Far Cry 4: la recensione

Blogo vi propone la recensione dell'attesissimo sparatutto a mondo aperto di Ubisoft Montreal
Far Cry 4: la recensione
Blogo vi propone la recensione dell'attesissimo sparatutto a mondo aperto di Ubisoft Montreal

Di ritorno dalle isole Rook di Far Cry 3 con un bagaglio di esperienze da rendere obsolete le tecniche di sopravvivenza primitiva di Cody Lundin e quelle di combattimento di Rambo, volgiamo il nostro sguardo in direzione della fittizia regione himalayana del Kyrat per vivere altre avventure nei panni del protagonista di Far Cry 4.

Con questo attesissimo sparatutto a mondo aperto, i ragazzi di Ubisoft Montreal sono chiamati a un’impresa sovrumana: bissare il successo del capitolo precedente attraverso un processo di evoluzione del sistema di gioco, della grafica e del comparto artistico del capolavoro originario che tragga vantaggio dalla superiore potenza computazionale messa a loro disposizione da Sony e Microsoft con le console di ultima generazione.

Preparate la tuta alare e affilate il vostro coltello da caccia, quindi: il crudele Pagan Min ci attende nel suo palazzo e non vede l’ora di stringerci nel suo mortale abbraccio. Ma prima di lanciarci nelle analisi e negli approfondimenti della recensione di Far Cry 4, eccovi la nostra scheda voto riassuntiva:

COSA CI PIACE

Singleplayer vario e godibile

Le formule adottate dagli autori di Ubisoft Montreal per comporre il puzzle narrativo di Far Cry 4 ci proiettano in una dimensione di gioco che fa della libertà la sua stella polare. Una volta superati gli eventi del prologo e gli obiettivi delle missioni introduttive, il singleplayer dell’ultimo sparatutto a mondo aperto di Ubi adotta infatti un approccio squisitamente sandbox che lascia all’utente la più completa autonomia nelle decisioni da prendere per progredire nella storia.

Buona parte del lavoro da svolgere tra le verdi valli del Kyrat si concentra sulle missioni proposteci da Amita e Sabal per destituire il sanguinario dittatore della regione, Pagan Min, offrendo loro il nostro contributo alla causa decidendo di volta in volta a quale dei due affidare il compito di guidare i rivoltosi del Sentiero d’Oro. Le scelte morali da prendere nel prosieguo della storia tracciano il percorso da far seguire al proprio alter-ego, determinando il destino dei singoli personaggi e il cliffhanger della sequenza finale di una storia che, al netto delle attività correlate al free roaming e a prescindere dal sentiero seguito con le missioni svolte per conto di Amita e Sabal, garantisce 12 ore di sano divertimento.

Senza dilungarci nell’analisi spicciola degli aspetti narrativi che concorrono a plasmare l’avventura in singolo per evitarvi fastidiosi spoiler, possiamo quindi considerare la trama di Far Cry 4 come una sorta di espediente autocelebrativo che gli autori di Ubisoft utilizzano per giustificare le azioni che si susseguono a schermo attingendo a piene mani dall’esempio offerto dalla storia del capitolo precedente.

Alcune missioni, infatti, sono derivative e regalano un fastidioso senso di deja vu in coloro che hanno spremuto come un limone la campagna singleplayer di Far Cry 3. Forse per questo, il dittatore psicopatico fasciato nel completo fucsia di Pagan Min non riesce ad essere altrettanto incisivo e graffiante quanto il suo “collega” Hoyt, complice soprattutto un plot narrativo che, prologo escluso, lo relega al ruolo di semplice comparsa per tutta la durata dell’avventura.

Far Cry 4 - E3 2014 - galleria immagini

Free Roaming molto curato

Al netto delle sbavature riscontrabili tra le pieghe di una trama fine a se stessa e di un confronto impari con la storia di Jason Brody, l’esperienza vissuta da Ajay Ghale nell’avventura in singolo di Far Cry 4 risulta essere convincente e coinvolgente grazie al perfetto esercizio di sintesi compiuto dagli sviluppatori di Ubisoft Montreal nell’alternare la linearità delle missioni principali alla libertà anarchica delle attività secondarie.

In maniera del tutto analoga al precedente capitolo della serie, Far Cry 4 utilizza infatti le attività free roaming e le missioni secondarie per estendere i confini interattivi della campagna principale e regalarci, così facendo, un’esperienza di gioco immersiva e mai banale. Come e più del suo illustre predecessore, l’offerta open-world di Far Cry 4 assume la forma di una vera e propria cornucopia di eventi da portare a termine, di sfide da affrontare sia in singolo che in cooperativa, di oggetti da collezionare, di luoghi da scoprire e di avamposti da liberare.

Nel caso delle sfide sandbox, è davvero interessante notare come queste ultime si riallaccino alla storia principale per contribuire su più livelli alla lotta ingaggiata dai membri del Sentiero d’Oro contro i mercenari di Pagan Min. Gli oggetti, le pelli e le armi raccolte nelle sessioni open world, infatti, non garantiscono solo un più ampio ventaglio di opzioni per la personalizzazione dell’equipaggiamento e per il potenziamento delle abilità (qui suddivise nel Sentiero della Tigre e in quello dell’Elefante per accentuare la contrapposizione tra gli approcci “diretti” e stealth nelle fasi di combattimento ed esplorazione) ma concorrono a plasmare gli eventi della trama grazie alle diverse esigenze manifestate da Amita, da Sabal e da tutti gli attori minori.

Un discorso a parte, come è logico che sia, lo meritano invece gli avamposti, ai quali i ragazzi della sussidiaria canadese di Ubisoft dedicano una cura particolare: le diverse tipologie di soldati nemici da affrontare ne esaltano l’IA, la presenza di un complesso sistema di allarmi multipli esalta gli approcci più “silenziosi”, la possibilità di intraprendere ciascun attacco in cooperativa moltiplica le opzioni a disposizione degli utenti e le operazioni condotte dalle truppe di Pagan Min per riappropriarsi delle basi gestite dal Sentiero d’Oro eleva al cubo la longevità di un titolo che, tra missioni in singolo e attività sandbox, promette di tenerci incollati allo schermo per decine e decine di ore.

Far Cry 4 - E3 2014 - galleria immagini

Graficamente apprezzabile

Dal punto di vista squisitamente estetico, Far Cry 4 non tradisce le aspettative degli appassionati più esigenti e dimostra di essere uno dei titoli a mondo aperto più belli degli ultimi anni.

L’edizione current-gen da noi approfondita (PlayStation 4) denota una cura a dir poco maniacale nella costruzione di livelli dalla spiccata verticalità, di ambientazioni naturali dalla vegetazione rigogliosa, di effetti particellari e volumetrici ai limiti del fotorealismo e di strutture architettoniche che reagiscono dinamicamente alle “sollecitazioni di gioco” finendo avvolte dalle fiamme delle esplosioni più violente.

Le uniche critiche che possiamo muovere in tal senso ai programmatori di Ubisoft sono quelle relative alla scarsa risoluzione delle texture che mappano le superfici ambientali più “esposte” (dai costoni di roccia all’erba rasa dei prati in lontananza), al balbettante framerate delle scene più concitate e alla non esaltante rappresentazione del sistema di illuminazione dinamica nelle ore più calde della giornata.

Far Cry 4 - E3 2014 - galleria immagini

COSA NON CI PIACE

Poco innovativo

Far Cry 4 dà l’impressione di essere un titolo che preferisce specchiarsi nei radiosi elementi di gameplay che hanno dato lustro al capitolo precedente senza ambire all’eccellenza rappresentata, soprattutto in un progetto come questo, dall’innovazione delle meccaniche di gioco e delle formule scelte dai suoi sviluppatori per metterle in pratica attraverso la campagna singleplayer e le sfide secondarie.

Gli sforzi profusi dalle menti creative di Ubisoft Montreal per evolvere il titolo superando quando propostoci con Far Cry 3 si limitano infatti a degli interventi “minori” come la revisione dell’interfaccia e l’introduzione delle esche da lanciare per indurre gli animali locali ad attaccare i nemici di turno.

Anche le missioni all’apparenza più esotiche e originali, come quelle ambientate nella dimensione parallela di Shangri-La e nell’Arena della modalità omonima, non fanno che ripetere a pappagallo il linguaggio adottato nelle missioni “normali” basate sull’attacco diretto e sull’infiltrazione silenziosa.

La possibilità di ricorrere al modulo cooperativo in qualunque momento dell’avventura contribuisce a mitigare il costante senso di deja vu che pervade gli utenti più esperti, ma la mancanza di soluzioni capaci di spezzare la ripetitività di un sistema di gioco ormai vecchio di due anni produce effetti analoghi a quelli avvertiti da un alpinista che si ritrova in debito di ossigeno poco prima di raggiungere la cima di una montagna.

Far Cry 4 - E3 2014 - galleria immagini

Multiplayer lacunoso

Le 10 mappe di dimensioni medio-grandi che fanno da teatro alle Battaglie del Kyrat sono strutturate in modo asimmetrico e propongono sfide da 20 minuti tra due team composti da 5 giocatori ciascuno. Gli scontri multiplayer competitivi che corrono parallelamente alla storia della campagna principale e alle missioni cooperative vedono contrapposti gli antichi guerrieri dei Rakshasa ai rivoltosi del Sentiero d’Oro: l’appartenenza all’una o all’altra squadra determina in modo sostanziale le abilità e le armi utilizzabili. Se i Rakshasa possono diventare invisibili nascondendosi tra i cespugli e hanno dalla loro la capacità di materializzare animali selvaggi da lanciare contro il nemico di turno, gli appartenenti al Sentiero d’Oro vantano un equipaggiamento di prim’ordine rappresentato da armi automatiche, mortai e veicoli: la grande differenza nell’armamentario e nei poteri dei due team contribuisce a dare unicità alla componente online ma, allo stesso tempo, determina un forte squilibrio tra le fazioni che finisce col deprimere il tutto.

Che le Battaglie del Kyrat siano un elemento secondario dell’esperienza di gioco di Far Cry 4 lo si capisce anche dall’assenza di un modulo per creare e condividere mappe competitive con l’editor di livelli (che difatti si limita alle sfide da affrontare in singolo o in cooperativa) e dall’esiguo numero di modalità proposteci, limitate alle sole sfide Outpost (con scontri legati alla difesa o all’assalto di un avamposto), Demon Mask (una Capture the Flag con la variante del boost di velocità per il possessore della maschera/bandiera) e Propaganda (in cui gli sforzi di ogni giocatore sono volti alla distruzione di tre installazioni controllate dalla squadra avversaria).

Far Cry 4 - E3 2014 - galleria immagini

Tecnicamente migliorabile

La natura cross-generazionale di un progetto sviluppato con un motore grafico tendente all’obsolescenza (il Dunia Engine 2) e destinato a girare al meglio sulle ultime e penultime piattaforme casalinghe di Sony e Microsoft non può che inficiare sulla qualità generale del comparto tecnico.

A fronte di uno straordinario lavoro artistico ed estetico che si riverbera positivamente su tutti gli elementi visivi dell’opera (come si fa a non rimanere incantati dagli scenari onirici di Shangri-La e dai tramonti mozzafiato del Kyrat?), infatti, il comparto tecnico di Far Cry 4 tende a scricchiolare in quegli elementi che, per forza di cose, devono essere “condivisi” con le edizioni last-gen: il comportamento scriptato degli animali e delle diverse tipologie di soldato che s’incontrano lungo il sentiero dell’Elefante e della Tigre, ad esempio, viene minato da un’intelligenza artificiale che è dovuta scendere a compromessi con le limitate risorse hardware di PS3 e X360.

Le animazioni che arricchiscono i movimenti dei personaggi a schermo e i modelli poligonali di armi, creature e PNG riflettono tale necessità e pagano lo scotto di un titolo nato a cavallo tra due generazioni.

Far Cry 4 - E3 2014 - galleria immagini

CONSIDERAZIONI FINALI

Far Cry 4 è la summa di tutto ciò che di buono ci è stato proposto con il precedente episodio di questa serie, uno splendida avventura che si serve del linguaggio videoludico degli sparatutto a mondo aperto per permetterci di vivere un’esperienza a tutto tondo.

Rimanendo saldamente ancorata alle soluzioni di gioco proposte dal capolavoro del 2012 come un rocciatore abbarbicato alle pareti scoscese di un dirupo, l’ultima creatura dei ragazzi di Ubisoft Montreal va dritta al punto senza lasciare nulla al caso, a patto di essere tra coloro che ricordano con nostalgia le decine di ore passate a combattere gli sgherri di Hoyt e Vaas nella giungla digitale di Far Cry 3. Chi a suo tempo non ha apprezzato il taglio squisitamente arcade del sistema di combattimento e la ripetitività delle attività da svolgere nell’avventura di Jason Brody (e del suo scapestrato emulo di Blood Dragon), infatti, difficilmente saprà trarre giovamento dagli elementi che concorrono a formare l’universo di gioco di Ajay Ghale.

Se non vorrà rimanere ancorato al passato e cadere preda del mostro famelico della serializzazione, il franchise sparatutto di maggior successo della produzione videoludica di Ubisoft degli ultimi anni dovrà quindi prodursi in un vero slancio di innovazione: le opportunità offerte dalle piattaforme di ultima generazione sono straordinarie e sarebbe davvero un peccato non coglierle per intraprendere un percorso di rinnovamento e di originalità che, a questo punto, non può essere più rimandato. Nel frattempo staremo qui, a godere dei paesaggi mozzafiato del Kyrat che fanno da sfondo alle decine di missioni e di attività sandbox in cui perdersi tra le vette imperscrutabili di Far Cry 4.

Far Cry 4 - E3 2014 - galleria immagini

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