Il mercato degli smartphone pieghevoli si prepara a cambiare passo nel 2026, su scala globale, dopo mesi di rallentamento e di attesa, perché secondo le nuove stime di Counterpoint Research la seconda metà dell’anno porterà un rilancio netto delle spedizioni, trainato dai modelli premium e soprattutto dal debutto del primo foldable di Apple. I numeri, già ora, danno la misura del passaggio: 27,5 milioni di pannelli pieghevoli spediti, pari a un aumento del 24% su base annua, per un valore complessivo di 4,4 miliardi di dollari. Non è soltanto una crescita quantitativa. È, semmai, una correzione di rotta che cambia gerarchie, prezzi e strategie industriali.
Prezzi più alti e nuovo equilibrio nel mercato foldable
Nel 2026 il dato che colpisce di più, e in parte spiazza, riguarda il prezzo medio di vendita: gli analisti prevedono un incremento del 18% per gli smartphone pieghevoli, una tendenza che va in direzione opposta rispetto a quanto avviene di solito nell’elettronica di consumo. La spiegazione sta nella scelta dei produttori, che stanno riducendo l’attenzione verso i modelli clamshell, i pieghevoli “a conchiglia”, per concentrare investimenti, ricerca e capacità produttiva sui dispositivi book-type, cioè “a libro”, destinati secondo Counterpoint a rappresentare il 65% del mercato. In altre parole, il consumatore tipo non sembra più inseguire il piccolo effetto sorpresa del telefono che si chiude; cerca invece un display grande, utile per multitasking, video, lavoro in mobilità. E per questo, dicono gli operatori della filiera asiatica, “è disposto a spendere di più, purché la piega si veda meno e il prodotto duri davvero”. Diverso il discorso per i modelli tri-fold, come Huawei Mate XT o il progetto Samsung Tri-Fold, rimasti fin qui più vicini a una vetrina tecnica che a un mercato di massa, frenati da costi di produzione ancora troppo alti.
Il primo trimestre in calo e la scommessa sulla seconda metà dell’anno
I dati del primo trimestre 2026 raccontano infatti una fase interlocutoria: le spedizioni di pannelli pieghevoli sono scese del 7%, fermandosi a circa 3,9 milioni di unità. A guidare questa fase è stata la cinese BOE, salita al 45% di quota nell’approvvigionamento, almeno su base trimestrale. Ma, secondo Counterpoint Research, non si tratta di un arretramento strutturale. Piuttosto di un passaggio di mezzo, quasi un anno spezzato in due. “La prima metà testa il fondo, la seconda testa il rimbalzo”, sintetizzano gli analisti, con una formula che nei corridoi del settore circola da settimane. Il punto, qui, è temporale prima ancora che commerciale: ben il 64% di tutti i pannelli pieghevoli del 2026 dovrebbe essere spedito fra luglio e dicembre. Ed è in quella finestra che si concentrano i nuovi lanci di Samsung, il rafforzamento di Huawei e l’avvio della produzione di massa del primo pieghevole Apple. Solo allora si capirà se la categoria sarà uscita dalla nicchia in modo stabile oppure no.
L’arrivo di Apple cambia gli equilibri tra Samsung e Huawei
L’ingresso di Apple nel segmento non viene letto dagli analisti come un semplice trasferimento di clienti da Android a iPhone. Il ragionamento è più ampio: il marchio di Cupertino, proprio per la sua capacità di trascinare domanda anche fuori dal pubblico degli appassionati, potrebbe allargare l’intera categoria e imporre nuovi standard su affidabilità, software e qualità costruttiva. È qui che il mercato si ridisegna. Finora il settore dei foldable è stato dominato soprattutto dal confronto tra Samsung e Huawei; nel 2026, invece, la mappa potrebbe trasformarsi in una sfida a tre quasi immediata. Le previsioni sulle quote di approvvigionamento dei pannelli indicano Samsung al 31%, Apple al 29% già al debutto e Huawei al 24%. Numeri ravvicinati, che spiegano bene il nuovo equilibrio. In quel momento conterà anche un dettaglio tecnico, tutt’altro che secondario: la capacità di ridurre la visibilità della piega sullo schermo, oggi ancora uno dei punti più osservati dagli utenti. “Se Apple entra, il livello minimo si alza per tutti”, ha spiegato un osservatore del comparto citato da società di ricerca asiatiche.
Samsung perde terreno come brand, ma può guadagnare come fornitore
C’è poi un paradosso industriale, e riguarda proprio Samsung. Se da un lato il gruppo coreano rischia di vedere assottigliarsi il vantaggio come marchio finale nella vendita di smartphone pieghevoli, dall’altro potrebbe essere tra i principali beneficiari economici dell’arrivo del rivale americano. Secondo le indiscrezioni di filiera circolate negli ultimi mesi, sarà infatti Samsung Display a fornire in esclusiva i pannelli pieghevoli per il primo dispositivo di Apple. Una scelta che, se confermata quando partiranno i volumi commerciali, consentirebbe a Seul di incassare ricavi consistenti anche nel caso in cui una parte della domanda si sposti verso Cupertino. È un vecchio schema dell’industria tech, eppure funziona ancora: competere sugli scaffali, collaborare nei componenti. Così il 2026, più che l’anno di un vincitore unico, potrebbe diventare l’anno in cui il mercato foldable smette di essere sperimentale e diventa davvero un segmento maturo, più costoso, più selettivo, ma finalmente centrale nelle strategie dei grandi produttori.