Call of Duty: Black Ops - la recensione

Call of Duty: Black Ops - la recensione

Raggiunto, con Modern Warfare 2, il massimo risultato commerciale con il minimo sforzo “innovativo”, Activision ha chiesto espressamente a Treyarch di rallegrare il Natale e, successivamente, il 2011 videoludico degli amanti degli sparatutto in prima persona ridando slancio alla saga di Call of Duty con Black Ops, cercando al contempo di far dimenticare al più presto la ben nota emorraggia di sviluppatori che ha animato in questi ultimi mesi la sussidiaria californiana di Infinity Ward e che ha contribuito, tra le altre cose, a destabilizzare un ambiente già di per sè elettrico per la rinnovata sfida lanciata a distanza dai concorrenti di Electronic Arts con il loro Medal of Honor.

Senza però addentrarci in futili analisi economiche sulle cause e sulle possibili conseguenze che un tale terremoto potrebbe avere in futuro sulla serie di Call of Duty, torniamo ad occuparci degli aspetti squisitamente “ludici” di Black Ops e, prima di offrirvene una recensione dettagliata, ci limitiamo a sottolineare che per un curioso e simpatico gioco delle parti, mentre gli sviluppatori di Danger Close e DICE hanno deciso di attualizzare il loro titolo slegandolo per la prima volta dalla riproposizione storica delle battaglie simbolo della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, con la loro ultima creatura videoludica i ragazzi di Treyarch hanno preferito proiettarci a decenni di distanza dalle ambientazioni conosciute con i due precedenti episodi di Modern Warfare. Con che risultati? Scopriamolo insieme sviscerandone la versione per PC e console ad alta definizione.

LA GUERRA FREDDA… BRUCIA!

Come i fili invisibili di una gigantesca tela di ragno, la trama di Call of Duty: Black Ops intreccia eventi lontani nel tempo e nello spazio per dare forma al dinamico e verosimile costrutto narrativo di un manipolo di soldati sotto copertura che, addestrati ad agire nell’ombra, con le loro azioni avrebbero condizionato pesantemente la storia e gli assetti geo-politici mondiali durante la seconda metà dello scorso secolo, definita impropriamente “Guerra Fredda” perchè combattuta dalle superpotenze non con azioni belliche dirette e dichiarate ma tramite l’appoggio “occulto” ad organizzazioni e governi satellite (sia esso economico o, come in questo caso, attraverso l’invio di truppe disposte a compiere missioni ad altissimo rischio).

A metà strada tra il pathos scenico delle precedenti iterazioni della saga e la teatralità multisfaccettata dei migliori thriller cinematografici, l’esperienza di gioco offerta dalla campagna in singolo di Black Ops, pur rimanendo nel recinto tracciato negli anni passati dai due Modern Warfare di Infinity Ward e da World at War degli stessi Treyarch, cambia completamente prospettiva per dipanarsi attraverso una sequela ininterrotta di flashback che riportano il povero soldato inchiodato sulla sedia elettrica (lo stesso immortalato nel menù principale) a ripercorrere forzatamente le tumultuose azioni portate avanti da lui e, in un secondo momento, dai suoi compagni di sventura.

Grazie a questo meraviglioso espediente, la particolareggiata esperienza videoludica offerta dal singleplayer della serie di Call of Duty trova in Black Ops il suo rappresentante più crudo ed oscuro, merito sia del ritmo forsennato e martellante degli scontri a fuoco (o all’arma bianca, nelle fasi di infiltrazione pura), sia naturalmente dell’eterogeneità dei compiti richiestici dai nostri misteriosi superiori, rivissuti traumaticamente nella memoria dell’altrettanto ignoto prigioniero protagonista ma anche da chi, joypad o mouse alla mano, non riesce ad avere un attimo di respiro (specie cimentandosi al livello di difficoltà più elevato).

Call of Duty: Black Ops - galleria immagini

SE VUOI LA PACE, PREPARA LA GUERRA

Pur senza staccarsi dalle granitiche meccaniche di gioco offerte in passato a chi ha acquistato uno dei precedenti capitoli dello sparatutto in prima persona più importante di Activision, e quindi senza offrire il seppur minimo barlume di speranza a chi aspetta con ansia uno slancio di originalità ben più marcato, il variegato caleidoscopio di missioni dateci in pasto da Treyarch con la componente in singolo di Black Ops anticipa il rinnovato impianto multigiocatore (di cui ci occuperemo con parsimonia nel prossimo capitolo di questa recensione) e getta le basi per quello che ci verrà proposto negli anni a venire dalla multinazionale videoludica a stelle e strisce.

La prima e, forse, la più importante di queste novità ha a che fare con il delicato lavoro di ottimizzazione compiuto dagli sviluppatori per limare le spigolosità e le incongruenze del sistema di gestione delle armi impugnabili dal nostro eroe virtuale: nelle missioni in singolo così come nelle partite multiplayer, infatti, non potremo più equipaggiare due armi primarie (con l’unica eccezione costituita dalle pistole mitragliatrici che, come suggerito dal loro nome occupano lo stesso spazio di una pistola), e saremo quindi obbligati a scegliere con parsimonia l’arma da impugnare in base all’ambiente da esplorare e alla tipologia di missione da portare a termine (con tutte le conseguenze del caso che potete facilmente immaginare in termini di tempo speso per raggiungere l’obiettivo preposto o di uccisioni nemiche nelle sessioni online).

Altro aspetto che merita certamente di essere approfondito è quello riguardante la bontà dei livelli propostici: evitando di citarvi missione per missione le aree visitabili per non rovinarvi in alcun modo il piacere della scoperta, ci limitiamo a lodare l’incredibile lavoro compiuto da Treyarch per variegare l’esperienza di gioco in funzione dell’azione da intraprendere (sia essa la rocambolesca evasione da un campo di prigionia sovietico o la difesa aerea a bordo di un SR-71 Blackbird delle truppe amiche sottostanti) e del periodo storico preso in esame (dalla guerra in Vietnam alla crisi di Cuba dei primi anni ’60). È forse grazie a questa squisita eterogeneità tra le varie missioni affidateci, che la campagna singleplayer di Black Ops riesce ad essere squisitamente rigiocabile e moderatamente longeva (dalle 6 alle 8 ore per arrivare ad ammirare i titoli di coda al livello di difficoltà “Veterano”).

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MULTIPLAYER

Se il corpo singleplayer di Black Ops rimane grossomodo identico (nella rappresentazione e nella frenesia martellante delle battaglie) a quello osservato negli anni passati con i precedenti capitoli della serie, l’anima multigiocatore dell’ultima creatura videoludica di Treyarch si stacca prepotentemente dal passato per svecchiarsi attraverso una rimodulazione totale delle opzioni proposte e, in egual misura, del sistema di crescita e personalizzazione del proprio alter-ego. Il numero di novità introdotte è davvero incalcolabile, prova ne sia il senso di confusione e smarrimento iniziale a cui andrà incontro anche il giocatore più esperto all’interno del menù contestuale del multiplayer competitivo, a cominciare dalla nuova gestione del proprio personaggio.

Nonostante il sistema di punteggio deputato alla crescita per gradi militari sia rimasto praticamente inalterato rispetto a quello conosciuto dai tempi di Call of Duty 4, i saggi sviluppatori della sussidiaria americana di Activision hanno deciso di arricchirlo in profondità aggiungendo in parallelo i “punti COD”, grazie ai quali potremo acquistare accessori per le nostre armi, killstreak e perk in piena libertà, senza quindi passare quindi per il tedioso raggiungimento di gradi o, peggio ancora, di Sfide specifiche (queste ultime non sono state abolite ma semplicemente riviste in Contratti, ossia in obiettivi a tempo da acquistare a propria discrezione e da portare a compimento per ricevere una piccola ricompensa in denaro ed esperienza)

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Sempre legate all’introduzione dei punti COD troviamo altre due grandi novità relative al multiplayer di Black Ops, vale a dire le gare a Scommessa e la customizzazione estetica del soldato che andremo ad impersonare nei campi di battaglia allestiti in Rete da Activision. Come suggerisce il nome, in modalità “Scommessa” possiamo puntare una quantità variabile di punti COD sulla nostra vittoria, o comunque su un nostro piazzamento tra le prime posizioni, in battaglie multiplayer dal taglio squisitamente arcade: se nelle partite “One in the Chamber” tutti i giocatori possono disporre solo di tre rigenerazioni, del coltello e di una pistola caricata con un singolo proiettile e in “Sticks and Stones” le uniche armi equipaggiate sono il coltello, una balestra e dei tomahawk, in “Gun Game” tutti i partecipanti iniziano la partita con una pistola migliorando istantaneamente il proprio equipaggiamento in base alla serie di uccisioni, fino ad arrivare alle partite “Sharpshooter” in cui il set di armi è identico per tutti e cambia ad intervalli regolari per variare l’azione.

Non meno importante risulta poi essere il ricco ventaglio di opzioni messeci a disposizione per migliorare non solo l’armamentario e i potenziamenti aggiuntivi del nostro personaggio, ma anche il suo aspetto estetico, il colore degli accessori montati dalle sue armi e, soprattutto, la “Carta Giocatore” che lo contraddistingue agli occhi della comunità (quest’ultima, personalizzabile liberamente tramite un infinito set di figure orientabili e ridimensionabili per dare vita praticamente a qualsiasi forma voluta). A ulteriore riprova dell’incredibile sforzo profuso da Treyarch per plasmare una modalità online tutta nuova rispetto a quella delle precedenti iterazioni della saga, troviamo poi una modalità Nazi Zombie completamente rivista per esaltare l’azione cooperativa (sia online a 4 che in split-screen locale a 2) e, soprattutto, quel vastissimo insieme di dati raccolti partita per partita nel menù “Community”, dal quale possiamo condividere immagini o video di gioco e dove possiamo persino raffinare le nostre strategie con delle “heatmap” già apprezzate dagli utenti degli ultimi capitoli next-gen di Halo.

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GRAFICA E SONORO

Tecnicamente parlando, Black Ops fa proprio lo spirito della saga coniugando il ritmo incalzante delle missioni della campagna principale e delle battaglie multigiocatore con la spettacolarità degli aspetti visivi più importanti, dagli effetti particellari nellle sessioni in notturna (compresa l’onirica modalità Nazi Zombie) alla fluidità con cui il motore grafico riesce a gestire ambienti di gioco enormi e decine di utenti a schermo (difficilmente ci si stacca dai 60 frame al secondo). Il tenore artistico dei 16 livelli in singolo e delle mappe online è nettamente sopra la media degli sparatutto analoghi, nonostante qualche piccola incongruenza nella localizzazione dei checkpoint in singleplayer e dei punti di interesse strategico nelle modalità multiplayer ad obiettivi. Assolutamente meritevoli di citazione sono poi i frequenti intermezzi in cinematica, il cui pathos narrativo viene alimentato anche attraverso la splendida scelta delle inquadrature così’ come dalla qualità cinematografica dei volti e delle animazioni che accompagnano le espressioni facciali.

La stessa, identica cura per i dettagli grafici ed estetici di Black Ops la ritroviamo anche in tutto quel che concerne il comparto audio dell’opera: forti del già ottimo lavoro compiuto in tal senso da loro stessi e dagli amici di Infinity Ward con i capitoli precedenti di Call of Duty, i ragazzi di Treyarch hanno mantenuto i loro altissimi standard qualitativi proponendoci una colonna sonora d’impatto ed affidando il doppiaggio del parlato di Black Ops a professionisti indiscussi del settore, ottenendo così un risultato finale di innegabile spessore (minato solo, è bene citarlo, da un fastidioso problema di asincronia con il labiale dei personaggi a schermo).

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COMMENTO FINALE

Nonostante il mare magnum di miglioramenti apportati con Black Ops al già granitico impianto multiplayer dei precedenti episodi in alta definizione di Call of Duty garantisca al titolo una profondità e una bellezza sconvolgente, ciò che però balza immediatamente agli occhi dell’osservatore più attento così come del neofita che s’avvicina per la prima volta a questa saga è il sontuoso lavoro di bilanciamento compiuto con certosina precisione dai ragazzi di Treyarch, ai quali non può che andare il nostro più sentito ringraziamento per aver avuto quel coraggio che altri, al loro posto, non avrebbero assolutamente dimostrato.

Per il prossimo capitolo, quindi, ci attendiamo un ulteriore passo in avanti per rendere meno ridondante la modalità a giocatore singolo rispetto a quella propostaci in questi anni dalle sussidiarie di Activision che hanno avuto in incarico la prosecuzione di questa storica serie videoludica: per adesso, però, tanto vale “accontentarci” di Black Ops che, per i motivi che vi abbiamo esposto in questa recensione, risulta essere il miglior “more of the same” che si sarebbe potuto immaginare.

SECONDA OPINIONE & VERSIONE PC
È innegabile che la versione PC di Call of Duty: Black Ops soffra di qualche problema che, a seconda dei casi, può essere trascurabile o molto fastidioso. Innanzitutto abbiamo provato il gioco nello stesso PC col quale avevamo giocato Modern Warfare 2, constatando un sensibile peggioramento delle prestazioni non giustificato dai miglioramenti grafici, senza dubbio presenti ma non massicci. In ogni caso la grafica della versione PC è nettamente superiore a quella delle controparti console sia dal punto di vista delle texture che degli stessi modelli poligonali di soldati e armi. Il gioco risulta godibile appieno con un E6400 @ 3.ghz, 4GB RAM e una vecchia ATI 4850 overclockata, impostando una risoluzione di 1680×1050 e rinunciando a qualche dettaglio (qualcuno in più rispetto a MW2, appunto).

Il vero fulcro della discussione è comunque la modalità online, croce e delizia di Black Ops. Il sistema di matchmaking va assolutamente snellito e ripulito da parecchi bug, ma Treyarch ha già fatto saper di star lavorando in questo senso. Nel mio caso, la fantomatica lag lamentata da moltissimi utenti PC si è manifestata diverse volte in maniera assolutamente casuale e non riconducibile a una situazione specifica. È stata affiancata da impuntamenti del motore grafico che non sembravano in nessun modo legati a una potenza hardware non sufficiente. È innegabile che il problema ci sia e risulti parecchio fastidioso. Ho potuto notare anche che in alcune modalità il sistema di respawn, di tanto in tanto, impazzisce e fa rinascere il personaggio in mezzo ai nemici: una volta per questo scherzetto sono morto quattro volte di fila in pochi secondi.

In linea di massima parliamo però di un gioco solido, che continua a divertire proponendo piccole evoluzioni a una formula collaudata anziché vere e proprie rivoluzioni (che, visti gli incassi degli ultimi capitoli, sarebbero folli). Le nuove mappe sembrano molto varie e interessanti (più vaste rispetto a MW2), così come il notevolissimo sistema di personalizzazione per il personaggio del multiplayer, equipaggiabile con numerosissimi extra acquistabili tramite i “Punti COD” guadagnati sul campo di battaglia. Da segnalare anche una trama degna di nota per la campagna single player. Sperando in tempestive patch che correggano i problemi di cui ancora il gioco soffre, non possiamo che consigliare Black Ops a tutti gli appassionati del genere che non siano troppo stanchi del solito “more of the same”.

David

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Cosa ci piace
Cosa non ci piace
  • Il ritmo serrato della campagna in singolo
  • Multiplayer infinito ed estremamente personalizzabile
  • Artisticamente ineccepibile
  • Le folli e visionarie mappe Nazi Zombie
  • Piccoli problemi nelle animazioni (facciali e non)
  • La violenza e la crudezza estrema del singleplayer
  • Posizionamento illogico di alcuni Checkpoint ed obiettivi online chiave
  • Bug piuttosto macroscopici, soprattutto nella versione PC

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