Dante's Inferno: la recensione

Dante's Inferno: la recensione

Attingendo allo sconfinato patrimonio storico e letterario italiano, dopo lo splendido Assassin’s Creed 2 di Ubisoft un’altra multinazionale dell’industria videoludica subisce il fascino ipnotico del Belpaese: stiamo naturalmente parlando di Electronic Arts e del suo atteso Dante’s Inferno.

Affidato alle amorevoli cure dei ragazzi di Visceral Games (all’attivo le saghe di Dead Space e de Il Padrino), Dante’s Inferno ambisce a riproporre in chiave squisitamente interattiva i luoghi e le anime dannate che il Sommo Poeta fiorentino descrive nella prima cantica della Divina Commedia, intraprendendo così un vero e proprio viaggio negli abissi più reconditi (e spaventosi) dell’animo umano.

Non potendo in alcun modo avvicinarsi anche solo lontanamente al pathos e al tenore narrativo raggiunto da Dante Alighieri nel suo immortale poema, gli sviluppatori della storica sussidiaria statunitense di EA ne hanno perciò reinterpretato liberamente i canti e i versi endecasillabi per regalarci un action che, si spera, non deluderà le aspettative di milioni di appassionati.

Scopriamo assieme, allora, cosa ha davvero da offrirci Dante’s Inferno attraverso questa recensione.

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE, DANTE I COPERCHI

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

Privata di tutta la rappresentazione allegorica dell’oltretomba cristiano e della visione medioevale del mondo e dell’Europa cattolica del quattordicesimo secolo, l’ultima fatica videoludica di Visceral Games persegue un solo, semplicissimo scopo: quello di dare un minimo senso logico alle azioni che dovremo compiere con (e per) il tritacarne umano che saremo chiamati ad impersonare.

Consci di ciò, inserito il disco nella console diventa leggermente più digeribile il vero e proprio scempio a cui andiamo incontro sin dalle prime battute di gioco, a cominciare dal prologo. Nell’universo “disegnato” dagli ex Redwood Shores, infatti, da illuminato poeta fiorentino Dante diventa un brutale assassino a sangue freddo mandato sul fronte per combattere la Terza Crociata.

Pur dimostrandosi da subito un agile combattente ed un maestro nelle armi lunghe (picche, giavellotti e bastoni), il buon vecchio Dante riceve una pugnalata alle spalle da un nemico avvicinatogli di soppiatto: è a questo punto che lo scaltro crociato si ritrova faccia a faccia con il Tristo Mietitore, che senza indugio alcuno lo condanna all’eterna dannazione per i peccati commessi.

Colto perciò da un’irrefrenabile rabbia per aver scoperto dalla Morte in persona di essere stato un semplice strumento nelle mani della classe politica e del clero corrotto del Vecchio Continente, Dante sfida in duello l’orrendo demone e, sconfiggendolo, gli ruba la falce per intraprendere il lungo e doloroso cammino che lo riporterà a Firenze, tra le braccia di Beatrice.

La scena che gli si para dinanzi agli occhi al ritorno è però tragica: la sua amata è stata uccisa, e la sua anima imprigionata nell’Inferno da Lucifero in persona, che riesce così a consumare nel più crudele dei modi la sua vendetta nei confronti di chi lo ha privato del suo soldato più servizievole (la Morte, appunto). Non tutto, però, è perduto…

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LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CHE GIOCATE

Chi è costui che sanza morte
va per lo regno de la morta gente?

Sfruttando i suoi nuovi poteri, e trovando nelle vicinanze un varco per il cerchio più alto dell’Inferno (il Limbo), Dante riesce così a varcare le soglie del “doloroso regno” con lo scopo di strappare la sua adorata dalle grinfie della Bestia. Per riuscirci, naturalmente, potrà fare sfoggio di tutte le tecniche di combattimento apprese negli anni di cavalierato, potendo inoltre contare sulle capacità soprannaturali assorbite dal demone sconfitto in Terra Santa.

Se da un punto di vista narrativo il protagonista di Dante’s Inferno ripercorre stilisticamente gli eroi (solitari e dal doloroso passato) di film come “Il Gladiatore”, “300” o “Braveheart”, per quanto riguarda invece la giocabilità abbiamo un solo ed unico punto di riferimento, ossia la saga videoludica di God of War.

Nonostante l’introduzione di un’inedito percorso morale da scegliere in base al tipo di “punizione divina” da infliggere al peccatore di turno (Espiazione della pena con la Falce, Redenzione con la Croce), tutta l’impalcatura videoludica di Dante’s Inferno viene sorretta dal lavoro svolto in lunghissimi anni di perfezionamento dai ragazzi di SCEA Santa Monica in God of War.

In mancanza però di una regia capace di imprimere al tutto una spinta evolutiva costruttiva e, soprattutto, un carattere distinguibile da quello del marasma delle produzioni simili, si finisce inevitabilmente con lo storpiare i capolavori del genere, limitandosi a scimmiottarne il passato senza offrire, al giocatore, nulla che valga davvero la pena di essere ricordato negli anni a venire: la differenza tra un God of War e un Dante’s Inferno sta essenzialmente in questo.

L’utilizzo che gli sviluppatori di Visceral Games fanno della telecamera fissa nelle sessioni di gioco ne è un esempio lampante: come ben sanno tutti coloro che lavorano nel campo della computer grafica, serve davvero tanta esperienza (ed uno spiccato senso artistico) per riuscire ad accentuare gli aspetti migliori della propria opera digitale modificando in un modo così netto il punto d’osservazione dello sfondo, prova ne siano gli ambienti di Dante’s Inferno che, seppure di pregevolissima fattura, in più di un’occasione vengono letteralmente brutalizzati da una gestione infima della telecamera (portando addirittura a fastidiosissimi game over multipli nelle fasi in quick time event).

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MULTIPLAYER

Nonostante l’Inferno disegnato dai ragazzi della sussidiaria di EA, nella sua “versione liscia”, sia un luogo esplorabile esclusivamente in solitaria, sono già stati annunciati diversi contenuti aggiuntivi che andranno ad integrare una componente cooperativa all’attuale campagna in singolo (Virgilio permettendo).

Attraverso l’espansione “Tribolazioni di Santa Lucia”, ad esempio, viene offerta al giocatore la possibilità di creare arene personalizzabili mediante l’aggiunta di creature da affrontare sia con Dante che, volendo, con Santa Lucia.

Data la natura stessa del titolo, però, quella multigiocatore rappresenta e continuerà a rappresentare un’esperienza assolutamente marginale rispetto all’offerta videoludica della componente in singolo (basti pensare all’assenza, in Rete, delle sequenze in QTE, dell’evoluzione del proprio personaggio e delle scelte morali con cui assolvere o punire i peccatori narrati nella Divina Commedia).

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GRAFICA E SONORO

La componente grafica di Dante’s Inferno, pur soffrendo degli stessi alti e bassi che ne caratterizzano il lato narrativo, riesce a rappresentare magnificamente i nove spaventosi gironi che saremo chiamati a percorrere per riprenderci la nostra bella. L’esperienza maturata dai ragazzi di Visceral Games con la saga di Dead Space ha sicuramente giovato alla causa, proponendoci così un mondo di gioco pulsante di rabbia e crudeltà. Oltre alla splendida caratterizzazione dei “livelli” e dei nemici maggiori, una citazione a parte meritano gli intermezzi filmati: crudi, disumani, grondanti di dolore e disturbanti quanto basta per poterli tranquillamente giudicare come la parte più riuscita ed ispirata dell’intera produzione.

Nella nostra ipotetica scala di valori, immediatamente dopo i filmati in computer grafica troviamo il comparto sonoro nel suo complesso: il tetro viaggio che intraprenderemo nei panni del crociato Dante ci offrirà uno spaccato d’effetto dell’Inferno e delle anime agonizzanti che saremo chiamati a giudicare. Le grida estranianti dei dannati, gli immensi strapiombi dominati da un silenzio ancestrale e il rauco brontolio dei demoni danno davvero l’impressione di trovarci lì, nel cuore bollente e rabbioso della Terra così com’era concepita nel tardo medioevo.

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COMMENTO FINALE

Pur lodandone il coraggio, ai ragazzi di Visceral Games non possiamo (nè vogliamo) perdonare il modo in cui sono riusciti a stravolgere una delle opere letterarie più incredibili ed appassionanti che siano mai state scritte da mano umana (da qui l’aggettivo di “Divina Commedia”, attribuito da Boccaccio). Un profondo abisso, e non solo narrativo, divide infatti Dante’s Inferno dalla Divina Commedia, ben più di quanto riesca ad esserci tra un kolossal cinematografico ed un film porno dal titolo assonante.

Anche evitando di scomodare nuovamente il Sommo Poeta e concentrandoci esclusivamente sulla componente videoludica, l’ultima creatura della sussidiaria statunitense di Electronic Arts non riesce nemmeno a superare il confronto con la pesantissima eredità storica dei titoli da cui ha attinto quasi tutto il lato interattivo, cominciando proprio da quel God of War che tanto ha dato al genere e che, ancora una volta, rappresenta una vetta qualitativa difficilmente raggiungibile da una concorrenza che, vedasi Dante’s Inferno, si limita a seguirne le orme senza azzardare un minimo accenno di sorpasso.

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Cosa ci piace

Cosa non ci piace

  • L’Inferno, graficamente eccelso
  • Gli intermezzi filmati
  • Sonoro da urlo, in tutti i sensi!
  • La violenza letteraria sulla Divina Commedia
  • Giocabilità troppo poco ispirata
  • Nemici minori e personaggi graficamente scialbi

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