Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord - la recensione

Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord - la recensioneIl Signore degli Anelli è un’opera che di certo non ha bisogno di presentazioni. Anche ben prima della trilogia cinematografica diretta da Peter Jackson nella scorsa decade, la fatica di J.R.R. Tolkien era infatti già famosa come vero e proprio simbolo del genere letterario fantasy. Ma i film arrivati al cinema hanno sicuramente contribuito a far approdare Frodo e la sua Compagnia anche all’interno di altri ambienti dove fino a quel momento avevano fatto capolino solo timidamente, tra i quali quello dei videogiochi.

Dal 2001 sino a oggi si possono infatti contare una serie quasi interminabile di titoli di ogni tipo, arrivati sulle varie piattaforme e dedicati a ISdA: apprezzato da molti sarà sicuramente stato Lord of The Rings Online, gioco di ruolo via rete sviluppato da Turbine Entertainment, ma sono davvero numerosi i progetti realizzati dalle varie software house assicuratesi diritti di ogni tipo sull’opera, sfornando a volte prodotti al limite della palese commercialata, altre volte offrendo invece un po’ più di carne al fuoco per la gioia di tutti gli amanti della Terra di Mezzo.

Con questo inevitabile dubbio ci siamo avvicinati anche all’ultimo titolo della serie, vale a dire Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord, gioco sviluppato da Snowblind Studios e arrivato sul mercato a inizio novembre in versione PC, PlayStation 3 e Xbox 360. Andiamo a vedere cosa ci hanno riservato gli sviluppatori per questa nuova avventura all’estremo Nord, grazie alla versione Xbox 360 in nostro possesso.

Come dicevamo prima del break, Il Signore degli Anelli è stato ormai spremuto in tutte le salse anche dal punto di vista videoludico: l’avventura principale con protagonisti Frodo, Aragorn, Gandalf e tutti gli altri è ormai entrata praticamente in modo completo nella testa di ognuno di noi, costringendo eventuali nuovi sviluppatori al lavoro su titoli dedicati all’opera di Tolkien a inventarsi qualcosa di nuovo per far sì che l’interesse del giocatore si smuovesse anche dal punto di vista della trama. È proprio questo il caso di La Guerra del Nord, per il quale Snowblind ha ben pensato di proporci parte della stessa ambientazione vista all’interno del Signore degli Anelli, raccontando però una storia parallela a quella ben più famosa della Compagnia dell’Anello: siamo infatti a Nord della Terra di Mezzo, nel periodo in cui l’erede di diritto del trono di Gondor è ancora conosciuto come Grampasso.

Protagonisti della vicenda i componenti dello “strano trio” elfo (anzi elfa), uomo, nano, rispettivamente di nome Andriel, Farin ed Eradan, incaricati proprio dal nostro Aragorn di fermare le forze di Sauron impegnate a impadronirsi del Nord sotto la guida del Numenoreano Nero conosciuto come Agandaur. Il viaggio intrapreso dalla “Compagnia in piccolo” ci porterà così a partire dalla città di Brea, visitando luoghi più o meno noti che i lettori dei vari libri di Tolkien conosceranno comunque a dovere, così come quelli più celebri e leggendari come Gran Burrone. La presenza di personaggi ignorati dalla trilogia cinematografica costituisce inoltre un ulteriore modo per invogliare il giocatore a impegnarsi nel portare a termine l’impresa del nostro trio, che dunque ci permetterà di muovere i nostri passi in territori prima d’ora esplorati solo marginalmente nelle altre opere videoludiche.

L’assenza di Tolkien


Il fatto che Snowblind abbia quindi dovuto inventarsi una differente storia rispetto a quella ben più conosciuta, ci mette quindi in condizione di guardare nuovamente la Terra di Mezzo con occhi inesperti, anche se la mancanza del piglio e della profondità narrativa propri dello scrittore originale fanno sentire la loro assenza. Insieme a quella che si rivela essere una trama piuttosto lineare, ma comunque piacevole da seguire, troviamo una caratterizzazione praticamente assente dei tre protagonisti, limitati a svolgere né più né meno il loro compito, trovandosi di fatto appiccicato addosso lo stereotipo al quale appartengono: l’elfa è infatti una sorta di sacerdotessa con capacità di guarigione, mentre il ramingo è una via di mezzo tra una classe d’attacco a distanza e una invece specializzata nel combattimento ravvicinato, arte in cui eccelle ovviamente il nano.

Una linearità che si manifesta anche nelle meccaniche di gioco, che presto finiscono per mettere il giocatore di fronte alla realtà costituita dal ripetersi pressoché incessante di nuovi nemici in arrivo, da ammazzare per arrivare alla prossima scena d’intermezzo. Intendiamoci: una volta presa consapevolezza di ciò La Guerra del Nord si rivela comunque un titolo divertente, soprattutto grazie alla possibilità di ottenere interessanti bonus e ricompense attraverso i loot dei nemici, andando così a equipaggiare il personaggio da noi controllato con armi e armature sempre nuove e con diverse caratteristiche. Peccato non poter fare lo stesso con gli altri due eroi controllati, ma qua arriviamo a un altro discorso: pur potendo contare su di un’intelligenza artificiale di buon livello, ma non esente da difetti, il gioco ci lascia subito capire quanto faccia leva sulla propria componente multigiocatore, grazie alla quale è possibile portare avanti la storia principale con altre due persone impegnate a controllare gli altri personaggi (sia in locale che attraverso Internet).

I nemici del resto arrivano spesso in vere e proprie orde, per cui la componente tattica cooperativa può giocare un ruolo fondamentale, sia nelle fasi più accese che in quelle di “recupero”, in cui un eventuale personaggio costretto al suolo deve aspettare che uno degli altri due protagonisti accorra ad aiutarlo. Nei combattimenti troviamo la possibilità di usare alcune combo, concludendo le quali con il tasto d’attacco speciale si può ottenere un bonus esperienza, oltre che provocare smembramenti (da qui il PEGI 18+) nei nostri nemici. Da evidenziare invece un po’ d’incertezza nel sistema di targeting, a causa della quale ci ritroviamo qualche volta di troppo a tirare fendenti nel vuoto, visto che tale difetto impatta soprattutto sul combattimento ravvicinato.

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Cartoline dalla Terra di Mezzo


Dal punto di vista tecnico, La Guerra del Nord è in grado di fornire un quadro generale tutto sommato positivo, seppur contraddistinto da alti e bassi. I luoghi più famosi della Terra di Mezzo sono ovviamente una gioia per gli occhi, che sicuramente farà piacere riprovare per l’ennesima volta tutti quanti i fan di Tolkien. I modelli dei personaggi presenti nella trilogia cinematografica riflettono ovviamente le sembianze degli attori che li hanno interpretati, mentre anche per quanto riguarda i tre protagonisti è stato comunque fatto un buon lavoro. Da tener presente anche la possibilità di cambiare le loro fattezze, ricorrendo agli specchi presenti nel gioco. Un po’ più sottotono la realizzazione dei modelli vari nemici, mentre anche per le animazioni si sarebbe potuto fare in generale qualcosina in più.

Il sonoro offre una colonna sonora comunque degna della licenza di cui può godere questo gioco, anche se il tallone d’Achille è rappresentato dal doppiaggio in italiano: troppo poco credibile nella recitazione quanto spesso fuori sincrono per essere accettabile, al punto da lasciar preferire la versione originale in inglese (di per sé comunque non il massimo di quanto desiderabile).

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Commento finale


La Guerra del Nord è un gioco divertente, soprattutto se affrontato insieme a una coppia di amici. È infatti il multiplayer la cura principale contro la ripetitività del gioco, con la quale prima o poi soprattutto (ma non solo) nella modalità singola ci si ritrova a dover fare i conti: ed è un peccato, perché con una licenza e un progetto del genere ci si sarebbe forse potuto aspettare di più, anche in termini di profondità per quella che in fin dei conti è un’esperienza che sa di già visto, pur riuscendo a rendere gradevole l’esperienza complessiva di gioco.

I fan del genere d’azione senza troppe pretese saranno probabilmente soddisfatti, così come tutti gli amanti de Il Signore degli Anelli: per chi è invece alla ricerca di un gioco di ruolo di quelli tosti, che vadano ben oltre la raccolta di XP e la crescita tramite il solito sistema ad albero, di questi tempi c’è sicuramente di meglio. La via intrapresa da Snowbling lascia comunque ben sperare per il futuro, se e quando questo nuovo filone verrà portato avanti.




Cosa ci piace

Cosa non ci piace



  • Non la solita Terra di Mezzo

  • Divertente soprattutto in multigiocatore

  • Buon sistema di ricompense




  • Doppiaggio decisamente sottotono

  • Ripetitivo alla lunga

  • Alcune imperfezioni in generale


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