Che Ammaniti fosse un nerd, lo sapevamo. Dimostrazione lo era questo riuscito pezzo di Tiziano Scarpa (vero NGJ prima dell’invenzione dello stesso). Però tutto mi aspettavo tranne di trovarmelo sulla prima pagina di cultura di Repubblica, intervistato da Loredana Lipperini sul suo rapporto con i videogames. Ora, a parte il primato (che io sappia è la prima volta che i videogames entrano nelle pagine di cultura di un giornale italiano) c’è da segnalare il fatto che Ammaniti parli in maniera non banale dei videogiochi stessi. Questo è magnifico, e si spera che non resti caso isolato.
La verità, è che al momento caso isolato lo è per davvero: altrove si
scrivono saggi, si
raccontano storie, insomma, si ragiona sulla forma e sul contenuto dei videogiochi. In Italia, a parte qualche timido tentativo di
saggistica specializzata e a
un romanzo, i videogames sono rimasti esiliati dalla carta stampata a causa di snobismo e idiozia.
La strada da fare è ancora lunga: il giornalismo specializzato deve crescere, i suoi lettori pure (e non parlo certo di età anagrafica); l’industria deve lasciare spazi di manovra agli sviluppatori (è materia di discussione in questi giorni la proposta di una
carta dei diritti degli sviluppatori). D’altro canto gli intellettuali italiani DEVONO rendersi conto che nonostante molti limiti questo è un periodo di fermento culturale: lo dimostrano le
riflessioni presenti in giochi come Max Payne e Metal Gear Solid, così come le complesse analisi del gioco che arrivano dall’America (
Terranova e
Ludologist - giusto per dirne due) o da riviste pioniere come EDGE e il suo omologo italiano, Videogiochi.
*Il titolo non c’entra niente, ma non me ne veniva uno decente. Volevo un titolo breve e incisivo che sottolineasse una cosa di cui sono convinto, e cioè che non possiamo non vincere questa battaglia. Alla fine ho deciso per questa vecchia surreale frase cult, mi sembrava appropriata.
x-guru
25 nov 2005 - 10:44 - #1io personalmente ritengo che il videogioco possa essere considerata una forma d’arte.
certo esistono giochi molto commerciali (ma anche nel cinema non mancano certi i vari “american pie”) ma anche giochi innovativi con un notevole lavoro creativo/intellettuale.
Vediamo se tra 20 anni a che punto saremo con questo discorso.
p.s. l’articolo su ammaniti è bello, peccato che il titolo dato all’articolo stesso fosse fuorviante…
Fantasma
25 nov 2005 - 13:19 - #2ehm ehm ….
Autore :Francesco Carlà
titolo: Space Invaders - la vera storia dei videogames
case editrice: CASTELVECCHI
Seconda edizione del ‘96!
:P
patrick
25 nov 2005 - 20:45 - #3sì il titolo è fuorviante. ma è comprensibile. e in effetti quello sulla dipendenza è il punto più forte dell’intervista. logico che un giornale avrebbe titolato su quello. anche perché non puoi titolare “i videogame sono narrazioni”… intendo che capisco anche se non mi piace…
comunque concordo su tutto. è più o meno quello che ho scritto anche io sul mio blog…
non sapevo del libro di Carlà… lo andrò a cercare per dargli un’occhiata.
ciao
Fantasma
25 nov 2005 - 21:58 - #4molto molto bello …eheh non è pubblicità!
;-)
patrick
25 nov 2005 - 23:29 - #5devo dire che non mi sono mai riuscito a fare un’idea su carlà… che ricordo come mr.simulmondo prima che come aspirante guru della new economy.
andrò a vedere anche perché la letteratura sui videogames è scarsa. e lui sicuramente qualcosa sull’argomento sa.
orizzonti
26 nov 2005 - 21:29 - #6videogiochi? Oggi ho letto un’interessante intervista a Nicolò Ammaniti su Repubblica, richiamata in prima pagina con un titolo strillato “Io, schiavo del videogioco”. In realtà nell’intervista non si parla solo di dipendenza, ma di videog…