Need for Speed: Hot Pursuit - la recensione

Need for Speed: Hot Pursuit - la recensione

Al mondo, ci sono davvero pochissime cose che accomunano i detrattori più accesi ai fan più sfegatati della saga di Need for Speed: tra queste, ci sono sicuramente l’oggettiva e triste consapevolezza dello scadimento qualitativo cui è andata incontro la serie col passare degli anni, certo, ma anche il giudizio estremamente positivo sulla piccola ma importante finestra aperta sull’universo delle adrenaliniche corse clandestine con i precedenti due capitoli di Hot Pursuit.

L’attesa spasmodica che ha accompagnato la commercializzazione del titolo che ci accingiamo a recensire con voi non fa che confermare l’ottima scelta compiuta da Electronic Arts nel tentare di riportare la sua famosa serie automobilistica ai fasti di un tempo attraverso il profondo processo di rimodulazione della mini-saga di Hot Pursuit compiuto in questi mesi dai programmatori britannici di Criterion Games, entrati di diritto con il loro Burnout nell’Olimpo degli sviluppatori di arcade racing.

Allacciate le cinture di sicurezza, stringete bene il casco, controllate la pressione delle gomme e saldate a dovere lo scarico del NOS per evitare di saltare in aria alla prima sgasata di turbo: il viaggio che ci attende dopo la pausa per le strade di Hot Pursuit è irto di insidie.

ESSERE (POLIZIOTTO) O NON ESSERE (RICERCATO)?

Con le sue meravigliose costiere a picco sull’oceano, con i suoi commoventi tramonti, gli infiniti deserti, i selvaggi boschi aggrappati ai pendii delle possenti montagne che dominano la vallata come miti giganti di roccia caduti per millenni in un sonno profondo, Seacrest County è un vero e proprio Paradiso Terrestre per tutti gli amanti della natura, se non fosse naturalmente per le immonde lingue d’asfalto costruite nel corso dei decenni dagli uomini per collegare i villaggi turistici e le spiagge alle lontane e ricchissime metropoli: sarà proprio questa concomitanza di fattori a scatenare la fantasia di centinaia di miliardari logorati dalla noia della vita cittadina che, attratti dai chilometrici rettilinei asfaltati di fresco nella contea, non ci metteranno molto prima di organizzare autonomamente delle corse clandestine per scatenare i loro superbolidi mettendo conseguentemente alla prova le autorità di polizia locali, dotatesi nel tempo di mezzi superveloci per fermare sul nascere questa atipica attività criminale fine a se stessa.

Come la ferrea tradizione della saga di Need for Speed impone, il canovaccio narrativo di Hot Pursuit si ferma qui: nonostante la profonda struttura di gioco costruita per l’occasione dai saggi ragazzi di Criterion, infatti, non ci sarà alcuna campagna principale propriamente detta in cui dovremo salvare la reputazione (o la libertà) di questo o quel personaggio, ma dovremo semplicemente prendere parte al “circo automobilistico clandestino” senza intervenire minimamente per fermarlo una volta per tutte o, al contrario, per rafforzarne le attività illecite a discapito dei passanti.

In modalità Carriera, il nostro eroe fittizio potrà quindi indossare indistintamente la divisa della SCPD (“Seacrest County Police Department”) così come il giubbotto di pelle “alla James Dean” di un criminale della strada, alternando i ruoli a sua completa discrezione per superare le 108 gare proposte (60 da Ricercato, 48 da Poliziotto) con lo scopo ultimo di accumulare taglie (da un lato) ed onorificienze (dall’altro lato) per scalare tutti i 40 livelli di esperienza (20 da “buono” e 20 da “cattivo”) e sbloccare gradualmente veicoli, eventi e potenziamenti aggiuntivi.

Nonostante la preponderanza della componente online (su cui ritorneremo in seguito) su quella a singolo giocatore, il numero spropositato di gare, la loro varietà, l’estrema difficoltà che si ha nel conseguire tutte le medaglie d’oro e la sconfinata vastità dell’ambiente di gioco sono fattori che garantiscono al titolo una longevità spaventosamente elevata a prescindere dalla vostra disponibilità a sfidare altri utenti in Rete: chi vi scrive ha accumulato una ventina di ore di gioco all’interno della campagna principale (senza contare quindi il tempo passato a correre online) e non ha ancora sbloccato la metà degli eventi totali o dei bolidi utilizzabili in gara. C’è poi un altro, importantissimo aspetto che merita di essere approfondito, ed è quello relativo al divertimento regalato dalla rappresentazione videoludica che i Criterion hanno voluto dare sia alle fasi da poliziotto che a quelle da ricercato: nel prossimo capitolo approfondiremo quindi gli aspetti prettamente “ludici” dell’opera, sviscerandone punto per punto le peculiarità principali.

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GIOCHIAMO A GUARDIE E LADRI?

Pur minata dalla sensibile insoddisfazione provata nei primi istanti di gioco osservando la scarsa qualità dei menù di gioco e l’apparentemente striminzita varietà delle gare proposte, l’esperienza complessiva cresce esponenzialmente col passare delle ore grazie al sapiente meccanismo di crescita del personaggio escogitato da Criterion: diversamente dal loro ultimo capolavoro velocistico (Burnout Paradise), Hot Pursuit si lascia scoprire poco alla volta per pemetterci di godere appieno di ogni singolo evento proposto, prova ne sia l’incredibile coinvolgimento che si riesce a trarre anche nelle fasi di gioco avanzate con le auto meno performanti. Tra le cinque classi proposte (in ordine crescente di velocità massima: Sportive, Performance, Super, Esotiche ed Hyper) non si produce alcuno strappo, anche perchè ci sono determinate tipologie di eventi che mal si prestano a ritmi troppo elevati.

Per stimolare la crescita simultanea delle carriere da Ricercato e da Poliziotto, la sussidiaria britannica di Electronic Arts ha ben pensato di diversificare profondamente le tipologie di eventi proposti e, quindi, l’approccio stesso che bisogna adottare nel corso della gara, a cominciare dall’evento madre del titolo che, giustamente, prende il nome di “Hot Pursuit” per accentuare la natura duale del progetto portato avanti con successo da Criterion. Accanto alle gare “Hot Pursuit” (una sorta di “guardie e ladri” in cui i “buoni” devono bloccare i “cattivi” prima che raggiungano il traguardo della loro corsa clandestina) troviamo poi eventi “ad incastro” tra le due sotto-carriere da pilota clandestino e da agente della SCPD come Caccia ed Interceptor (due facce di una stessa medaglia che indica le corse illegali compiute stavolta da un singolo corridore inseguito da diverse volanti), o come “Anteprima” (un tradizionale time attack con un superbolide ancora fuori catalogo).

Non meno importanti, nell’economia di gioco e nella diversificazione tra le due anime di Hot Pursuit, risultano poi essere l’adrenalinico sistema di guida e i vari potenziamenti messici a disposizione di volta in volta sulla base dell’evento e del tipo di carriera intrapreso: se nel primo caso l’introduzione di un tasto apposito per compiere le derapate dona un ritmo serrato alle gare e riesce oltretutto a sopperire ottimamente alla mancanza assoluta di un qualsivoglia sistema di impostazione simulativa delle curve o della gestione della fisica alle altissime velocità prodotte dagli scontri in rettilineo, nel secondo caso la scelta di strutturare la rosa dei potenziamenti sulla croce direzionale contribuisce a non abbassare in alcun modo la concentrazione negli inseguimenti, nella ricerca di scorciatoie e nella sensibilità richiesta per correre contromano per accrescere la bombola del NOS.

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MULTIPLAYER

Il grandioso lavoro compiuto dai Criterion Games nel donare alla loro opera un impianto di gioco appassionante ed una campagna a singolo giocatore tanto longeva quanto varia, fa il paio con lo sforzo altrettanto importante che Electronic Arts ha voluto fare per regalare ai suoi utenti una componente multigiocatore che non si limiti ad offrire dei server per correre online assieme ad altri amici in carne ed ossa, ma che vada ben oltre per concretizzarsi in un vero e proprio sistema di “social network” legato a doppio filo all’esperienza videoludica propriamente detta: l’Autolog di Hot Pursuit è tutto questo e molto altro.

Oltre ai messaggi condivisi per scambiarsi reciprocamente opinioni sui vari eventi della campagna in singolo e al Muro da riempire con le nostre foto scattate ingame o all’interno del parcheggio virtuale (queste ultime in alta definizione), l’esperienza “sociale” dell’Autolog si incardina sulla Carriera e trae spunto da essa per visualizzare in tempo reale i tempi registrati dai propri amici in Rete in ogni gara, ma anche per suggerire dinamicamente gli eventi più importanti da portare a termine in base al proprio livello personaggio (sia da Ricercato che da Poliziotto).

Tornando però a focalizzarci sugli aspetti squisitamente videoludici dell’arcade racing di Criterion, constatiamo con profonda soddisfazione che nel suo impianto multiplayer l’ultima opera della sussidiaria inglese di EA cerca di mantenere alto il numero di utenti incontrabili online proponendo solo alcune delle modalità della campagna in singolo (nella fattispecie: Hot Pursuit, Caccia-Interceptor e Gare) per abbattere i tempi d’attesa nelle varie lobby da otto giocatori (4 poliziotti contro 4 ricercati).

Esattamente come nella doppia carriera in singolo, in multi possiamo utilizzare i potenziamenti per avere la meglio sull’avversario di turno: oltre agli Implusi IEM (per colpire dalla distanza i nemici) e alle Strisce Chiodate, ci sono poi i due power-up specifici dei ricercati (Turbo aggiuntivo e Disturbatori IEM) e degli agenti SCPD (Blocco Stradale e Supporto dall’Elicottero). Le gare in multigiocatore acuiscono poi l’importanza del turbo “classico”: gestirlo con parsimonia senza sprecarlo in curva o quando si è già raggiunta la velocità massima, nelle sessioni online è un esercizio tremendamente importante per determinare il successo contro gli avversari ancor più degli incidenti (provocati o subiti).

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GRAFICA E SONORO

Realizzato da Criterion in collaborazione con i colleghi svedesi di DICE, il motore grafico di Need for Speed: Hot Pursuit acuisce la poetica bellezza della contea di Seacrest e l’adrenalinica battaglia inscenata sulle sue autostrade dal manipolo di ricconi che, con i loro bolidi milionari, faranno passare un brutto quarto d’ora ai poliziotti della SCPD. Con i suoi 160 chilometri di strada asfaltata (a cui se ne aggiungono altri cinquanta di sterrato e scorciatoie varie), la mappa di gioco di Hot Pursuit risulta essere quattro volte più estesa di quella, già enorme, esplorabile in Burnout Paradise: la mancanza di ambientazioni cittadine di rilievo e la natura stessa del titolo ci porteranno a vivere un’esperienza visiva diametralmente opposta rispetto a quella offerta ad inizio 2008 da Paradise City, a prescindere dall’estensione geografica di Seacrest.

Nonostante la scarsa texturizzazione e ricchezza poligonale dei chilometrici rettilinei di Hot Pursuit, il magistrale utilizzo degli effetti particellari e volumetrici sopperisce a queste piccole lacune grafiche che, oltretutto, risultano essere del tutto ininfluenti in gara: a tutto questo bisogna poi aggiungere la granitica fluidità garantita anche in presenza di decine di vetture a schermo, la saggia disposizione delle scorciatoie e, soprattutto, il sontuoso sistema atmosferico che contribuisce a trasformare dinamicamente il tracciato e il territorio limitrofo, donando al tutto un aspetto realistico e quantomai verosimile.

La cura nei particolari dimostrata da Criterion nella componente grafica la ritroviamo in tutta la sua efficacia anche nel comparto audofonico dell’opera: dalla ricchissima ed eterogenea colonna sonora al doppiaggio completamente in italiano, dal titanico lavoro di campionamento dei rumori caratteristici di ogni singolo bolide proposto all’utilizzo “spettacolare” delle canzoni nelle adrenaliniche corse “guardie e ladri”, tutto trasuda stile ed assoluta ricercatezza.

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COMMENTO FINALE

Data più e più volte per spacciata nel corso di questi anni per colpa di una gestione incresciosa della proprietà intellettuale e del pressapochismo di chi non ha avuto il coraggio di innovarne il marchio, con questo Hot Pursuit la saga di Need for Speed raggiunge vette artistiche, qualitative e prettamente “ludiche” assolutamente impensabili: pur senza reinventare nulla, i ragazzi di Criterion hanno attinto a piene mani dallo spirito che li ha portati a realizzare la saga di Burnout per coniugare il ritmo serrato delle corse clandestine con la gestione strategica (ma pur sempre adrenalinica) dei vari potenziamenti, delle fulminee derapate in curva e degli inseguimenti notturni in contromano.

Se da un lato l’esperienza maturata negli anni in questo genere videoludico dagli sviluppatori della sussidiaria britannica di Electronic Arts li ha spinti ad introdurre in Hot Pursuit elementi come l’online “sociale” e la modalità free roaming (attivabile in ogni momento, da qualunque posizione della mappa e con qualsiasi vettura sbloccata fino a quel momento nella campagna a singolo giocatore), dall’altro lato ha però contribuito a sganciare questo capitolo di Need for Speed dalle peculiarità e dalle caratteristiche “accessorie” che hanno reso celebri le precedenti iterazioni della saga, producendosi così nella mancanza assoluta del sistema di tuning estetico e delle altrettanto importanti elaborazioni strutturali della carrozzeria o del motore del proprio bolide.

Considerando però tutti gli altri aspetti che abbiamo analizzato in questa recensione, come l’impalcatura online dell’Autolog, la longevità decisamente al di sopra della media e la moderata varietà della campagna principale, Need for Speed: Hot Pursuit rimane comunque un ottimo prodotto in grado di appassionare la maggior parte degli amanti dei giochi di corse automobilistiche arcade, specie considerando gli inevitabili contenuti aggiuntivi che i ragazzi di Criterion prepareranno da qui in avanti per arricchire ulteriormente (si spera anche in via del tutto gratuita) la loro personale declinazione “simil-Burnout” della storica serie di NFS.

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Cosa ci piace
Cosa non ci piace
  • Carriera in singolo appassionante e longeva
  • Autolog (multiplayer) semplicemente perfetto
  • Grafica e sonoro da Oscar
  • Ci sono le migliori dream car del globo…
  • Non adatto ai puristi della simulazione
  • Piccole incongruenze nelle collisioni
  • Niente split/screen in locale
  • Manca il tuning estetico e strutturale delle vetture
  • …ma non ci sono le Ferrari

Need for Speed: Hot Pursuit – galleria immagini

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