Attacco al PlayStation Network: secondo Sony il gruppo Anonymous è coinvolto

Attacco al PlayStation Network: secondo Sony il gruppo Anonymous �¨ coinvolto

Da quando il PlayStation Network è offline i sospetti sul possibile coinvolgimento del gruppo hacker Anonymous sono andati avanti per diverso tempo, finché lo stesso gruppo con insistenza ha negato di avere effettuato un'azione così dannosa nei confronti di Sony, ma soprattutto possiamo dire per i clienti dell'azienda giapponese, ormai arrivati a due settimane senza avere il PSN a disposizione.

A quanto pare però c'è stato un colpo di scena, visto che nel corso delle proprie indagini sull'attacco al PlayStation Network, Sony avrebbe scoperto la presenza di un file che farebbe chiaro riferimento al gruppo Anonymous. Lo svela una lettera inviata da Sony al Congresso USA, dove si parla chiaramente di un file di testo contenente la frase “We Are Legion”, regolarmente usata proprio da Anonymous come slogan all'interno dei propri comunicati.

All'interno della stessa lettera, Sony ha tracciato anche una dettagliata linea temporale che va dal momento dell'attacco fino all'invio della missiva, effettuato da Kaz Hirai in persona: la prima scoperta dell'attacco sarebbe avvenuta nel pomeriggio del 20 aprile, quando Sony si trovò a scoprire un'intrusione non autorizzata nel network, mandato immediatamente offline. Nei successivi cinque giorni, la società ha collaborato con squadre specializzate in sicurezza per determinare la portata dell'attacco, scoprendo l'accaduto: il motivo per il quale l'azienda giapponese ha rivelato il tutto il 26 aprile è stato per "evitare confusione e che i clienti effettuassero azioni non necessarie".

Sony avrebbe dovuto riportare online il PlayStation Network durante questa settimana, almeno stando a quanto detto giorni fa: in realtà la data del 3 maggio è già passata, e purtroppo non si hanno dettagli su quando e come la piattaforma tornerà online. Resta inoltre da vedere come il gruppo Anonymous reagirà a questa accusa, vista molto probabilmente dagli hacker come una calunnia.

Foto | Flickr

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