The Town of Light: la recensione

The Town of Light colpisce come un pugno in pieno stomaco: la nostra recensione del progetto tutto italiano di LKA.it.

Provate a cercare su un motore di ricerca notizie sul manicomio di Volterra: se dopo i primi quattro o cinque contenuti proposti avrete il fegato di volervi documentare ulteriormente e in un modo che sia in grado di coinvolgervi in prima persona, allora siete pronti ad affrontare The Town of Light.

Parlare di coraggio potrà forse sembrare strano a qualcuno, ma vi assicuriamo che arrivati a un certo punto ne avrete davvero bisogno per portare a termine il gioco: non a causa di mostri che spuntano dalle pareti o chissà quale altra trovata messa lì per farvi saltare dalla sedia, ma per l’impatto che la realtà del passato avrà sulle vostre emozioni.

All’interno di The Town of Light viene infatti affrontato il tema della follia in modo diretto e crudo, per mostrarci quella che era la realtà di tutti i giorni di molti degli ospedali psichiatrici attivi a inizio ‘900, prima che arrivasse la famosa legge Basaglia del 1978 a chiuderli definitivamente. Nel giorno in cui The Town of Light arriva sul mercato in digital delivery, vi proponiamo la nostra recensione del titolo sviluppato dall’italianissimo team LKA.it.

Cosa ci piace

Tra documentario e romanzo
The Town of Light ci mette nei panni di Renée, una ragazza di appena sedici anni internata nel manicomio di Volterra nel 1938. Nonostante per quanto ne sappiamo la storia raccontata nel gioco non sia realmente accaduta, lo è invece gran parte degli elementi che la compongono. Per la realizzazione del gioco, gli sviluppatori hanno svolto infatti un notevole lavoro di documentazione, per dare alla rappresentazione della storia un’accuratezza che fosse in grado di mostrarci davvero cosa voleva dire vivere da “pazzi”.

Trattandosi di un gioco guidato dalla trama, eviteremo in modo assoluto di esplorare i dettagli di quest’ultima, ma di sicuro possiamo dire che sotto questo aspetto i ragazzi di LKA.it hanno centrato l’obiettivo: nonostante nella sua parte centrale la storia si perda un po’, le circa quattro ore necessarie per completare The Town of Light rappresentano la vita spezzata di Renée in un crescendo che dimenticherete difficilmente.

L’epilogo è un vero e proprio pugno nello stomaco, in grado di far provare un dolore del tipo che solo una dura verità può riuscire a infliggere: forse vi arrabbierete e arriverete anche a maledire il team per non aver posto filtri nel rappresentare abusi e soprusi, ma vi assicuriamo che sono state davvero poche le occasioni in cui un videogioco ci ha lasciati così con il fiato corto senza ricorrere a jumpscare e cose simili.

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Ricostruzione accurata
Dopo un periodo iniziale d’incubazione, partito nel 2011 con l’idea alla base di The Town of Light, i ragazzi di LKA.it hanno deciso di puntare sull’aspetto documentaristico di questo titolo. Senza ombra di dubbio, sarà grazie a questo progetto che molti giocatori potranno conoscere un pezzo di storia ben preciso, che con buone probabilità essi avrebbero altrimenti ignorato.

Il lavoro svolto è stato certosino: se avete seguito le notizie dei mesi scorsi riguardanti The Town of Light, avrete visto immagini riguardanti il confronto tra il manicomio di Volterra nella realtà e nel videogioco, con risultati sorprendenti. Dopo aver provato tutta l’esperienza di The Town of Light, possiamo dire che a tratti sembra davvero di trovarsi all’interno della struttura, ormai abbandonata, dove chi va in visita spesso sostiene di “sentire” tutta la disperazione e la solitudine delle persone che vi venivano internate. Questi elementi vengono rappresentati a dovere all’interno del gioco, ricorrendo a elementi reali grazie a disegni e scritte effettuati sui muri.

Là dove la realtà attuale non arriva a rappresentare lo stato di degrado nel quale venivano lasciati i pazienti dell’ospedale, ci pensa invece la colonna sonora adeguatamente psicologica a fare il resto. Se dal punto di vista audiovisivo The Town of Light offre una perfetta riproduzione dell’ospedale di Volterra del 1936 e del 2016 (la storia viene raccontata partendo dai giorni nostri), lo stesso si può dire anche di quanto accadeva tra i muri della struttura toscana.

Nel luogo di non ritorno, come veniva chiamato all’epoca, s’intrecciavano storie composte purtroppo da abusi di vario tipo, a partire da quelli che la medicina proponeva come metodi di cura, come l’elettroshock, per arrivare a quelli che venivano invece compiuti da parte di coloro i quali avrebbero dovuto invece prendersi cura delle persone internate.

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Cosa non ci piace

Performance migliorabile
Nonostante nella ricostruzione degli ambienti The Town of Light riesca ad aggiungere livelli eccellenti, con tanto di targhette e altri dettagli prelevati dalla realtà, in alcuni casi il comparto grafico messo in piedi con Unity non riesce a dare alla storia il giusto supporto.

Se di fronte alla qualità altalenante delle texture esterne si può chiudere un occhio, lo stesso non si può dire degli evidenti problemi di performance, che vanno a impattare in modo evidente sul carico di lavoro al quale è sottoposta la GPU: accade infatti di frequente che il numero di frame per secondo cali in modo significativo, in alcuni casi anche fino a bloccare l’immagine su schermo per riprendere solo dopo qualche istante a funzionare in modo fluido.

Poco videogioco
The Town of Light non è un titolo per tutti e non fa di certo un mistero di questa cosa, un po’ per il tema trattato e un po’ per l’impostazione che LKA.it ha deciso di dare al proprio prodotto.

In modo molto simile ad altri titoli usciti proprio di recente, The Town of Light non propone infatti enigmi particolarmente congegnati o trovate di gameplay originali: per proseguire nella storia di Renée, gran parte di quello che dobbiamo fare è semplicemente camminare, affrontando di tanto in tanto qualche punto in cui entra in gioco la componente videoludica.

Si tratta però di elementi davvero semplici, nei quali anche in caso di blocco è comunque possibile fare ricorso a un sistema di suggerimenti inserito all’interno del contesto stesso del gioco.

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Commento finale


The Town of Light ci ha colpiti in modo diretto, riuscendo a far leva sulle nostre emozioni al punto da riuscire a riprenderci solo a distanza di ore. Rabbia, tristezza e amarezza vorticano mentre assistiamo inermi alla vita di Renée che scivola via, partendo da una situazione di distacco fino a provare una sincera empatia per la protagonista.

Anche se dotato di qualche piccolo difetto nel design, il titolo realizzato dai ragazzi di LKA.it merita di essere vissuto, a patto però di essere ben disposti nei suoi confronti. Sia per quanto riguarda il genere, sia per la presenza di contenuti che potrebbero risultare particolarmente duri da metabolizzare. Allo stato attuale, di sicuro non vedrete cose del genere in nessun altro titolo presente sul mercato.

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