Mass Effect 3: la recensione

Mass Effect 3: la recensione - Gamesblog.it inaugura l'ultimo viaggio interspaziale della Normandy
Mass Effect 3: la recensione
Mass Effect 3: la recensione - Gamesblog.it inaugura l'ultimo viaggio interspaziale della Normandy

Lo straordinario percorso narrativo e videoludico intrapreso da BioWare con la serie di Mass Effect è giunto finalmente al suo atto conclusivo: si compie il ciclo di una delle saghe più rappresentative e appassionanti di questa generazione di console e con esso si chiude quello che, per gli addetti al settore e buona parte del “popolo videogiocante”, è considerato uno dei più grandi progetti d’intrattenimento digitale degli ultimi anni.

L’apprensione nutrita in questi mesi dai fan di lungo corso per la mole di novità preannunciate dagli sviluppatori canadesi, unita al traumatico ricordo della problematica evoluzione della proprietà intellettuale di Dragon Age, di certo non ha contribuito a rendere meno opprimente l’attesa per la partenza dell’ultima avventura galattica del comandante Shepard: enigmatico e imperscrutabile quanto il vuoto siderale che divide le stelle osservabili dagli oblò della Normandy, il successo commerciale (e qualitativo) dell’opera ultima di Ray Muzyka e compagni determinerà il corso dell’intero settore nei mesi e negli anni a venire.

Sulle spalle dello Spettro e dell’agente speciale N7 più famoso della Via Lattea grava il peso dell’intera comunità galattica: oltre che per dare risposta alle richieste dei “fratelli del cosmo” colpiti duramente dai Razziatori, la recensione di Mass Effect 3 che vi proporremo quest’oggi cercherà perciò di evidenziare i pregi e i difetti dell’ultima opera fantascientifica dei ragazzi di BioWare.

L’INVASIONE DEI RAZZIATORI

Prima di addentrarci nell’analisi spicciola degli elementi narrativi, tecnici e “ludici” del titolo, ci prendiamo pochi istanti per ricordare in estrema sintesi a chi si è perso i due capitoli precedenti della saga che la prima trilogia di Mass Effect, a cui ne faranno seguito delle altre nei prossimi anni, ci proietta nel 22° secolo per consentirci di vivere l’ascesa della razza umana nel consesso delle altre specie galattiche grazie alla scoperta di una rete di antichissimi portali utilizzati sia dagli uomini che dagli alieni per spostarsi istantaneamente tra i sistemi stellari contigui. Malvisti dai “cugini galattici” per la velocità e l’aggressività con cui instaurano le loro colonie, gli umani guadagnano il rispetto delle altre società aliene riunite nell’istituzione comune del Consiglio della Cittadella solo grazie all’intervento del comandante Shepard, riuscito, assieme al fedele equipaggio della sua nave (la Normandy), a sventare l’attacco di razze robotiche (Geth) e insettoidi (Collettori) indottrinate dai Razziatori, dei giganteschi “calamari cibernetici” che “coltivano” in cicli di 50.000 anni le creature organiche della galassia (umani inclusi) per poi fare ritorno e annientare tutte le civiltà evolutesi utilizzando i portali.

Il “preambolo informativo” dei capitoli passati si rende necessario per la natura stessa della trama di Mass Effect 3: proprio come per il precedente episodio, anche l’introduzione dell’ultimo capitolo della trilogia dedicata a Shepard coincide con la fine degli eventi degli episodi passati e restituisce un’immagine coerente con le scelte prese dagli appassionati di lungo corso attraverso il recupero dei vecchi salvataggi. Apprezzato dai fan e persino dai detrattori, il “carattere mutevole” della struttura narrativa utilizzata da BioWare per sviluppare la trama della saga, in ME3 raggiunge nuove vette qualitative: la catastrofica invasione dei Razziatori e la consapevolezza di dover affrontare la minaccia prima che sia troppo tardi, infatti, spinge Shepard a compiere scelte di vitale importanza per riunire sotto il suo comando tutte le forze umane e aliene disposte a seguirlo nel contrattacco finale.

Mass Effect 3: immagini esclusive (parte 1)

Le decisioni prese dal protagonista si riflettono sul destino del cosmo e determinano la sopravvivenza o la caduta di intere civiltà: grazie al particolare stratagemma escogitato dagli sviluppatori per legare l’esito delle missioni e delle scelte dei dialoghi alle forze dell’esercito interplanetario da schierare per la battaglia conclusiva contro i Razziatori, ogni azione compiuta nell’universo di gioco di ME3 moltiplica il valore ruolistico dell’opera, accentuando di conseguenza l’immedesimazione e l’importanza stessa di ogni singola parola (o pallottola) impiegata per il bene della collettività.

Se nel primo e nel secondo capitolo della saga i rapporti tra il protagonista e le altre specie (o con i membri del proprio equipaggio) era dominato più dalla curosità che dalla necessità, in Mass Effect 3 l’impellenza del contrattacco ai Razziatori rende indissolubile il legame tra le fasi action e quelle narrate, prova ne sia la naturalezza con cui è possibile gestire i dialoghi e le azioni dirette sul campo di battaglia. L’allineamento morale, ad esempio, è stato sostituito da un sistema di reputazione studiato per riprodurre con maggiore veridicità il comportamento in tempo di guerra degli alti ufficiali; allo stesso modo, la gestione dell’equipaggiamento e delle tattiche di squadra è stato rivisto da zero per integrare un modulo “pre-battaglia” con cui operare di volta in volta i cambiamenti all’armamentario e alle abilità biotiche. Nonostante l’operazione di “semplificazione costruttiva” portata avanti da BioWare per rimodulare l’allineamento morale classico dei due episodi precedenti, le analogie con il sistema di “gestione narrativa” dei dialoghi di Mass Effect 2 sono così forti da rendere impercettibili i miglioramenti apportati in tal senso dagli sviluppatori. Le scene d’intermezzo sono gli aspetti narrativi maggiormente penalizzati da questa situazione: per il naturale “logoramento” dovuto alla serializzazione della proprietà intellettuale, per la mancanza di slanci innovativi e, forse, per la semplice consapevolezza della conclusione della trilogia, l’invasione iniziale della Terra e la scena finale di ME3 non riescono ad avere l’impatto emotivo sperato e lasciano con l’amaro in bocca. Chi segue da sempre la serie sa però che il grosso del divertimento, prescindendo dai dialoghi e dalle fasi in cinematica, è rappresentato dagli scontri a fuoco e dalle missioni intraprese da Shepard e dalla sua squadra per rispondere colpo su colpo agli attacchi nemici: andiamo allora a vedere cosa è stato fatto in tal senso dal team preposto da BioWare per migliorare il gameplay spicciolo di Mass Effect 3.

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LA TRINCEA GALATTICA

L’ambigua impalcatura di gioco eretta da BioWare per fondere in Mass Effect gli aspetti ruolistici della trama con le fasi action delle sessioni sparatutto è stata da sempre il punto di forza e, al tempo stesso, l’aspetto più criticato dell’intero progetto: con il terzo e ultimo episodio della trilogia dedicata al comandante Shepard, la diatriba tra i sostenitori di queste due “scuole di pensiero” viene sfumata dalla necessità dell’equipaggio della Normandy di adottare ogni stratagemma bellico e diplomatico per organizzare il ritorno sulla Terra e il contrattacco ai Razziatori. Se gli episodi precedenti potevano dare adito a fraintendimenti, Mass Effect 3 abbandona la logica duale dell’action-GDR e abbraccia con naturalezza il genere dei “giochi di guerra”: il fine ultimo di ogni azione intrapresa dagli utenti è l’annientamento del nemico.

Posta in quest’ottica, la poliedrica offerta videoludica di Mass Effect 3 assume contorni ben delineati e si presenta come un vero e proprio “manuale di strategia interattiva” scritto dalle razze coalizzatesi per eliminare una volta per tutte la minaccia costituita dai Razziatori: il lavoro portato avanti dagli sviluppatori canadesi per migliorare le sessioni di gioco più cruente segue la logica dei “piccoli passi” attuata per limare le spigolosità della trama. La lista degli elementi toccati da questa imponente “revisione silenziosa” è virtualmente infinita: le meccaniche di potenziamento delle abilità e dell’equipaggiamento, ad esempio, vedono l’introduzione di clip aggiuntive per le armi, di poteri bonus sbloccabili approfondendo la conoscenza dei compagni di squadra e di abilità avanzate (tecniche, fisiche e biotiche) con un doppio ramo di potenziamento.

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Rimanendo sempre tra le pareti metalliche della Normandy, citiamo poi la riassegnazione logistica dei compartimenti dell’astronave per far spazio a una zona tattica supplementare (per accedere alla modalità multiplayer, all’area diplomatica, alle comunicazioni con il campo base e alle risorse di guerra accumulate di missione in missione) e ai moduli di personalizzazione dell’armamentario nella stiva di carico utilizzata a suo tempo per far spazio al compianto Hammerhead e al mai dimenticato Mako. Quest’ultima zona, tenuta in contatto costante con i mercati della Cittadella per acquistare articoli con un piccolo sovrapprezzo, prima di intraprendere ogni missione viene visitata “virtualmente” da Shepard e dagli altri membri della squadra per attuale le ultime modifiche alle abilità e alle armi da sfoggiare sul campo di battaglia: l’assenza, in questo determinato frangente, di un modulo automatico per la selezione della corazza è una pecca fastidiosa che però viene ampiamente compensata dalla presenza di un numero spropositato di fucili e di pistole, ognuno dotato di un proprio albero di potenziamenti (a loro volta migliorabili). Non meno profondi sono poi i cambiamenti apportati all’interfaccia di esplorazione planetaria: abbandonate le splendide scampagnate a bordo del Mako del primo episodio, in Mass Effect 3 il processo di ricerca delle risorse di guerra e del carburante viene gestito da un semplicistico e deprimente sistema di impulsi radar e sonde minerarie tratto da quello, decisamente più profondo e persino più divertente (chi l’avrebbe mai detto?!), che ha caratterizzato il secondo capitolo.

Di analogo tenore sono gli interventi apportati alle fasi sparatutto: la maggiore fluidità dei movimenti, unita all’introduzione degli attacchi corpo a corpo e di un sistema di coperture dinamiche decisamente più reattivo, rende gli scontri molto più appaganti. La presenza di un maggior numero di fucili di precisione, di mirini telescopici applicabili alle pistole e alle mitragliatrici, di nuovi poteri biotici e degli esplosivi fa il resto e contribuisce ad accrescere il valore delle migliorie introdotte nel gameplay e la sensazione di appagamento percepita tanto dagli appassionati di lungo corso quanto dai neofiti della saga, specie in virtù della straordinaria longevità del titolo (venti ore per finire la campagna, una quarantina per concludere tutte le missioni secondarie e gli obiettivi accessori) e di altri aspetti come la difficoltà e l’intelligenza artificiale dei nemici. Rispetto alle soluzioni concorrenti e ai due episodi passati, Mass Effect 3 dimostra una scalabilità unica e offre un tasso di sfida congruo alle richieste di tutte le categorie di utenti: ai livelli di difficoltà più elevati, la grande varietà dei nemici incontrabili e il diverso approccio alla battaglia da adottare per ogni tipo di sfida e di terreno garantisce ai giocatori un’esperienza sempre nuova che amplifica il valore di ogni singola mossa compiuta dal proprio alter-ego e dai compagni di squadra.

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MULTIPLAYER

Parallela e complementare all’esperienza di gioco in singolo, la modalità Galassia in Guerra contribuisce ad aumentare le risorse di guerra a disposizione di Shepard per affrontare i Razziatori nella battaglia finale attraverso una serie di missioni da intraprendere in un modulo cooperativo inedito a 4 giocatori: come avrete capito dalla mole spropositata di contenuti analizzati nei paragrafi precedenti di questa recensione, l’introduzione dell’elemento online nel processo di sviluppo di Mass Effect 3 non ha pregiudicato in alcun modo la qualità del progetto complessivo, limitandosi ad offrire un semplice “diversivo” tra una missione e l’altra.

Lo scopo delle operazioni da intraprendere nella modalità Galassia in Guerra è quello di respingere gli attacchi delle truppe Cerberus inviate dall’Uomo Misterioso sulle colonie umane più esterne, lasciate in balia di loro stesse dopo l’invasione terrestre dei Razziatori: i quattro partecipanti alla cooperativa possono personalizzare il proprio alter-ego seguendo lo schema dei “potenziamenti scalari” tipico degli sparatutto analoghi (più missioni riusciremo a portare a termine, maggiori elementi d’equipaggiamento avremo a disposizione), accumulando il punteggio sopravvivendo a ondate sempre più arcigne di avversari.

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GRAFICA E SONORO

Visivamente parlando, Mass Effect 3 è un caleidoscopico universo di colori e di sensazioni difficilmente descrivibili seguendo il rigido e semplicistico parametro della grafica e della tecnica spicciola: sopraggiunti (con il precedente capitolo) i limiti strutturali delle piattaforme da gioco di questa generazione, gli sviluppatori di BioWare si sono concentrati sugli aspetti artistici dell’opera e, così facendo, hanno arricchito la dimensione videoludica e narrativa della saga riuscendo a settare un nuovo canone estetico.

Al blando miglioramento dei modelli poligonali dei personaggi a schermo e delle loro espressioni facciali rispetto a quanto visto nel secondo capitolo della saga, ai frequenti glitch, ai tediosi caricamenti della versione PS3 e all’altrettanto fastidioso swap continuo dei DVD della versione X360 fanno infatti da meraviglioso contraltare gli effetti particellari, i filtri grafici e le illuminazioni plasmate dagli sviluppatori canadesi per donare ad ogni ambiente un carattere univoco in grado di stupire lo spettatore a prescindere dalle inutili disquisizioni sul realismo e sulla potenza computazionale di chi, incurante di un simile spettacolo e del lavoro certosino portato avanti da BioWare, si limita a contare le texture sbiadite senza cogliere la bellezza del contesto complessivo.

La colonna sonora e i campionamenti audio scelti per dare forma alle scene di intermezzo e alle missioni, come per i due episodi passati sono di altissimo livello e garantiscono quel trasporto emotivo richiesto dalle situazioni scaturite dalle battaglie più cruente e dalle fasi in cinematica più importanti ai fini della trama. Altalenante è invece il giudizio sul doppiaggio in italiano, decisamente inferiore a quello in madrelingua sia per il livello interpretativo di taluni personaggi che per la trasposizione edulcorata di espressioni e frasi che, in inglese, risultano essere ben più spinte e “colorite”.

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COMMENTO FINALE

La fine della trilogia di Mass Effect coincide con l’inizio di una leggenda che rimarrà impressa nella mente e nei cuori di milioni di appassionati, e questo grazie al lavoro compiuto dai ragazzi di BioWare per tracciare la rotta dell’ultimo, straordinario viaggio della Normandy: abbagliante come l’esplosione d’una supernova, Mass Effect 3 è la massima espressione dei GDR votati all’azione ed è degno, nonostante qualche piccola imperfezione grafica e l’assenza di un maggiore slancio rinnovatore, di essere annoverato tra i migliori videogiochi degli ultimi anni. Un capolavoro a tutto tondo capace di esaltare, di emozionare e di divertire come pochi.

Cosa ci piace
Cosa non ci piace
  • Narrazione da Oscar
  • Giocabilità estremamente variegata
  • Ottimo tasso di sfida
  • Artisticamente sublime
  • I frequenti bug e glitch grafici
  • Doppiaggio altalenante
  • Le semplificazioni nell’esplorazione planetaria

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