Rainbow Six Vegas 2: la recensione

Rainbow Six Vegas 2: la recensione

Dopo il grande successo di Rainbow Six Vegas, FPS solido in single player e praticamente uno dei migliori usciti negli ultimi anni per quanto riguarda il multiplayer online, Ubisoft ha ben pensato di seguire il motto “squadra che vince non si cambia”, proponendo poco più di un anno dopo Rainbow Six Vegas 2.

Stesse meccaniche, stesse ambientazioni, storia che si riallaccia con il predecessore… il gioco vale ancora la candela? Per scoprirlo non vi resta che attivare la scansione termica e continuare a leggere.

SUONALA ANCORA TOM

Ubisoft dimostra che l’accanimento dei terroristi contro di una città in particolare può raggiungere vette inesplorate, e ambienta nuovamente un Rainbow Six a Las Vegas. Il gioco si riallaccia con la trama di RSV come prequel, storia parallela e sequel, ma stavolta mette i giocatori nei panni del veterano Bishop, dando il ben servito a Logan.

Veniamo subito al punto: il senso di già visto è fortissimo e costante per l’intera durata del gioco, che oltre presentare un comparto tecnico quasi identico, giocabilità fotocopia e ambientazioni molto simili, ricalca anche la medesima formula nella storia principale: prologo in qualche località sperduta nel mondo, parte centrale del gioco a Las Vegas, finale poco distante dalla città del vizio.

Il bello però è che piano piano non si fa più caso a queste schiaccianti somiglianze, e ci si riesce a concentrare sulle meccaniche ormai mature e collaudate, sui controlli timidamente ottimizzati e più fluidi, su un design perfettamente bilanciato fra il realistico e l’arcade che non rischia mai di annoiare.

La campagna single player è forse un po’ più lunga della precedente ma – nota dolente per i puristi – anche a livello “realistico” la difficoltà è stata lievemente ritoccata verso il basso, proponendo situazioni meno disperate e meno nemici contemporaneamente su schermo. Mentre in RSV ero incappato diverse volte in checkpoint sensibilmente difficili che mi costringevano a ripetere degli scontri più e più volte per avere la meglio, in questo seguito scenari del genere mi si sono presentati appena una manciata di volte.

Rainbow Six Vegas 2

Mentre l’intelligenza artificiale dei terroristi è rimasta esattamente la stessa di RSV (cioè non straordinaria), quella dei compagni di squadra è stata lievemente ritoccata, permettendo loro di spostarsi in modo più intelligente, rimanere incastrati meno volte e apportare un contributo più determinante nell’affrontare le missioni.

I punti esperienza sono più facili da conseguire. Mentre nel primo RSV si poteva salire di grado solo accumulando vittorie nel multiplayer online, ora anche qualsiasi modalità single player porta ad un aumento dell’esperienza, velocizzando nettamente il processo. Parallelamente al grado, in base al tipo di uccisioni effettuate aumenterà la specializzazione in una delle tre categorie di abilità fra Cecchino, Assalto e Combattimento ravvicinato, ognuna divisa in 20 livelli che sbloccano di volta in volta armi o incrementi di esperienza per i gradi.

Piccola curiosità: preoccupata che tante volte qualcuno non si accorgesse di quanto materiale sia stato riciclato, Ubisoft ha anche riutilizzato alcuni di quei dialoghi fra terroristi che si possono ascoltare scivolando di soppiatto fra le fila nemiche non allertate dalla nostra presenza. Molto divertenti nel dicembre 2006 ma ormai privi dell’effetto novità.

MULTIPLAYER

Il multiplayer è il vero asso nella manica di Rainbow Six Vegas 2. Con una modalità cooperativa migliorata, giocabile sia online che in rete locale o schermo condiviso, il divertimento è assicurato. Ma è se vi sentite competitivi che il gioco dà il meglio di sé, offrendo modalità e mappe veramente straordinarie.

Parlando proprio delle mappe, c’è da dire che i fan più estremi del primo episodio potrebbero rimanere un po’ delusi: in pratica l’unica vecchia conoscenza rimasta è Kill House, accompagnata da Presidio (proveniente dall’espansione del primo Rainbow Six Vegas) e la fantastica Strade, che però non è subito disponibile ma deve essere scaricata tramite un apposito menu fra gli extra del gioco, inserendo i propri nome utente e password del forum Ubisoft (obbligatori). Risultato: pochi lo sanno, pochi hanno voglia di registrarsi al forum Ubisoft, e quindi pochi la giocano. Sacrilegio.

Mappe storiche come Casino Calypso (che in RSV è l’omologo di “Dust” per Counter-Strike come importanza e popolarità), Campus LVU, Città di frontiera e Caveau del Casino sono state rimosse senza pietà, col naturale disappunto di molti appassionati. Speriamo nei contenuti scaricabili. In ogni caso anche molte delle mappe nuove se la cavano bene, e una o due fra loro hanno i numeri per diventare veri e propri classici.

Rainbow Six Vegas 2

Piuttosto valida la nuova modalità “Capo squadra” (Team leader), dove uno dei giocatori riveste il ruolo del capo, e può far terminare la partita raggiungendo un punto prestabilito della base nemica. Se il capo viene ucciso non ci sarà più possibilità di effettuare il respawn, e ci si dovrà concentrare nell’eliminazione dell’intera squadra avversaria.

Mentre è una vera manna dal cielo la nuova possibilità di unirsi a partite già iniziate e cominciare subito a giocare senza essere relegato a spettatore, un piccolo difetto è riscontrabile nel fatto che Ubisoft abbia limitato la modalità storia cooperativa a solo due giocatori, mentre in RSV si poteva giocare in quattro. La modalità “Caccia al terrorista” rimane comunque per quattro.

Un po’ fastidioso il fatto che talvolta, appena iniziata una partita, si è costretti a subire uno o due minuti di forte quanto inspiegabile lag, cosa che non succedeva nel primo Rainbow Six. Speriamo in qualche patch prima possibile.

GRAFICA E SONORO

La grafica di Rainbow Six Vegas 2 è basilarmente la stessa identica vista nel predecessore, un po’ tirata a lucido e arricchita di qualche dettaglio in più, soprattutto nei modelli di soldati e terroristi. A testimoniare il fatto che il motore base non sia stato nemmeno sfiorato arrivano anche dei rallentamenti, che talvolta negli in spazi aperti o comunque in inquadrature troppo gravose in termini poligonali risultano veramente fastidiosi e dannosi per la giocabilità.
Il risultato complessivo è comunque ancora buono, e pur rimanendo ben distante da quanto visto nei migliori esponenti di questa generazione riesce ancora ad appagare sufficientemente l’avido occhio del videogiocatore.

Per quanto riguarda l’audio segnaliamo ottimi doppiaggi (anche personalmente preferisco sempre l’originale inglese) e musiche di atmosfera in puro stile Tom Clancy che contribuiscono a tenere alta la tensione senza mai risultare invadenti.

Rainbow Six Vegas 2

XBOX 360 Vs PLAYSTATION 3

Le due versioni sono sostanzialmente identiche, anche se sulla console Sony i rallentamenti di cui abbiamo già parlato sembrano leggermente più frequenti. I possessori di PlayStation 3 potrebbero riscontare anche gravi problemi per il gioco online, in attesa di una soluzione da parte di Ubisoft. Tutto oltremodo liscio invece per Xbox 360, a parte il piccolo fastidio già segnalato della lag all’inizio di ogni partita.

COMMENTO FINALE

Considerati gli ottimi risultati del primo RSV, Ubisoft non doveva certo fare sforzi enormi per produrre un seguito di successo. E, pensate un po’, non li ha fatti. Buon per noi che quanto mutuato dal passato si poggi su basi granitiche, che a distanza di un anno non temono né gli assalti del tempo né quelli degli immancabili detrattori dalla chiacchiera facile.

Rainbow Six Vegas 2 è una sorta di mega espansione spacciata per sequel, ma nonostante ciò rimane un titolo da tenere in massima considerazione, un’esperienza come poche altre. Discreta grafica, buonissima campagna single player, straordinario multiplayer cooperativo e competitivo sia online che in locale: saprà pure di già visto, ma se il già visto è così buono, ben venga il secondo giro.

Ma la prossima volta non ci sarà più abbastanza inerzia per riproporre la solita minestra: il terzo capitolo dovrà per forza di cose essere un vero passo in avanti sotto ogni singolo aspetto. E magari facciamo basta con sta Las Vegas, che ha proprio rotto i maroni.

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