallonare più importanti e seguite dell'universo videoludico, infatti, Pro Evolution Soccer 2013 può comunque guardare a testa alta il suo oppositore diretto nella consapevolezza che il percorso di rinnovamento intrapreso dagli sviluppatori può riportare la serie al suo splendore originario, e questo perchè la strada imboccata è quella giusta e c'è ancora un ampio margine di miglioramento e di crescita.




Cosa ci piace
Cosa non ci piace


  • L'ottima atmosfera delle competizioni su licenza ufficiale

  • Le corpose innovazioni alle meccaniche di gioco

  • La vasta scelta di modalità in singolo e in rete

  • Personalizzabile in ogni aspetto




  • C'è ancora molto da fare sulla fisica e sulle animazioni

  • Graficamente troppo simile al capitolo dello scorso anno

  • Gli errori di valutazione e il mancato aggiornamento dei valori dei calciatori



PES 2013: galleria immagini

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