Risen 2: Dark Waters – la recensione

Leggi su Gamesblog la recensione di Risen 2: Dark Waters, nuovo gioco di ruolo sviluppato da Piranha Bytes.

Il momento del giudizio è finalmente arrivato: dopo avervi dato le nostre impressioni su Risen 2: Dark Waters circa un paio di mesetti fa, è infatti tempo di andare a scoprire cosa ci riserva la versione definitiva del gioco sviluppato da Piranha Bytes, ormai in dirittura d’arrivo. Il team con base a Essen, in Germania, conosciuto da molti per aver creato la serie Gothic, è dunque chiamato a dare un definitivo saggio della propria bravura dopo aver deciso nel 2009 di cambiare, affidandosi a un nuovo marchio.

La serie di avventure dell’eroe senza nome è ben lungi dal finire, e vede ora un netto cambiamento anche rispetto al primo episodio: pur condividendo gran parte degli elementi del primo Risen, Dark Waters ci porta all’interno di un mondo popolato soprattutto da feroci bucanieri, con influenze provenienti un po’ da tutte le opere che hanno fatto dei pirati i loro protagonisti. Da Monkey Island a Pirati dei Caraibi, in Risen 2: Dark Waters sembra esserci un po’ di tutto, così come l’esperienza di Piranha Bytes sembra poter essere un marchio di garanzia per la buona riuscita di questo titolo.

Andiamo a scoprire cosa dobbiamo aspettarci dal gioco in uscita su PC il 27 aprile, mentre – notizia degli ultimi giorni – su PlayStation 3 e Xbox 360 arriverà il 3 agosto. Seguiteci dopo il break.

Risen 2: Dark Waters - la recensione

Dieci anni sono passati dagli eventi narrati nel primo Risen: l’eroe senza nome è nel frattempo entrato nei ranghi dell’Inquisizione, ordine religioso-militare visto nell’avventura precedente in combattimento contro il Don. Archiviati gli avvenimenti precedenti, il nostro protagonista si trova ora in quel di Caldera, dove più che all’attività del proprio ordine si dedica a scolare bottiglie mentre il mondo va in rovina, devastato dalla furia dei Titani: sempre più navi naufragano sulle coste della stessa Caldera, minacciate da un pauroso kraken controllato da Mara, Titano delle Acque. Abbandonatosi ormai al proprio destino, proprio dopo uno di questi naufragi l’eroe ritrova Patty, sua vecchia conoscenza che riuscirà a coinvolgerlo prima di tutto nella ricerca di suo padre, il pirata Gregory-Emmanuel Steel Beard, ma soprattutto in quella di un prezioso artefatto in grado di sconfiggere Mara. Lasciando Caldera ancora come membro dell’Inquisizione, ma sotto copertura, il protagonista dovrà quindi assicurarsi l’amicizia dei temibili bucanieri guidati dal padre di Patty per riuscire nell’impresa.

Questo è in soldoni il modo in cui Risen 2: Dark Waters ha inizio, offrendo quindi con l’azione sotto copertura del suo protagonista il pretesto per un cambio d’ambientazione, pur agganciandosi alla trama del suo predecessore: in termini di gioco, tutto ciò si traduce in luoghi da visitare ancora più vasti rispetto alla sola isola di Faranga vista nel primo Risen, dando al giocatore la possibilità di muoversi attraverso il mare per raggiungere vari luoghi, tutti differenti nella loro composizione e quindi tutti da scoprire. Rimanendo sull’argomento, è particolarmente apprezzabile il fatto che gli sviluppatori abbiano fatto in modo da concentrare i caricamenti solo nel passaggio tra un’isola e l’altra, dando così modo di godere pienamente dell’esperienza esplorativa offerta dal gioco. Arrivare su un luogo tutto nuovo però non è cosa facile, visto che per orientarsi è necessario reperire una mappa sulla quale “segnare” i luoghi conosciuti, per poi poter usufruire solo in un secondo momento degli spostamenti diretti all’interno della stessa macro-area. Salendo sulla propria nave è invece possibile muoversi direttamente tra i vari porti, visto che una volta scelta la destinazione troviamo ad accompagnarci le sole scene d’intermezzo prestabilite dal team di sviluppo, intervallate dal caricamento di cui parlavamo poco fa.

Risen 2: Dark Waters - la recensione

15 uomini sulla cassa del morto

La prima isola che ci troviamo a visitare è Tacarigua, luogo dove Inquisizione e pirati si dividono quello che è un luogo abbastanza incontaminato: dopo aver appreso i rudimenti sul gioco, ci troviamo quindi lanciati nelle prime missioni da compiere per acquisire familiarità con le meccaniche di gioco di Risen 2. A nostra disposizione troviamo vari tipi di armi, partendo da quelle di tipo corpo a corpo come spade, sciabole e chi più ne ha più ne metta, passando per altre armi da lancio come coltelli e lance per arrivare anche alle armi da fuoco. Come già visto in passato, ogni tipo d’arma richiede un certo livello di conoscenza per essere usata: anche se i punti da spendere per imparare nuove mosse e l’uso di nuove armi sono stati ridefiniti da Piranha Bytes con il termine Gloria, di fatto rimangono dei punti esperienza, acquisibili completando le quest che ci vengono assegnate dai personaggi non giocanti come nel più classico dei giochi di ruolo. Le abilità possono essere imparate da alcuni personaggi, che richiederanno in molti casi anche il pagamento di una certa somma di denaro per insegnarci quello che sanno: oltre a quelle di combattimento, troviamo anche altri tipi di mosse che possono tornare utili soprattutto a un pirata che si rispetti, come la possibilità di scassinare serrature o di sfilare beni preziosi a personaggi del tutto ignari del furto che stanno subendo.

Detto ciò, facciamo un attimo un passo indietro per tornare a parlare delle armi, ma soprattutto del loro uso in combattimento: una delle principali critiche mosse al precedente capitolo di Risen era infatti relativa all’elevata difficoltà riscontrata nei momenti di lotta, causata anche da un sistema di controllo complessivamente poco “fluido”. Se questo è uno dei motivi per i quali non avete amato il gioco uscito nel 2009, probabilmente anche Risen 2 allora vi lascerà con l’amaro in bocca: qualche passo in avanti è stato fatto certo, anche grazie al diversivo offerto dall’ausilio delle armi da fuoco. Rispetto all’anteprima ci troviamo a dover fare però una piccola retromarcia, visto che soprattutto con l’avanzare del gioco i combattimenti restano ancora impegnativi, richiedendo quindi una buona dose di concentrazione e conservando quella sensazione di ingessamento nei movimenti riscontrata in precedenza.

Uno dei lati positivi maggiormente apprezzabili in Risen 2: Dark Waters è invece la libertà che viene offerta al giocatore, sia in termini di free roaming (anche se non siamo ai livelli di Skyrim), sia nel modo in cui egli intende spendere i propri punti esperienza e i suoi soldi per acquisire nuove abilità: non abbiamo citato finora il voodoo, altra “disciplina” imparabile da alcuni indigeni dell’arcipelago di isole nel quale ci troviamo a girogavare, in grado di offrire potenti alternative riguardanti vari aspetti del gioco, offrendo allo stesso tempo un utile diversivo. Divertenti sono per esempio le fasi in cui ci troviamo a usare le famose bambole voodoo, per prendere letteralmente possesso di un altro personaggio, controllandolo a nostro piacimento: sarà dunque possibile per esempio muoversi nelle vesti di uno dei capi dell’Inquisizione locale, impartendo ordini che possano ovviamente andare ad aiutare il nostro eroe nel compiere le proprie azioni.

Risen 2: Dark Waters - la recensione

Buono sì, ma non eccezionale

Tecnicamente, lo stato finale di Risen 2 resta pressoché immutato rispetto a quanto abbiamo avuto modo di vedere in occasione della nostra anteprima: sicuramente apprezzabili sono i già citati caricamenti, limitati solo al passaggio da una macro-area all’altra, e tra l’altro dalla durata più che accettabile. Il dettaglio grafico si lascia apprezzare, offrendo buoni colpi d’occhio soprattutto per quanto riguarda il paesaggio e i panorami offerti dalla natura selvaggia, anche se dal punto di vista del giocatore è riscontrabile un fenomeno di pop-in piuttosto accentuato. Il ciclo giorno-notte è implementato a dovere da Piranha Bytes, che ovviamente non lo ha reso fine a sé stesso: le tenebre possono essere infatti il momento giusto per sgattaiolare all’interno di un luogo non visti, tanto per fare un esempio banale. Nulla da eccepire sul comparto audio, per il quale è possibile contare su una buona colonna sonora e su un altrettanto buon doppiaggio in lingua inglese, sottotitolato in italiano.

Risen 2: Dark Waters - la recensione

Commento finale

Lo sforzo profuso da Piranha Bytes nella realizzazione di Risen 2: Dark Waters è di sicuro evidente, anche se come rimarcato nel corpo della recensione non esente da difetti. Chi pur con le sue lacune ha avuto modo di apprezzare il primo capitolo, probabilmente non resterà deluso da questo secondo episodio, più ampio e più vario anche alla luce delle nuove introduzioni in grado di dare maggior respiro al gameplay. Il cambio d’ambientazione, nato da un pretesto comunque credibile, rende questo titolo comunque appetibile anche per chi non ha giocato al vecchio Risen, categoria alla quale consigliamo quindi una prova su strada prima di decidere sull’acquisto della nuova fatica del team tedesco. È comunque bene ricordare la presenza di alcuni difetti, che purtroppo non fanno di questo gioco un must-have: non per questo però non avrete modo di divertirvi con Risen 2: Dark Waters e i suoi pirati.

Cosa ci piace

Cosa non ci piace

  • Ambientazione più varia
  • Libertà di movimento e personalizzazione
  • Buono tecnicamente…
  • …ma con alcuni difetti evidenti
  • Nulla di veramente nuovo
  • Combattimenti sempre impegnativi

Risen 2: Dark Waters – la recensione
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