Sleeping Dogs: prime impressioni dall'anteprima milanese

Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di testare, a distanza di ancora parecchi mesi dall'uscita (si parla di Agosto) Sleeping Dogs. I più smaliziati conosceranno già l'excursus del progetto, ma noi lo riassumiamo lo stesso, anche se in maniera molto stringata. Da principio questa doveva rappresentare la terza iterazione della serie True Crime, i cui primi due capitoli, Streets of LA e New York City, furono sviluppati da Luxoflux sotto l'egida di Activision.

Fu proprio quest'ultima che, poco convinta circa quanto visto in quello che doveva chiamarsi True Crime: Hong Kong, decise di chiudere baracca e baracchini. La posizione ufficiale fu che il lavoro di United Front Games non fosse all'altezza di competere con gli altri open-world presenti sul mercato: in altre parole, non avrebbe incassato abbastanza. Col senno di poi, per quanto visto, c'è da ringraziare Square Enix per il "rischio" corso nel recuperare questo progetto. Di seguito cercheremo di capire il perché.

Nella demo a noi mostrataci da Square Enix in occasione dell'anteprima italiana del titolo in questione, abbiamo avuto modo di assistere ad alcune fasi piuttosto interessanti. Data la natura del gioco, chiaramente, non possiamo trarre chissà quali conclusioni, ma in linea di massima ci pare che quella di Activision sia stata una mossa non del tutto esatta. Sleeping Dogs si inscrive a pieno titolo nel gruppo delle produzioni in stile Grand Theft Auto, serie che per prima ha sdoganato tale impostazione.

Nei panni di Wei Shen, ci sarà dato interpretare un agente sotto copertura che deve infiltrarsi all'interno di una pericolosa organizzazione criminale che ha sede ad Hong Kong. Come è lecito aspettarsi da giochi appartenenti a questo genere, l'ambientazione funge da discriminante fondamentale. Parlando con Square Enix ci è stato manifestato in maniera piuttosto netta questo intento: ricreare un mondo che sia quanto più fedele possibile alla realtà.

In altre parole, dare vita ad una Hong Kong che viva di vita propria, componente in cui sta o cade la resa di un open-world di questo tenore. Per ovvi motivi, la demo che abbiamo a nostra volta testato non ci ha consentito di girovagare come sarà certamente possibile allorquando avremo il prodotto finito tra le mani. Tuttavia il feeling ci pare quello giusto: luci, suoni e colori rimandano a quell'atmosfera che molti di noi conoscono, quantomeno perché assimilata attraverso produzioni filmiche locali.


Altro elemento: le influenze cinematografiche. Su tutti, forse un po' scontata, la menzione di Infernal Affairs, che a dire di Square Enix è stata una delle fonti principali da cui hanno attinto gli sviluppatori. D'altra parte, se pensiamo ad un titolo come GTA IV, la virata verso la settima arte è tangibile, nonché evidentemente gradita dai più. Seppur nell'ambito di un contesto che ci concederà una certa libertà d'azione, quindi, anche la narrazione di Sleeping Dogs pare convergere verso quel punto che avvicina il medium videoludico a quello cinematografico. Se sia un bene o un male, supponiamo lo si scoprirà fra un po' di tempo.

Non pensate che la menzione di GTA IV sia stata casuale. Lungi da noi affermare che quella di Sleeping Dogs sia una sin troppo marcata ispirazione, ma le analogie sono di per sé evidenti. Parlando ancora una volta con Square Enix riguardo al motivo per cui hanno deciso di recuperare un progetto come True Crime: Hong Kong, ci è stato chiarito francamente quanto loro pensano in merito. Se Activision credeva che non ci fossero i presupposti per primeggiare, la compagnia nipponica appare più equilibrata: se è un buon titolo e diverte, perché non dargli una possibilità?

Stando a quanto visto, potrebbero aver avuto ragione. Tra l'altro Sleeping Dogs pare piluccare qua e là anche da titoli il cui accostamento non è poi così immediato. E' questo il caso delle fasi di combattimento corpo a corpo, dove noi abbiamo scorto qualche peculiarità presente già in Yakuza (il quale a suo volta attinge da altre produzioni meno recenti). Combo truculente e mosse spettacolari rappresentano il mix che hanno da offrire tali frangenti.


L'approccio, è bene dirlo, è spiccatamente arcade. E' probabile che questa nostra precisazione appaia superflua, ma tenetene conto nel momento in cui vi troverete a considerarne l'acquisto. L'obbiettivo principe è quello di divertire, rendendo quindi il gioco quanto più fruibile. Il sistema di guida è abbastanza indicativo a riguardo, nonostante le solite differenze a seconda del veicolo: pilotare una moto anziché un automobile, piuttosto che un camion da rimorchio, generano ognuno una sensazione di guida differente.

Dato che a noi è stato dato di appurare la fase iniziale e quella in prossimità della fine del gioco (sia su PlayStation 3 che su Xbox 360, senza rilevare particolari differenze), siamo in grado di evincere pure la struttura in termini di progressione della trama. Al solito, si partirà dai gradini più bassi per poi approdare al top. E più saliremo, più coloro che ci vorranno mettere i bastoni tra le ruote si faranno pericolosi. Ma a tale rischio corrispondo tutta una serie di elementi che cercano in qualche modo di compensarlo. Veicoli, auto ed capi d'abbigliamento più lussuosi, così come una disponibilità di armi consequenzialmente maggiore.

In termini meramente tecnici, al di là di quello che sembra un immane lavoro di trasferimento virtuale di una cospicua fetta di città, graficamente il gioco tiene botta in confronto a certe produzioni odierne. Certo, è inevitabile avvertire un netto calo di frame-rate in svariate situazioni, ma poiché la versione da noi provata era ben lungi dal potersi dire finale, ci concediamo il beneficio del dubbio. A livello puramente visivo, comunque, l'impatto c'è eccome. Alla lunga, a nostro parere, proprio la scelta di ambientare il gioco ad Hong-Kong potrebbe fare la differenza. La cura risposta nel ricreare quel contesto è già notevole: a tratti sembra davvero di girare per le strade della città asiatica, meglio di come sia possibile fare con Google Maps o chi per esso.


Insomma, nonostante non saremmo pronti a scommettere che questo Sleeping Dogs sarà in grado di imporre qualsivoglia nuovo standard, ciò che ci siamo trovati tra le mani è già piuttosto soddisfacente. Chi si aspettasse un semplice "more of the same" (come direbbero gli anglofoni) potrebbe ricredersi. Vero è che United Front Games cerchi si mescolare alcuni tra gli elementi di maggior successo in giochi dello stesso genere, ma lo fa riuscendo ad imprimere una specifica identità al proprio lavoro. Peraltro bisogna riconoscere agli sviluppatori canadesi di essere i primi a tentare in una città "orientale" (le virgolette sono d'obbligo, dato che Hong Kong è fra le più occidentali dell'intera Asia) ciò che Rockstar Games è riuscita da tempo a fare rimanendo negli States.

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