SoulCalibur V: la recensione

Se volete sapere tutto sul nuovo capito della saga di Soul Calibur, vi invitiamo a leggere la nostra recensione.

SoulCalibur V è finalmente disponibile nei negozi. Dopo una lunga attesa il nuovo capitolo dell’epica saga di cappa e spada Namco Bandai è uscito, permettendoci di vestire ancora una volta i panni di Mitsurugi, Siegfried e di altre anime leggendarie che per anni si sono sfidate in arene di ogni genere.

Questa volta, però, il team Project Soul ha lavorato sodo per cercare di offrire un’esperienza diversa dal solito e, soprattutto, per svecchiare una saga da troppo tempo legata ai soliti volti noti. Proprio per questo motivo la storia è stata ambientata ben 17 anni dopo le vicende narrate in Soul Calibur IV, con conseguenze più che evidenti sulla rosa di lottatori a disposizione del giocatore.

Tutto questo che impatto avrà avuto sul gioco vero e proprio? Il lavoro svolto dai programmatori sarà all’altezza delle aspettative dell’esigente community di appassionati? La nuova strada percorsa avrà dato i frutti sperati? Se volete scoprirlo, continuate a leggere dopo il salto.

Un’occasione sprecata

In effetti la scelta di tagliare gran parte dei personaggi storici di una serie per sostituirli con nuove leve fresche di caratterizzazione è estremamente coraggiosa, ma sfortunatamente i ragazzi del team Project Soul non hanno avuto il cuore di seguire questa strada fino in fondo.

Se è vero, infatti, che di vecchie conoscenze se ne trovano davvero poche, gran parte dei nuovi eroi non sono altro che versioni ridisegnate di combattenti ben noti ai fan della saga. Qualche esempio? Natsu, l’allieva di Taki, usa praticamente le stesse tecniche della maestra, sostituendo solo le capriole e le schivate con dei piccoli teletrasporti illusori. Allo stesso tempo Xiba, una sorta si Son Goku armato di bastone, vanta uno stile che mischia alcune mosse di Kilik e altre di Seong Mi-Na.

A questo si aggiunge l’inspiegabile assenza di alcuni personaggi, i cui stili di lotta non sono nemmeno stati inseriti per essere utilizzati, magari, nell’editor di creazione dei lottatori. Fra i grandi esclusi non possiamo non citare la piccola Talim (che sarebbe potuta benissimo tornare in versione adulta), la gotica Amy e il massiccio Rock.

Le immagini della recensione di SoulCalibur V

La povertà dell’offline

Se c’è una cosa che ha sempre caratterizzato la saga di Soul Calibur, quella era la grande abbondanza di modalità ed elementi da giocare offline in single player. Tra Mission Mode, Cronistorie della Spada e via dicendo, i giocatori hanno sempre avuto modo di passare diverse ore davanti alla console, affrontando scontri con regole bizzarre e seguendo trame ricche e articolate.

Questa volta, sfortunatamente, il team di sviluppo non ha arricchito l’esperienza come avremmo sperato, visto che al di là di una scialba Storia, delle Partite Veloci e della modalità Anime Leggendarie, c’è davvero poco da giocare in SoulCalibur V. La Storia segue le avventure di Patroklos e Pyrrha, figli di Sophitia separati in tenera età dall’intervento della malefica Tira. La trama si sviluppa attraverso una serie di bozzetti preparatori e di alcuni (davvero pochi, per la verità) filmati superbamente realizzati, quasi come se il team non avesse avuto il tempo necessario per completare gli elementi narrativi. La qualità della sceneggiatura non è certo eccelsa, così come la longevità generale (circa tre ore prive di bivi e finali alternativi).

Completata la Storia si sblocca la modalità Anime Leggendarie, una serie di combattimenti con vecchi personaggi della serie caratterizzati da un livello di difficoltà estremamente elevato. Proprio in questi scontri ci si rende immediatamente conto dei grandi passi avanti fatti con l’Intelligenza Artificiale, che pur avendo ancora diversi punti ciechi è in grado di mettere in difficoltà anche i giocatori più navigati.

Le meraviglie dell’editor

Le ultime carte dell’offline sono la modalità Partite Veloci e l’editor dei personaggi, che da un certo punto di vista sono strettamente legate tra loro. Nelle Partite Veloci, infatti, il giocatore è chiamato a scegliere un lottatore per affrontare combattenti sparsi attraverso diverse aree geografiche, tutti realizzati attraverso l’editor del gioco e caratterizzati da Intelligenze Artificiali ben differenziate.

Sotto molti aspetti questa modalità ricorda la Quest di Virtua Fighter 5 e, in pratica, è l’unico elemento in grado a dare un pizzico di longevità in più al single player di SoulCalibur V. Sfidando i vari combattenti proposti è possibile sbloccare un gran numero di titoli da sfoggiare online e, soprattutto, lo stile di Devil Jin (direttamente da Tekken) da usare nell’editor.

Editor che, fortunatamente, riprende quanto di buono era già stato fatto nel capitolo precedente ampliandolo e migliorandolo ulteriormente. Ora, in pratica, è possibile creare personaggi di ogni genere, scegliendo perfino i motivi con cui realizzare le texture dei vestiti o i tatuaggi.


Il punto di forza del gioco

L’elemento più importante di SoulCalibur V, la cui lavorazione ha costretto i programmatori a togliere tempo e attenzione ad altri aspetti del gioco, è sicuramente il gameplay, che fortunatamente si è rivelato essere tornato a livelli interessanti e piacevoli dopo il passo falso fatto con il quarto capitolo.

Rispetto a Soul Calibur III e IV la velocità di gioco è stata aumentata, creando un’interessante via di mezzo tra il secondo episodio della serie e gli ultimi che abbiamo avuto modo di giocare. Questo, unito a una maggior priorità degli attacchi veloci e all’introduzione di una serie di nuove meccaniche, garantisce ritmi più sostenuti a ogni duello, a tutto vantaggio del divertimento e della spettacolarità.

Le novità del gameplay intervengono sia sul fronte dell’attacco che su quello difensivo, reinterpretando le vecchie dinamiche di Soul Calibur in modo da offrire un’esperienza generalmente bilanciata e, soprattutto, in grado di premiare i miglioramenti tecnici dei giocatori che scelgono di impegnarsi e di dedicare tempo al gioco per studiarlo a dovere.

La furia in attacco

Le modifiche relative all’attacco ruotano principalmente attorno all’introduzione di una barra che regola l’uso delle Critical Edge e delle Brave Edge, rispettivamente simili alle Ultra e alle mosse EX di Super Street Fighter IV. In pratica una volta riempito l’apposito indicatore è possibile utilizzare tecniche particolarmente utili e dannose da inserire nel mezzo delle proprie combo.

Per essere utilizzate le Brave Edge richiedono il consumo di parte dell’apposita barra e, a seconda del personaggio e della mossa sfruttata, garantiscono benefici differenti, che vanno da un sensibile aumento del danno alla presenza di effetti secondari come alcuni frame di invincibilità, una maggior velocità di esecuzione e via dicendo.

Le Critical Edge, invece, sono tecniche particolarmente dannose che possono essere facilmente inserite in combo dopo aver lanciato in aria l’avversario o, con maggior frequenza, dopo una schivata eseguita con successo. Queste tecniche possono essere scatenate eseguendo con lo stick due quarti di giro in avanti e premendo i tre tasti di attacco (orizzontale, verticale e calcio). Imparare a sfruttare (o ad evitare) queste tecniche è particolarmente importante ai fini della vittoria.


The wall

Le modifiche più importanti del sistema di combattimento di SoulCalibur V, tuttavia, riguardano la difesa, visto che tra i Quick Step, la nuova versione dei Guard Impact e la Just Guard c’è abbastanza carne al fuoco per ogni genere di giocatore. Il Quick Step, come suggerisce il nome stesso, non è altro che una versione velocizzata della schivata laterale, eseguibile premendo due volte lo stick verso l’alto o verso il basso per evitare gli attacchi verticali e gli affondi.

La vecchia dinamica del Guard Impact è stata profondamente modificata e, rispetto al passato, è ora legata al consumo di una parte della barra dei Critical Edge. A differenza di quanto accadeva nei vecchi episodi della serie, questa volta l’esecuzione del Guard Impact richiede di portare lo stick indietro e di premere i tre tasti di attacco, ottenendo in cambio la possibilità di respingere un qualsiasi attacco, alto o basso, con un’unica mossa.

I giocatori più abili, tuttavia, impareranno al più presto ad affidarsi alla tecnica della Just Guard. Premendo il tasto della parata poco prima che il colpo portato dall’avversario vada a segno e rilasciandolo dopo pochi istanti, si assorbe completamente il danno, annullando qualsiasi tipo di svantaggio in termini di frame e ottenendo una ghiotta opportunità per contrattaccare (con la giusta manualità è possibile rispondere perfino con le Critical Edge). A differenza del Guard Impact, in questo caso è necessario inserire comandi distinti per i colpi alti o bassi, ma considerando che l’esecuzione della Just Guard non consuma la barra dei Critical Edge, ma al contrario contribuisce a riempirla, i vantaggi del suo utilizzo sono palesi.

Commento finale

Vale la pena di acquistare SoulCalibur V, quindi? Sotto molti punti di vista è impossibile non rimanere delusi di fronte ad alcune scelte dei programmatori (come quella di inserire all’interno della rosa ben tre personaggi mimic, che imitano gli stili degli altri lottatori), ma se questo è servito a permettere al team di lavorare con calma al gameplay, è un sacrificio che può esser fatto con un timido sorriso. In sostanza ci troviamo di fronte a un nuovo inizio per la serie, che oltretutto offre un’esperienza online decisamente riuscita. Dategli una possibilità e ve ne innamorerete.

Cosa ci piace

Cosa non ci piace

  • Ottimo sistema di combattimento
  • Nuovi personaggi ben realizzati
  • Buona gestione dell’online
  • Tre personaggi mimic
  • Modalità offline povere
  • Bilanciamento non perfetto

Le immagini della recensione di SoulCalibur V

Le immagini della recensione di SoulCalibur V
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