Fa un certo effetto vedere Silent Hill trasformata in mattoncini, non perché perda forza, anzi, in certi casi sembra quasi il contrario.
Un giocatore ha ricostruito alcune delle scene più riconoscibili di Silent Hill 2 usando LEGO veri, niente render, niente digitale, solo pezzi, pazienza e una conoscenza quasi ossessiva del gioco, il risultato gira online da giorni e continua a essere condiviso, perché c’è qualcosa che colpisce anche chi non ha mai toccato il titolo.
Quando il dettaglio fa la differenza
La cosa che sorprende non è tanto l’idea, ma come è stata realizzata, le scene non sono semplici citazioni, sono ricostruzioni precise, quasi maniacali.
C’è James davanti allo specchio nel bagno, quella scena iniziale che molti ricordano senza nemmeno accorgersene, c’è Angela a terra con il coltello, Eddie immobile con la pistola, e poi il dialogo con Maria, uno di quei momenti che nel gioco originale funzionavano più per quello che non veniva detto che per le parole.
Qui succede qualcosa di strano, i LEGO, che normalmente associ a qualcosa di leggero, diventano un mezzo per ricreare tensione, non è perfetto, ovviamente, i volti sono quelli che sono, le espressioni restano limitate, però proprio questa distanza crea un effetto diverso, quasi più freddo.
Perché sta diventando virale
Il progetto usa pezzi dei primi anni 2000, scelta che non è casuale, c’è una coerenza con l’epoca del gioco originale, una specie di nostalgia doppia, il gioco del 2001, i LEGO di quegli anni, tutto torna.
Ed è probabilmente questo che lo rende condivisibile, non serve essere fan per apprezzarlo, basta riconoscere l’atmosfera, anche chi non conosce Silent Hill capisce che lì dentro c’è qualcosa che non è solo un gioco.
In rete queste operazioni funzionano quando riescono a stare in equilibrio tra fedeltà e reinterpretazione, qui succede, non è una copia perfetta, ma nemmeno una parodia.
Cosa dice davvero questo tipo di progetto
C’è un aspetto che spesso passa in secondo piano, questi lavori richiedono tempo, tanto, non sono contenuti veloci, fatti per inseguire un trend, sono costruzioni lente, quasi fuori tempo.
E questo cambia anche il modo in cui vengono percepiti, non scorri e basta, ti fermi.
Per chi gioca, o ha giocato, è un modo diverso di tornare dentro certe scene, non attraverso il remake, non attraverso una riedizione, ma tramite qualcosa di completamente esterno, e forse proprio per questo più personale.
Il legame con quello che sta arrivando
Non è un caso che questo progetto arrivi proprio adesso, il remake di Silent Hill 2 ha riacceso l’attenzione sulla serie, e si parla già del ritorno del primo capitolo con Bloober Team.
Questo tipo di contenuti vive anche di quell’attesa, tiene viva la conversazione, la sposta fuori dal gioco.
E in mezzo c’è anche altro, il progetto di doppiaggio in italiano, le discussioni sulla fedeltà al materiale originale, le scelte artistiche che dividono, tutto contribuisce a creare un contesto in cui anche un lavoro fatto con i LEGO trova spazio.
Non è solo nostalgia
Si potrebbe liquidare tutto come nostalgia, ma sarebbe riduttivo, qui c’è anche un modo diverso di usare un linguaggio conosciuto per raccontare qualcosa che non nasce per essere raccontato così.
Funziona sempre? No, alcune scene perdono qualcosa, inevitabilmente, Silent Hill vive molto di suoni, di tempi, di silenzi, elementi che con i mattoncini non puoi davvero replicare.
Eppure, guardando certe immagini, quella sensazione rimane, non uguale, non identica, ma c’è, e forse è proprio questo il punto, non rifare Silent Hill 2, ma dimostrare che può esistere anche fuori da sé, in forme che non dovrebbero funzionare, e invece funzionano abbastanza da restare in testa.